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V for Vendetta

 

"Remember, remember, the fifth of november…"

Graphic novel By Alan Moore & David Lloyd

Film by the Wachowsky Brothers and James McTeigue.

Official Site

Alan Moore è, si sa, uno dei massimi esponenti del comic moderno.
Insieme a Frank Miller, Neil Gaiman e pochi altri ha ereditato il compito di rivoluzionare ciò che gente come Will Eisner aveva creato una (anche due) generazione prima.
Leader indiscusso di quella che è stata definita la british invasion, e autore di capolavori come Watchmen, From Hell e Swamp Thing, è oggi molto discusso.
C’è chi lo adora a prescindere, c’è chi lo ritiene sopravvalutato.
Personalmente lo ritengo un ottimo autore di fumetti, in grado di scrivere opere che sinceramente mi hanno lasciato a bocca aperta più di una volta.
Una di queste è proprio V for Vendetta, edito in originale da VERTIGO e in Italia prima da Magic Press e ora in versione economica da Rizzoli.
Una storia che riprende il 1984 di Orwell, il Fahrenheit di Bradbury e ne fa una sorta di manifesto contro il governo della Tatcher degli anni ’80.
Un eroe con la maschera di Guy Fawkes (che nel 1605 aveva progettato di distruggere il Parlamento inglese durante la cosiddetta Congiura delle Polveri) che si ribella ad un regime totalitario utilizzando il terrore come unica arma a sua disposizione.
Una tematica molto attuale, da trattare con le pinze e con ponderazione.
Cosa che i fratelli Wachowsky (autori della sceneggiatura) e James McTeigue (regista) non hanno saputo fare, a mio avviso, nonostante l’indubbia qualità del film, che si trasforma però in un neanche tanto velato attacco agli Stati Uniti e al governo di Bush.
E non è questione di essere d’accordo o meno con le tesi esposte, quanto con l’idea di aver manipolato un’opera per farne un qualcosa di diverso.
Se nel fumetto tutto ha un senso logico impeccabile, e le azioni acquistano un valore unico ed essenziale, nel film c’è una ridondanza di fondo che ne annulla l’unicità e quindi le svaluta (es.: la bimba con gli occhiali), fino a giungere ad un finale esageratamente "buonista", che nel graphic novel non c’è. Ma rimangono quasi tutte le citazioni culturali, musicali e storiche, e ne vengono aggiunte altre (Matrix in più di un passaggio, che strano…) di più moderne.

Operazione tutto sommato riuscita, con modifiche alla storia ben architettate e che evitano quindi di annoiare lo spettatore che conosce a memoria il fumetto e che rendono il tutto fruibile nonostante il diverso medium impegnato, complici anche le convincenti interpretazioni di Natalie Portman e Hugo Weaving.
Dopo La Leggenda degli Uomini Straordinari e La Vera Storia di Jack lo Squartatore (che titoli orribili! perchè non mantenere gli originali?), finalmente una buona trasposizione cinematografica di un’opera di Moore che va però presa per quello che è: "una bugia usata per raccontare la verità".
Peccato che visti i precedenti l’autore abbia espresso il desiderio di NON comparire nei credits dei film tratti da sue opere, dove si legge infatti "Based upon the DC/VERTIGO grahic novel illustrated by David Lloyd".

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Discussione

4 pensieri su “V for Vendetta

  1. Complimenti per il post. Sono pienamente d’accordo.
    Specialmente quando scrivi: “nel fumetto tutto ha un senso logico impeccabile, e le azioni acquistano un valore unico ed essenziale, nel film c’è una ridondanza di fondo che ne annulla l’unicità e quindi le svaluta”.

    Pubblicato da Porcupina | 29 marzo 2006, 11:38
  2. Pubblicato da CRiSTReGA | 29 marzo 2006, 19:49
  3. ??

    Pubblicato da Kalyth | 30 marzo 2006, 09:33
  4. Il film non mi è dispiaciuto ma il fumetto…CHE CAPOLAVORO E’??? Spettacolare Moore!

    Pubblicato da Arkadius | 1 aprile 2006, 17:38

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