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Ghost in the Shell – Stand Alone Complex: Solid State Society

Con le due stagioni di Stand Alone Complex, anche Ghost in the Shell è stato trasformato in una "macchina mangia-soldi" in grado di attirare sempre e comunque i fan della serie nata dalla mente di Masamune Shirow.
Fortunatamente però, QUASI tutto quello che viene prodotto con il marchio GITS è davvero ben curato e coerente, ed accontenta i fan pressappoco all'unanimità.
Dopo i due primi lungometraggi a cura di Mamoru Oshii (capolavori), è Kenji Kamiyama, già regista delle serie TV, ad occuparsi della regia di questo terzo film, che si colloca temporalmente DOPO tutto ciò che è stato narrato finora.
Ma forse occorre fare un po' di ordine: sia nella serie TV che in questo film non si parla mai degli avvenimenti narrati in Ghost in the Shell e Innocence, anche se in Solid State Society Togusa è diventato il capo della Sezione 9, dato che due anni prima il maggiore Motoko Kusanagi ha lasciato la squadra.
Essendo
Solid State Society ambientato nel 2034 e Innocence nel 2032 potrebbe essere preso proprio come un seguito ufficiale, ma l'abbandono dell'eroina cyborg avviene in realtà nel 2029, anno in cui è ambientato il primo GITS.
Un'altra teoria potrebbe essere quella che le prime due stagion della serie soppiantino i due film in un "universo parallelo" in cui le vicende dei due film non hanno mai avuto luogo e questo film ne sia una specie di "riassunto".
Infatti i temi trattati in questo lungometraggio sono particolarmente vicini a quelli di entrambi i film. Basti pensare che c'è una misteriosa entità che si fa chiamare Marionettista (il "nemico" del primo GITS di Mamoru Oshii) e che nel caso è implicato il rapimento di bambini (come in Innocence) per rimanere un po' delusi dalla scelta narrativa.


Non solo le idee sono simili, ma ci sono più e più citazioni troppo evidenti per non rischiare di essere scambiate per ripetizioni: il salto nel vuoto di Motoko, il combattimento con il blindato in cui apre il portellone a mani nude, il dialogo telepatico con il Marionettista alla fine o la stessa scena conclusiva sono solo alcuni esempi.

Ciò non toglie che il film scorra davvero meravigliosamente, senza le lentezze riflessive dei primi due film, ma con più intrigo politico, azione e ritmo, senza risultare banale e superficiale.
Grazie alle due serie TV infatti abbiamo imparato a conoscere davvero meglio tutti i componenti della Sezione 9, e vederli di nuovo all'opera dopo il caso dell'Uomo che ride (S.A.C. 1st GIG) e degli Undici Individuali (S.A.C 2nd Gig) non può che far piacere.
Dopo il caso degli Undici Individuali e la risoluzione della crisi di immigrazione asiatica in Giappone, la Sezione 9 continua, con l'appoggio del Primo Ministro, a svolgere il suo lavoro. Dei misteriosi casi di suicidio porterà Bateau e Togusa al ritrovamento di alcuni bambini rapiti e senza memoria.
Questo li avvicinerà alla figura del Marionettista, un nemico invisibile, che gioca con le menti dei suoi bersagli e sta preparando un piano onorevole ma fuori legge.
L'assenza di Motoko è avvertita pesantemente dalla squadra, che senza la sua guida si sente quasi impotente nonostante tutti i successi.

Solid State Society conferma la netta superiorità del media televisivo rispetto alla carta stampata di narrare le vicende della Sezione 9.
Se infatti i manga di Masamune Shirow risultano spesso caotici sia visivamente che a livello di trama (soprattutto Man-Machine Interface, il secondo volume), la scrematura fatta nella creazione di GITS e Innocence li rende meno grevi e più comprensibili, mentre Stand Alone Complex (sia le serie che questo film) prendono solo le idee di base come spunto, e risultano narrati meglio.
Tecnicamente siamo di fronte alla qualità delle due stagioni televisive, quindi meno "maestosità" rispetto ai film di Oshii (prendendo come picco la sfilata di carri di Innocence tutta in computer grafica) ma forse più coinvolgimento e meno freddezza.
Unico vero punto di collegamento tra questa produzione e il resto è Yoko Kanno, autrice ufficiale delle musiche di Ghost in the Shell.
La storia si dipana in maniera ottima, senza momenti noiosi o pesanti, e la mancanza di un netto confine tra bene e male non solo è avvertito dai suoi protagonisti, ma anche e soprattutto dallo spettatore.
In un futuro in cui la società ha delle regole e dei meccanismi marci e ingiusti, trovarsi nei panni dei buoni che devono far rispettare la legge a volte può mettere davvero a dura prova la volontà e lo spirito, come succede spesso a Motoko e compagnia.

Se si sorvola sulle idee non proprio originali dietro al fulcro della vicenda, SSS può essere considerato un ottimo film.
Meno autocelebrativo e pomposo o introspettivo dei primi due lungometraggi, ma più divertente ed emozionante.

PS: il film non è ancora uscito in Italia, anche se PANINI dovrebbe avere già i diritti per la sua distribuzione, quindi la recensione si basa sulla visione della versione JAP con sottotitoli.

IL TRAILER

 

 


 

IN RETE:
Solid State Society su wikipedia
Solid State Society su IMDB
Una rece (con spoiler)

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