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cinema, horror, Tim Burton

Dark Shadows

È possibile che nel 2012 Tim Burton diriga un film ispirato a una vecchia serie TV in bianco e nero, con Johnny Depp che fa il vampiro svampito (scusate), e he ne esca una cosa decente? Ebbene sì!
Dark Shadows è proprio questo. Un bel film di Tim Burton, non un capolavoro, ma che poteva essere l’ennesimo compitino post-Pianeta delle Scimmie coi quali ci ha assillato negli ultimi anni, complice capitan Jack Sparrow, da Willy Wonka ad Alice in Wonderland.
Per capirci, Dark Shadows rientra ANCHE in questa categoria, ma pesca e cita abbastanza dalla sua produzione precedente che risulta essere una godibile e strampalata favola gotica ambientata negli anni ’70.

Il film narra la storia di Barnabas Collins, giovane inglese del 1870 la cui famiglia fonda la cittadina di Collinsport. nel Maine, portando sviluppo economico e ricchezza. Barnabas fa l’errore di rifiutare l’amore di Angelique, una serva che illude con il suo comportamento sconsiderato, la quale getterà una maledizione sulla sua famiglia. La strega infatti ucciderà prima i suoi genitori e la sua amata, per poi trasformarlo con i suoi poteri magici in un vampiro e rinchiuderlo per sempre in una bara e seppellirlo. Finchè alcuni scavi non lo liberano, e lui troverà la sua famiglia ormai in rovina, proprio per colpa della megera immortale. Sono gli anni ’70, e oltre a dover ripristinare l’onore della casata e della famiglia disfunzionale che si ritrova, dovrà venire a patti con il progresso e sconfiggere una volta per tutte la sua immortale nemica/amante.

Tutto è fatto a regola d’arte, proprio a confermare la teoria del compitino annuale del bravo Tim, ma i vari elementi che lo compongono (Johnny Depp, Helena Bonham-Carter, Danny Elfman) sono amalgamati in maniera efficace e lasciano ben sperare ad altre prossime produzioni di successo future.
Il cast poi annovera anche Michelle Pfeiffer (bellissima, come sempre), Eva Green e le giovani Bella Heathcote e Chloë Grace Moretz (già viste rispettivamente in In Time e Kick Ass) e la colonna sonora è affidata come già detto al “solito” Danny Elfman, ma sarà perlopiu costituita da brani classici del rock e del pop del periodo, passando in agilità da Iggy Pop a Ozzy Osbourne.

Più volte saranno evidenti le analogie con Edward Mani di Forbice: anche qui uno straniero/sconosciuto dal passato misterioso arriva nel piccolo villaggio della provincia americana dove tutti si conoscono. Anche qui il protagonista si innamorerà, ricambiato, dalla ragazza pura e innocente. Anche qui si affronta la tematica del diverso, pericoloso se infastidito, incapace di relazionarsi con i suoi vicini “normali”. E anche qui il lait motif sarà la storia d’amore impossibile, ma con un finale diverso, più morbosamente burtoniano, e con una comicità azzeccata, situazioni imbarazzanti ed equivoci esagerati ma che funzionano nell’ottoca di un film del genere.
Il film è quindi consigliato ai fan di Burton che hanno voglia di rivivere una storia delle sue “classiche”, a chi non si è mai stancato dei suoi film, e anche a chi ha semplicemente voglia di divertirsi un paio d’ore con equivoci, battute, citazioni e camei (Alice Cooper e Christopher Lee!) contornate da un’atmosfera ben nota e che ci mancava da un po’.

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