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letteratura, percorsi, sci-fi

Percorsi III – Il migliore dei mondi possibili

Era proprio impossibile non citare il Candido di Voltaire per intitolare una retrospettiva come quella che vi propongo di seguito: i tre romanzi qui sotto infatti sono i più celebri esempi di distopie prodotte da altrettante geniali menti nel corso del 1900.

Tre visioni con molti punti in comune, pessimistiche e metaforicamente reali, presenti e crudelmente moderne. Storie tristi e demoralizzanti ma caratterizzate da una visionarietà e una capacità evocativa impareggiabili che li ha elevati a veri e propri classici della letteratura piuttosto che semplici romanzi di fantascienza.

 Il Mondo Nuovo

Aldous Huxley, 1932

Comunità, Identità, Stabilità. Questi sono i tre principi sui quali si basa il mondo futuro della visione di Aldous Huxley. Una società in cui nulla può essere imprevisto, dove tutto viene gestito automaticamente da un sistema di pensiero uniforme, di pace generata dal condizionamento mentale dei suoi componenti, che non conoscono scontentezza, non conoscono dolore, ne’ sofferenza, nemmeno di fronte alla morte. Ma tutto ciò a discapito di cosa? Desideri, sorprese, sfide o conquiste. Tecnologia ed eugenetica, progresso scientifico e pace sono le chiavi che guidano le mani degli uomini, che però non possono fare a meno di droghe che inebetiscono, sesso facile, sicurezza di un posto di lavoro predeterminato. Ed è in questo panorama asettico, freddo e alienante che si muove Bernardo Marx, un “diverso”, che brama corteggiare una donna prima di ottenere l’agognato frutto del desiderio, un uomo che desidera provare l’emozione derivante dall’incertezza, che vorrebbe meritarsi quello che ha, per non darlo per scontato. E se all’inizio è lui “lo strano”, un viaggio insieme alla donna di cui è invaghito lo porterà a  fare una scoperta incredibile in grado di destabilizzare la società, oltre al suo mondo personale.

Huxley ci dipinge il suo Brave new world tramite gli occhi di un personaggio scomodo, l’unico che possa fare da mediatore per un lettore moderno, che risulterebbe assolutamente fuori luogo e verrebbe allontanato o additato come pazzo o malato. Fin dalle prime pagine ci si accorge di essere in un incubo spacciato da sogno perfetto che nemmeno qualcosa di primitivo e ancestrale può scalfire, ed è genialmente commovente la scelta dell’autore di contrapporre al totalitarismo e all’oppressione del pensiero l’opera di William Shakespeare, in cui nulla è prefissato, ma tutto è passione e desiderio.

1984

George Orwell, 1948

L’ignoranza è forza, la libertà è schiavitù, la guerra è pace. Come per il capolavoro di Huxley (già insegnante di Orwell), chiara ispirazione per questo romanzo, anche il mondo di 1984 si basa su tre dogmi. In un mondo diviso in grandi nazioni perennemente in guerra tra di loro, dove il Grande Fratello spia incessantemente tutti tramite dei televisori, in cui il sesso è solo necessario in quanto porta alla creazione di nuovi membri del Partito, e dove il libero pensiero è ormai un lontano ricordo, vive Winston Smith, l’ipotetica incarnazione dell’uomo comune. Egli lavora per il partito, rielaborando le notizie e le informazioni in modo che siano sempre coerenti con il mutare del pensiero “globale”. Da sempre poco permeabile all’indottrinamento, si “sveglia” definitivamente però quando incontra Julia e lei gli fa avere clandestinamente un biglietto tramite il quale gli comunica di essere innamorata di lui.

Come per il Bernardo del Mondo Nuovo, anche per Winston è l’amore a fare da leva e da elemento scatenante per la ribellione. Come nel romanzo del ’32 di Huxley è il diverso ad essere protagonista di una vicenda straordinaria in un mondo triste, grigio e polveroso, dominato da un pensiero comune che porta all’ignoranza come rimedio assoluto, come metodo per non badare ai problemi veri, e che trova un assenso quasi unanime. Ancora più che nel Mondo Nuovo però, la geniale opera di Orwell spicca per contemporaneità: non solo (quasi ironicamente) un programma voyeristico come il Grande Fratello esiste davvero, ma racchiude in sé una trappola metaforica che non fa altro che delineare quanto la (pre)visione orwelliana si sia realizzata. E di inquietanti similitudini con la realtà in cui viviamo nel romanzo in questione se ne possono trovare moltissime altre siano esse politiche o sociali.

Fahrenheit 451

Ray Bradbury, 1951

Se i primi due esempi di distopia appartengono a due autori non precisamente addetti alla letteratura fantascientifica (ma che, volenti o nolenti, ne sono diventati quasi dei capisaldi), Ray Bradbury fa a tutti gli effetti parte di questo genere letterario grazie al suo capolavoro intitolato Cronache Marziane. Anche in Fahrenheit 451 (la temperatura che porta alla combustione spontanea la carta), abbiamo una società legata a delle regole oppressive, che instupidiscono i suoi membri, rendendoli schiavi prima di tutto verso l’ignoranza e l’oblio “comodi”, e poi verso il governo che mantiene questo stato di perenne insana soddisfazione. Nella società di Bradbury tutte le informazioni su supporto cartaceo sono vietate, le notizie, la cultura e ogni sorta di conoscenza viene fornita dalla televisione, strumento attorno al quale tutte le famiglie si riuniscono la sera, prima di andare a dormire (ancora, una chiara allegoria della società moderna). Guy Montag è il protagonista della storia: è un Milite del fuoco, e fa parte di un ente incaricato di trovare qualsiasi libro, giornale o volume e bruciarlo, insieme al suo proprietario, per impedire la trasmissione alternativa di informazioni e di idee.

Sarà la curiosità a spingere però Montag alla lettura di un volume sequestrato ad alcuni criminali e la successiva conoscenza di Clarissa, la cui famiglia è apparentemente “davvero” felice a fargli mettere in discussione tutto quello che l’ha guidato fino a quel momento.

Al contrario delle due opere succitate, il finale di Fahrenheit è sì catastrofico, ma anche salvifico: c’è una speranza, la volontà da parte di alcuni uomini come Montag a tramandare alcuni capolavori della letteratura mondiale e delle idee in essi contenuti.

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Discussione

Un pensiero su “Percorsi III – Il migliore dei mondi possibili

  1. Forse è un consiglio inutile, ma ti consiglio di recuperare “Il Congresso di Futurologia” di Lem.
    Leggermente lento in certi frangenti(ma non a livello di Solaris), è molto interessante parlando di distopie nella fantascienza, un futuro dominato dalla chimica che tutto governa e tutto nasconde.

    Fattanz

    Pubblicato da anonimo | 9 giugno 2009, 20:13

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