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Heavy Rain

Dopo un esperimento arrivato troppo presto come The Nomad Soul (PC e Dreamcast) e un mezzo capolavoro come Fahrenheit (PC, PS2 e Xbox), David Cage e il suo Quantic Dream hanno finalmente completato Heavy Rain, terzo tassello di questa serie di videogiochi sperimentali che rappresentano la voglia del suo creatore di portare sugli schermi degli utenti di tutto il mondo qualcosa di nuovo, che possa soppiantare i classici stilemi fatti di piattaforme, sparatorie o combattimenti, favorendo alle meccaniche un comparto narrativo in grado di emozionare davvero.

Ma se Nomad Soul ebbe l’unica colpa di essere solo un precursore, con il suo mondo futuristico vivo e pulsante, la tecnologia allora a disposizione non era sufficientemente potente. Fahrenheit costituì infatti un cambio di direzione verso quello che può essere definito un thriller soprannaturale moderno, a metà strada tra un gioco e un film, ma dalla trama avvincente, almeno fino a metà.

Heavy Rain continua nella direzione presa con questo secondo titolo, proponendoci le storie di 4 persone qualsiasi le cui vite si intrecciano quando tutti quanti, volenti o nolenti, si trovano a investigare sugli omicidi dell’assassino dell’Origami, che rapisce bambini per affogarli nell’acqua piovana.

Ed ecco quindi Norman Jaden, agente dell’FBI assegnato al caso, Madison Paige, giornalista d’assalto alla ricerca di storie sensazionali, Scott Shelby, detective privato particolarmente "affezionato" al caso, e Ethan Mars, architetto disperato il cui figlio Shaun viene rapito dal serial killer.

Il primo "trailer", di ben 4 anni fa, mostrava alcune cose fenomenali, prima tra tutte la capacità quasi cinematografica del  team di giocare con i sentimenti, di suscitare emozioni anche solo con una specie di provino virtuale.

 

Anche se queste immagini con il gioco finito non c’entrano quasi nulla (a livello di trama e, ovviamente, la grafica di oggi è decisamente superiore) , a livello emotivo rappresentano esattamente come vi sentirete durante tutta l’esperienza di gioco.

Già, perché Heavy Rain non è un semplice gioco, ma è una sorta di incrocio tra film e videogame, che potrebbe non soddisfare tutti, ma in grado sicuramente di intrattenere chiunque, complice un comparto tecnico d’eccellenza e una regia degna del miglior film per il grande schermo. La storia è narrata in maniera egregia, i personaggi sono tutti caratterizzati benissimo (Scott Shelby è fantastico), e vi ritroverete ad affezionarvi a loro in modo unico: sarete partecipi come guardando un film, ma vista la durata del titolo SONY e la capacità di immedesimazione che solo i videogiochi possono dare, avrete modo di gioire per i loro successi e soffrire nei momenti peggiori.

Il livello di adrenalina nei momenti più concitati sarà altissimo, grazie al sistema di gioco non proprio classico, che vi farà interagire solo parzialmente effettuando tramite il controller i movimenti che più si avvicinano ai gesti dei personaggi, e un tempo di reazione a volte limitato durante i momenti clou. E proprio grazie a queste scelte da prendere e al compimento o meno di determinati obiettivi, potrete plasmare la narrazione in maniera diversa ogni volta.

Chiaramente tutte le combinazioni possibili possono portare a finali diversi ogni volta, e addirittura alcuni dei personaggi possono morire, per sparire dalla scena definitivamente.

Non è tutto perfetto però: se il gioco è un capolavoro di stile, la succitata giocabilità potrebbe far storcere il naso ai puristi, e un lancio un po’ affrettato ha causato alcuni problemi che, si spera, verranno fixati con le prossime patch, pena alcuni frustranti momenti di freeze totale del gioco, la mancanza di audio in alcuni punti e, nel peggiore dei casi, anche la perdita dei dati salvati (come è successo a me!).

Nonostante ciò Heavy Rain rimane un must per i possessori di PS3 e per tutti i videogiocatori che vogliono provare qualcosa di diverso, che vogliono emozioni "vere" legate a una storia che potrebbe essere reale, senza sbavature fantascientifiche (come nell’ultima parte di Fahrenheit) e in grado di essere ricordata a lungo per la sua unicità.

 

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