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Philip K. Dick, Senza categoria

A SCANNER DARKLY – Un Oscuro Scrutare

di Richard Linklater
con
Keanu Reeves
Wynona Rider
Woody Harrelson
Robert Downey Jr.

Sito ufficiale

Considerato da molti uno dei capolavori all’interno dell’opera omnia di Philip K. Dick, il romanzo (datato 1977) da cui è stato tratto il film di Richard Linklater (School of Rock) è diventato un vero e proprio cult.
E le aspettative per la pellicola (uscita quest’estate negli USA e solo di recente in Italia) non erano da meno.
La particolarissima tecnica utiilizzata che vede recitazione di attori in carne ed ossa affiancata da un effetto simil cell-shading (spesso usato nei videogiochi) che rende tutto una specie di film d’animazione, la trama piuttosto contorta e quel “retrogusto” alla Trainspotting che rende il tutto un trip vero e proprio lasciano però molto spazio alle perplessità.
Premettendo che non sono riuscito a leggere il libro in tempo per vedere il film (che è rimasto nelle sale davvero troppo poco a mio avviso) e che quindi non posso fare un confronto diretto su TUTTO, ma solo sulle (poche in verità) parti che ho avuto modo di leggere, devo dire che il film effettivamente non è proprio un capolavoro.

 

 

Nel film, a sette anni da oggi la popolazione del mondo farà regolarmente uso di droghe più o meno pesanti. Dalla semplice canna alla cocaina, fino all’ultimo ritrovato, “M” (per Morte) saranno tutte un elemento scontato nella vita della gente, nonostante l’assoluta intolleranza delle autorità.
Robert Arctor è un agente infiltrato che vive insieme ad altri tossicodipendenti/amici per risalire alla fonte primaria distributrice di sostanza M.

 

 

È ripreso 24 ore su 24, e spia se’ stesso, sospettato dalle autorità per le quali lavora (ma che non lo riconoscono, vista l’assodata pratica di indossare una tuta disindividuante che ne cela l’identità anche ai suoi colleghi (per i quali si chiama semplicemente “Fred”).
L’uso massiccio di M, le paranoie derivanti e l’alienante sistema in cui si trova coinvolto rischiano di far vacillare tutte le sue convinzioni e trascinare la sua esistenza nel baratro.

 

 

E da qui in poi, purtroppo, non c’è molto di più!
Questa è forse la grossa pecca di questo film.
Vuoi per la discontinuità dei dialoghi dovuta alla perenne “fattanza” dei personaggi, vuoi per gli intricati e  ingannevoli intrecci e le paranoie instillate nei protagonisti (e nello spettatore, ma solo fino a un certo punto), vuoi per la mancanza di un vero e proprio fine e di una vera e propria fine, non si può non rimanere leggermente delusi dall’esito finale.

 

 

Non si capisce se Dick quando ha scritto questa storia fosse totalmente sotto effetto di qualche stupefacente (e non sarebbe stata la prima volta che un suo romanzo fu scritto in questo stato, vedi Occhio nel Cielo) oppure talmente lucido da avere chiaro fin dall’inizio ogni minimo dettaglio e trovata nella seppur povera trama. Purtroppo dalla visione del film, che vuole sicuramente essere un omaggio all’autore (si conclude perfino con una dedica che Dick stesso pubblica alla fine del romanzo) la prima delle due ipotesi sembra la più plausibile.

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