you're reading...
Senza categoria

Sandman presenta: Il nuovo Sogno (fanfiction by Kalyth)

Ispiratomi dalla fine del mio fumetto preferito, questo racconto riprende il finale di Sandman e introduce Daniel, il successore di Morfeo, al suo compito come come Signore dei Sogni, quindi se voleste leggere la serie aspettate a leggere perché contiene spoiler e anticipazioni.
L'ho scritto qualche anno fa, spero vi piaccia.

Il nuovo Sogno

Le Terre del Sogno non erano affatto un posto tranquillo, soprattutto da quando il loro padrone era appena stato sostituito. La gente nel migliore dei casi aveva smesso di sognare, nella peggiore i sogni di tutti erano qualcosa di selvaggio e disorganizzato, incubi che improvvisamente diventavano idilliaci paradisi per poi trasformarsi di nuovo in visioni tormentate e violente…
 
Il palazzo sarebbe stato un disastro se non ci fossero stati Caino e Abele: quando non litigavano (e finiva sempre male per il povero Abele, nessuno poteva farci nulla) erano degli ottimi guardiani.
Proprio in quel momento Caino stava spiegando come Morfeo, il precedente Re dei Sogni, era solito gestire il suo regno onirico.
"Vede signore, l’Elmo è parte fondamentale del vostro potere, così come la Sabbia Dorata…"  si sistemò gli occhiali sul naso aquilino e continuò.
"Essi contengono parte della vostra essenza, o meglio, di Lord Morfeo, che si è trasmessa a voi nel momento in cui siete nato."
Gli sembrava un incubo: tutto lì era un’eredità di Morfeo, e lui non era altro che un suo surrogato.
Non riusciva ad odiarlo, era anche parte di lui: era possibile odiare sé stessi?
Stava sul suo trono, con la testa mollemente appoggiata sulla mano, il viso pallido e i capelli bianchi, gli occhi socchiusi.
Caino non era nemmeno sicuro che lo stesse ascoltando.
"Ehm… vostra Maestà…", cercò di richiamarlo all’attenzione.
"Lasciami Caino, ti ringrazio.", lo congedò.
Quando anche l’eco dei passi del suo servitore non furono più udibili, solo allora Sogno si azzardò ad alzarsi dal suo scranno, per dirigersi nella sala dei ritratti.
Gli Eterni, la sua famiglia. C’era un ritratto per ciascuno di loro: sei cornici con altrettanti quadri, dipinti da chissà chi e chissà in quale epoca, attraverso i quali si poteva comunicare.
Sogno toccò l’ankh alla base del ritratto di Morte, sua sorella maggiore, e subito lei spuntò dal ritratto.
"Salve fratellino!" salutò con il solito entusiasmo che metteva in ogni parola, ogni gesto, ogni istante.
"Come posso aiutarti?"
"Io… ecco… veramente non lo so."
Non sapeva perché aveva chiamato proprio lei: forse perché in cuor suo sapeva che bastava un tocco di sua sorella per porre fine a tutto, e passare il testimone ad un nuovo Sogno.
Ma non sarebbe stata una sua ennesima incarnazione?
"Be’, posso darti un consiglio?" chiese Morte.
"Certo che si, sorella."
"Controlla il tuo regno: molta gente debole di cuore sta venendo da me a causa di sogni troppo spaventosi, e Destino dice che questo non è bene: sto prendendo gente prima del previsto."
"Io… mi dispiace…"
Avrebbe dato qualsiasi cosa per potersi sbarazzare di quella responsabilità anche prima di sapere che della gente stava morendo a causa della sua incapacità.
Che ci provino loro a plasmare i sogni di ogni essere vivente nell’universo.
Ok, per gli esseri inanimati come le piante non era difficile, ma per gli umani era un’impresa: inoltrarsi nei loro animi, trovare nel loro inconscio motivazioni, valori e desideri, paure e preoccupazioni e trasporre tutto questo in immagini che potessero avere un senso…
"Entra Sogno, vieni a casa mia." lo invitò attraverso la cornice la pallida ma bellissima ragazza che sapeva di amare come una vera sorella, anche se si conoscevano da pochissimo tempo.
Erano in un salotto, un salotto normalissimo, come quelli a casa degli umani. Anzi, era anche più "normale." di un salotto degli uomini, e più disordinato.
La TV era accesa, e abiti di diversa foggia erano sparsi sul pavimento: il caos regnava ovunque, tranne che sul divano rosso, che risaltava come un sacro altare in tutto quel marasma.
E sul divano, sdraiata a pancia in giù, c’era lei.
"Accomodati, Sogno.", lo esortò.
"Ma fa’ attenzione a non mettere in disordine nulla." precisò quando, con movenze lente, quasi apaticamente, Sogno si posizionò sul divano, vicino alla sorella.
"Dunque, dunque, fratellino caro, ti servono dei consigli vero?"
Lui annuì.
"E Matthew non è in grado di aiutarti…"
"Già. I sogni sono fuori controllo, non riesco ad esercitare il mio potere. Durante il funerale di Morfeo sono sicuro che c’entrasse pure lui: tutto era ordinato, tutti erano nello stesso sogno. Ma ora…"
"Ehm, non per fare la pignola, ma tu SEI Sogno. Devi solo convincertene."
"Ma…"
Si mise dritta a sedere accanto a lui, scostandosi i capelli corvini dal viso.
Lo fissò negli occhi.
"Guardami." gli disse, prendendo le sue mani e poggiandole sulla propria fronte.
"Guardami.", ripeté.
 
Vide il sogno finale, la fine di tutto.
Il vuoto, come prima del Big Bang, e nulla di più. Solo due entità erano rimaste, solo due Eterni.
Destino, ammantato come al solito e con il libro che solo lui era in grado di sollevare, e Morte.
"Sono qui per l’Universo e per te, fratello Destino." disse lei.
"Allora il mio tempo è finito. Che strano, ci chiamiamo Eterni, ma siamo rimasti solo in due, qui alla fine di tutto." disse, rivelando per la prima volta i suoi occhi, fino ad allora sempre chiusi, e le stelle che brillavano all’interno di essi.
"A volte ho pensato di non voltare più l’ultima pagina, di non chiudere mai il libro per l’ultima volta."
Morte era dietro di lui, e gli stava mettendo una mano sulla spalla.
"È un sollievo posare questo fardello, sorella. Ti ringrazio."
Lei lo toccò.
"Addio."
 
Sogno si alzò, un po’ scosso: allora anche lui sarebbe scomparso, prima o poi!
"Perché mi fai vedere questo, sorella?"
"Si tratta solo del sogno mio e di Destino… Capirai, presto capirai…"
"Lui dov’è ora?"
"Nel suo studio, sta scrivendo le pagine del suo libro, e vista l’anomalia di cui ti parlavo prima, non è potuto venire. Ora va’, credo che le gemelle ti stiano aspettando.", lo congedò.
 
Il mondo di Disperazione era una sconfinata stanza piena di specchi di tutte le fogge e misure.
Grandi, piccoli, a forma di cuore, di sagoma umana, di automobile, specchietti per il trucco, specchi rotti e integri.
Al centro della stanza stava la minore delle due gemelle, sorella di Desiderio.
"Benvenuto Sogno… o preferisci che ti chiami Daniel?"
"Tutto ciò che di mortale c’era in Daniel è morto, quello che in lui c’era di eterno, trasfigurato."
"Almeno su qualcosa sembri avere le idee chiare." si interruppe un attimo, per scrutare la sua immagine in uno specchio, che riflettendo quel corpo flaccido e informe, quello sguardo triste e quelle fauci animalesche si ruppe con suono sordo.

"Tra poco sarà qui anche Desiderio, sembra che tu gli/le stia più simpatico di Morfeo… non che sia difficile, intendiamoci, ma è già qualcosa." concluse, asciugandosi gli occhi velati di pianto.
Sogno si guardò intorno senza sapere cosa dire o fare: Disperazione lo metteva a disagio anche solo con la sua presenza.
"Mi stavi aspettando, sorella?" chiese finalmente.
"Be’, si… Prima che Desiderio sia qui, guarda in quello specchio." disse, indicandone uno coperto con un telo.
"Cosa c’è lì dietro?"
"Guarda tu stesso, Signore dei Sogni."
Con cautela, Sogno si avvicinò al telo e lo spostò.
Un vetro nero, ecco cosa c’era davanti a lui.
"Che scherzo è mai questo?" chiese, indispettito.
"Non è uno scherzo, quello è il mio sogno."
"Sei sempre la solita." si intromise qualcuno da più lontano.
"Desiderio, sei infine giunto/a."
"Sorellina, fratello." salutò, con un inchino a entrambi.
"Che colori decisamente più solari porti adesso, Sogno." esclamò con voce ilare, senza lasciar trasparire la sua sessualità, così come era imperscrutabile anche dalla sua apparenza: lineamenti delicati ma decisi al contempo: poteva benissimo essere un uomo effeminato o una donna dai tratti mascolini.
Era vero, al contrario di Morfeo, che vestiva sempre di nero, lui trovava più piacevole il bianco.
"Perché non ci lasci soli ora, Aponoia? Sono sicuro/a che non ci mancherai."
Senza rispondere, ma continuando a piangere come faceva ininterrottamente, Disperazione se ne andò.
"Odio questo posto." continuò Desiderio "È lugubre e poco accogliente, non trovi, Principe delle Storie?"
Stava per rispondere, ma lei/lui continuò, interrompendolo.
"Ti inviterei nel mio palazzo, ma temo sia impraticabile in questo momento: lo sto ristrutturando…"
Passeggiarono insieme in mezzo a tutti quegli specchi per un po’, in silenzio.
"Sai, io e te siamo piuttosto simili." affermò.
"Che vuoi dire?"
"I sogni non sono forse spesso rappresentazioni di ciò che si desidera?"
Ci pensò su qualche secondo.
Senza dire altro, Desiderio prese la mano di suo fratello e se la portò sul petto, all’altezza del cuore.
Immediatamente fu sconvolto da una visione dall’immenso calore.
Desiderio sussultò, ansimando.
Tutto il corpo di Sogno fu pervaso dal piacere, e poteva vedere sé stesso tramite gli occhi di suo/a fratello/sorella: un'immagine splendida, che riluceva di luce propria nell’oscurità, il Signore dei Sogni, il Plasmatore, il Re del Mondo Onirico!
Tutti si sarebbero dovuti inchinare a lui, onorarlo. E amarlo.
 
Tornò alla realtà.
"Così questo è il tuo sogno?"
"Si." ammise Desiderio "Io non ho un sogno che sia veramente mio, ma sogno che gli altri desiderino e, così facendo, sognino. Per questo prima dicevo che siamo simili."
Il suo sguardo era più profondo del solito, più serio.
Ma quel momento finì, e lo sguardo malizioso di sempre riaffiorò sul suo volto.
"Al tuo predecessore non piaceva molto quest’idea."
In lontananza, potevano vedere Disperazione che li raggiungeva.
"Ma tu davvero cosa desideri?" osò chiedere Sogno.
"Io?" sorrise "Io desidero tutto e tutti, mio caro fratello, ogni cosa, ogni essere vivente…"
"E di lei che mi dici?" chiese, indicando in direzione di loro sorella, che li aveva quasi raggiunti.
"Poverina, lei è quella che è, non ci si può far nulla. D’altronde se fosse felice non potrebbe chiamarsi Disperazione, non ti pare?"
"Ora andrò, devo ancora parlare con la piccola Del." disse lui in tutta fretta.
"Se speri di trovare anche il nostro fratello errante forse solo lei ti può aiutare."
Il fratello errante. Distruzione. Nessuno di loro sapeva che l’aveva già incontrato una volta, al funerale di Morfeo, mentre tutti erano intenti a seguire la cerimonia.
E aveva già visto il suo sogno, negli occhi decisi di quel gigante dalla lunga chioma rossa, come amava apparire agli altri.
Mentre gli proponeva di visitare le stelle insieme, c’era qualcosa nella sua voce che tradiva la sua sicurezza. In verità, sapeva che stava facendo la cosa giusta, ma invece di vederlo come un atto di ribellione verso le regole che tanto odiava, in realtà era stato un sacrificio abbandonare tutto.
Ecco, nei suoi sogni Distruzione vedeva una riunione con la Famiglia.
Ma non poteva proprio tornare.

Il Regno di Delirio era incredibilmente fantasioso e colorato, troppo per i suoi gusti sobri.
Non aveva una forma definita, ma sembrava avere un centro.
Mentre si avvicinava ad esso, Sogno sentiva voci di mortali impazziti, voci di dèi e voci di animali e di piante.
Al centro di quel caleidoscopio di colori c’era un cane, il guardiano di Del.
"Benvenuto Signore." disse.
"Salve a te, Barnaba… Mia sorella è qui?" chiese.
"Delirio è qui. Ma è anche altrove." rispose una delle tante voci, sovrastando le altre.
Un piccola figura si fece avanti dal nulla, prendendo forma dai colori e dalle ombre di quel reame.
"Seiinritardomaancheiolosono. Quindinonfanientefratelloseiilbenvenuto."
Sogno si inchinò leggermente.
Era una ragazzina magra e dalla testa tonda, con addosso parti di abiti assolutamente scompagnate tra di loro, e i capelli lunghi da una parte e rasati nell’altra metà.
Gli occhi erano uno verde e uno blu.
Anche le sue parole sembravano… colorate come l’arcobaleno.
Mentre si avvicinava, delle farfalle multicolore come tutto il resto uscirono dalle sue orecchie, volandole intorno e cantando una canzone senza senso.
"Vuoi vedere il mio sogno?" chiese.
"Se desideri mostrarmelo."
"Io non desidero, io deliro." rispose prima di scoppiare in una fragorosa risata.
Si fermò un attimo, e cominciò a piangere.
"Cosa ti turba, Delirio?"
"Ma, credo tutto…  e niente…" ricominciò a sorridere, inseguendo altre farfalle che si erano materializzate dalla sua mente.
"Dunque mostrami il tuo sogno."
"Il mio sogno lo stai già vedendo, siamo nel mio sogno. Si!" esclamò, allontanandosi trotterellando.
Possibile? Si chiese Sogno. Non ci avevo mai pensato.
"Aspetta, sorella!" la rincorse, facendo qualcosa per la prima volta con un po’ di intensità e decisione da quando era diventato un Eterno.
Ed erano in tre a correre su una collina verde, con il sole in alto che illuminava tutto, e qualche nuvola nel cielo: Del, Barnaba il guardiano e Sogno.
Di corsa arrivarono ad un palazzo di marmo, enorme ma dalla fattura semplice.
Imboccarono un sentiero che li guidò proprio all’interno del cortile di quella reggia.
Li accolse un giardino con siepi altissime, e in mezzo a quei cespugli videro delle statue splendidamente intagliate nella roccia: sette enormi loro rappresentazioni marmoree.
I sette Eterni resi immortali anche dallo scalpello di un artista.
Ma allora dovevano trovarsi nel Regno di Destino! Era così che gliel’avevano sempre descritto.
Si perse tra le siepi, ma senza quella sensazione così "mortale." di smarrimento e di panico, anzi: era lì, senza sapere dove andare, quale curva prendere al prossimo bivio, ma stava bene, quasi sospeso in quell’incertezza…
Era come stare a metà strada tra il prima e il dopo la morte di Morfeo, l’evento che aveva sconvolto la sua esistenza.

Sentiva la voce di Delirio, e quella degli altri suoi fratelli, oltre le verdeggianti mura di quel labirinto. Sentiva anche la tonante voce del Prodigo Distruzione tra di loro!
Voleva parlargli, ascoltare ancora una volta i suoi saggi consigli…
Affrettò il passo, ma non riusciva a trovare la strada giusta per raggiungerli.
Credeva che il prossimo svincolo sarebbe stato quello finale. No, maledizione, allora quello!
Niente.
Eppure erano così vicine le loro voci!
Non aveva ancora completa confidenza coi suoi poteri e le sue facoltà, quindi non si azzardò a tentare una trasmigrazione o qualsiasi cosa simile.
Dietro l’ennesimo angolo trovò però una sorpresa.
Era lì, a terra, con la sua robusta copertina del color del cuoio, e il nome Potmos inciso in bella vista.
Il Libro di Destino, dove era racchiusa tutta la storia di tutte le esistenze!
Con quello avrebbe potuto scoprire subito se sarebbe stato all’altezza della sua nuova carica di Re dei Sogni. Grazie a quell’oggetto (che appariva come un libro ma in realtà era molto di più, come tutto nei Regni Senza Fine) avrebbe potuto risolvere tutti i suoi problemi, e prepararsi agli eventi.
Non prevenirli, certo: se erano scritti lì sopra non c’era modo di evitarli.
Si avvicinò, un po’ intimorito.
Fino a qualche tempo prima non era che un uomo, adesso era più potente di un dio e aveva l’onniscienza a portata di mano!
Sfiorò la copertina con una mano, e si sentì di nuovo piccolo e indifeso.
Ricordò le parole di Destino nel sogno di Morte: se quel libro, e il suo contenuto, costituivano un peso eccessivo anche per il maggiore degli Eterni, davvero poteva pensare di poterlo gestire lui, l’ultimo arrivato?
Lasciò il libro dov’era, e uscì dal labirinto, diretto a casa.
 
Lucien, il bibliotecario di palazzo, lo stava aspettando nella sala del trono.
"Mio signore, sua sorella Morte ha lasciato un biglietto per lei."
Sogno lesse il messaggio.
Fratello, tu sei il più importante di noi tutti.
È grazie a te se le vite continuano anche nelle condizioni peggiori,
anche quando l’oggetto del desiderio di qualcuno è irraggiungibile,
quando la follia si è insinuata nella mente di chi sogna
o quando sanno che io li sto per fare miei ospiti.
Tutti vivono per i propri sogni.
Ti abbiamo mostrato i nostri, che avevamo fatto grazie a Morfeo, sogni che ci ha lasciato in sua memoria, e che sono certa avrebbe voluto mostrarti.
Ma il tuo sogno, qual’è?
Ripose quella pergamena e tornò al suo trono, pensieroso ma tranquillo.
"Qualcosa non va, mio signore?"
"No, Lucien, anzi…
Chiuse gli occhi, e cominciò a sistemare i sogni di tutti coloro che stavano viaggiando nel suo mondo, uno alla volta, come se fosse stata la cosa più semplice al mondo.
Da quel giorno le Terre del Sogno sarebbero tornate al loro vecchio splendore.

Sandman © Neil Gaiman/DC Comics

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: