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La Fabbrica di Cioccolato

di: Tim Burton

tratto da un romanzo di: Roald Dahl

con:

Johnny Depp

Freddie Highmore

Helena Bonham Carter

Christopher Lee

musiche di: Danny Elfman

Sito ufficiale

 

Divertente, spettacolare, grottesco, gotico, spassoso, profondo. Tutti aggettivi coi quali si può definire l’ultima fatica di Tim Burton, rivisitazione in chiave moderna di quel libro per bambini (ma non solo) che già nel 1971 aveva visto un allegro Gene Wilder nei panni del cioccolataio Willy Wonka sul grande schermo.

‘Stavolta nei panni dell’eccentrico maestro della cioccolata c’è Johnny Depp, e se ne vedono di tutti i colori, letteralmente.

Come la pellicola inizia si è investiti dalle suggestive musiche di Danny Elfman, il compositore "personale" di Tim Burton (col quale ha già lavorato a moltissimi film, da Batman al Pianeta delle Scimmie, da Beetlejuice a Ed Wood), e da un vorticare di immagini suggestive e molto giocose, che ci guidano attraverso le diverse fasi della creazione delle tavolette di cioccolato protagoniste indiscusse di questo film.

Willy Wonka annuncerà in seguito di aver messo in 5 tavolette un biglietto d’oro che permetterà a solo 5 fortunati bambini di visitare la sua mitica fabbrica, dove si è relegato volutamente anni prima per impedire che i suoi segreti venissero trafugati. Destino vuole che sia Charlie, un povero bambino della città dove si trova lo stabilimento, a trovare uno dei fortunati biglietti.

E da lì in poi inizia l’avventura.

Dopo La Maledizione della Prima Luna, e Neverland, Johnny Depp torna a deliziarci con una sua personalissima interpretazione, azzeccata e sempre "sopra le righe", come è giusto che sia. Costruisce, sotto la sapiente guida di Burton, un personaggio uguale e contrario a quell’Edward Mani di Forbice che aveva commosso negli anni ’80 e che aveva suggellato un rapporto unico tra attore e regista che dura tutt’ora.

Bravi anche il giovane Freddie Highmore (anche lui già protagonista di Neverland) e Helena Bonham Carter (moglie di Tim Burton).

Con alcune aggiunte rispetto al romanzo da cui è tratto, e un finale un po’ fuori tema ma che chiude il cerchio aperto durante la pellicola con alcuni flashback dell’infanzia di Willy (del tutto assenti nel libro di Roald Dahl) e che coinvolgono anche il padre dentista (un austero Christopher Lee) il film si rivela piano piano come un puzzle psichedelico di visioni e scherzi, suoni e canzoni.

E poi ci sono gli Hoompa Loompa…

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