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Alice nel Paese delle Meraviglie

di Tim Burton
con
Mia Wasikowska
Johnny Depp
Helena Bonham-Carter


"E’ impossibile!"
"Solo se pensi che lo sia…"

Lewis Carroll è stato l’autore di una delle fiabe più famose e conosciute al mondo, resa ancora più celebre dalla trasposizione animata di mamma Disney.
Alice nel Paese delle Meraviglie è al contempo un cartone animato per bambini e un viaggio onirico nel regno dell’assurdo, capace di affascinare chiunque e rendere giustizia alla fonte originale.
Proprio vista però la sua ambigua natura di racconto per bambini e storia psichedelico-cervellotica si presta decisamente bene ad interpretazioni molteplici, prima tra tutte l’angosciante e grottesco videogioco
American’s mcGee Alice in Wonderland di dieci anni fa.
E visto il tocco di Tim Burton, genio del gotico moderno, in grado di creare opere di indubbio spessore come il suo capolavoro Edward Mani di Forbice, Nightmare Before Christmas (primo esperimento patrocinato dalla Disney) o il recente musical Sweeny Todd solo per citarne alcuni, questo film poteva essere un vero capolavoro.
Purtroppo è dai tempi de Il Pianeta delle Scimmie e della Fabbrica di Cioccolato che il buon Burton ha un po’ perso di vista le sue origini, fossilizzanosi su Johnny Depp e la moglie Helena Bonham-Carter come interpreti dei suoi lavori e Danny Elfman come autore delle sue musiche come punto focale delle sue produzioni.
La squadra è senza dubbio vincente, e qui il lotto torna in forma smagliante anche se un po’ scontata.
La storia vede Alice, a 13 anni dalla sua prima visita nel Paese delle Meraviglie, "incastrata" dalla vita reale in una situazione scomoda che la spinge a rifugiarsi, una seconda volta, nella tana del Bianconiglio.


Lei però non ricorda del suo primo viaggio nella terra dello Stregatto, della Regina di Cuori e della festa del suo Noncompleanno, trovandosi quindi "per la prima volta" faccia a faccia con i personaggi del mondo fantastico creato da Lewis Carroll nel 1865, che vedranno in lei la speranza per sconfiggere una volta per tutte la Regina Rossa, in una sorta di nuove Cronache di Narnia.
E proprio questo rappresenta il punto debole di questa nuova produzione: la versione di Alice di Tim Burton dopo circa metà film si trasforma in un film che prende un po’ da tutti i recenti film fantasy con battaglie epiche, eroe predestinato, scontro finale per salvare il mondo e poi tutti a casa.
Presa da sola l’idea non sarebbe male, e sarebbe valida solo se non ci fossero stati prima di questa pellicola i vari Signore degli Anelli, Narnia, Storia Infinita e via dicendo, ma si sa, è un genere che tira ormai, e quindi perché no?
Ma trasformare una fiaba, che già di per sè è fantasy per definizione, e trasformarla in un’opera di "fantasy canonico" è un po’ una manovra che sa di commerciale e svilisce il genere, lasciandoci solo film come
Il Labirinto del Fauno (di Guillermo del Toro) a consolarci, rappresentando meglio forse di questo film cosa sarebbe potuto nascere dal connubio Alice+Tim Burton.


Peccato, perché comunque il film si fa guardare, è divertente, epico, realizzato superbamente (il 3D finalmente è "vero" 3D) e scritto bene, con personaggi (in-)credibili e interpreti ottimi.
La Bonham-Carter è una perfetta Regina Rossa, capace di essere brutta, cattiva e antipatica come poche, e Johnny Depp come Cappellaio Matto funziona alla grande contro ogni mia aspettativa; temevo infatti che dare a Depp un personaggio come questo sarebbe stato un errore, vista la sua interpretazione TROPPO sopra le righe di Jack Sparrow nel secondo e terzo capitolo della serie dei Pirati dei Caraibi.
Le musiche di Elfman fanno il loro (ottimo) lavoro come sempre, e la regia è formidabile, ma noostante tutto rimane un po’ l’amaro in bocca per aver assistito a quello che poteva essere un capolavoro e che invece rischia di mischiarsi alla miriade di altri film fantasy recenti e perdersi così nell’anonimato se non fosse solo per i nomi altisonanti di coloro che l’hanno realizzato.

IL TRAILER
 

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Discussione

2 pensieri su “Alice nel Paese delle Meraviglie

  1. Grandissima delusione, questo film fa veramente pena. Le ragioni sono troppe da spiegare, ma in sintesi è un crimine contro il cinema

    Pubblicato da anonimo | 2 marzo 2010, 10:51
  2. Uh Ezzo fidati, guarda la versione di Jan Švankmaje, é fantastica!

    Pubblicato da anonimo | 15 marzo 2010, 13:51

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