you're reading...
letteratura, Philip K. Dick, sci-fi

Philip K. Dick – I Giocatori di Titano

di Philip K. Dick

pagine: 224

prezzo: 6.90 €

Editore: Fanucci

DA WIKIPEDIA:

In un prossimo futuro la società è articolata su un gioco di società, il Bluff, un gioco di origine aliena, portato sulla Terra dai titaniani, specie di grosse amebe gelatinose. Questi ultimi sono giunti sulla Terra dopo una guerra tra Stati Uniti e Cina nella quale è stata impiegata un’arma batteriologica che ha reso sterili molti dei superstiti. Dal momenti che le donne fertili sono poche, il gioco del Bluff è stato adottato per consentire agli americani maschi di scambiarsele, vincendole e perdendole insieme a proprietà, terreni, intere città.
Gli alieni titaniani, all’inizio creature apparentemente inoffensive e bislacche, si rivelano man mano essere conquistatori tutt’altro che teneri. Si intrecciano alcuni delitti e una misteriosa cospirazione al tentativo di rivincita del protagonista, Peter Garden, che ha perso moglie e proprietà al tavolo del Bluff.
Il compito di Garden è tutt’altro che semplice: la rivincita la deve giocare con uno dei campioni del gioco, Luckman. Peter arruola allora un vecchio giocatore ritiratosi dal Bluff, Joe Schilling, e mette insieme una squadra per controbilanciare la fortuna di Luckman. Ma quest’ultimo viene ucciso, e da questo momento inizia una serie pirotecnica di colpi di scena, culminante nella partita di Bluff durante la quale la squadra di Peter Garden e Joe Schilling, in rappresentanza della Terra, si gioca l’indipendenza del pianeta contro i più forti giocatori di Titano.

Era tanto che non divoravo un libro, e ci voleva il buon caro vecchio Dick per farmi tornare la voglia di leggere. Sicuramente non si tratta del suo romanzo migliore, ma nonostante la storia non sia delle più avvincenti, vuoi per i troppi riferimenti biografici, vuoi per le digressioni psichedeliche, contiene alcuni elementi che ho davvero apprezzato: la tecnologia animata e in grado di opporsi all’uomo, alieni che tengono sotto controllo la Terra grazie a un gioco di società (mai questo termine fu più appropriato), una visione distopica attualissima e interpretabile secondo gli standard culturali moderni senza problemi sono solo alcune delle perle che potrete trovare in questo volume, che per tematiche assocerei a Tempo Fuor di Sesto, Il Sognatore d’Armi, Lotteria dello Spazio e Occhio nel Cielo.

Ripubblicato in occasione del trentennale dalla scomparsa dell’autore, non è perfetto, ma scorrevole, divertente e in grado di far riflettere… ma non troppo, pena il rischio di cadere nella necessità di definire distintamente realtà e finzione nella storia, senza riuscirci al 100%. Si tratta di confini labili che, per godersi di più storie come questa, è meglio non cercare di valicare. Questo non significa ignorare gli spunti che offre il romanzo, che sono molteplici. Uno di questi è rappresentato dall’impossibilità di procreare della razza umana, costretta ad allungare per questo la vita di ogni essere vivente rimasto sulla Terra dopo il conflitto nucleare. Ma tale longevità spropositata e innaturale rischia di portare a stati depressivi e a mio avviso costituisce un motivo originale tra le tante visioni post-apocalittiche del genere.

Niente religione questa volta, ma alieni e cospirazioni, poteri psionici e una leggerezza di fondo voluta, forse, visto il tema del gioco fondamentale in quest’opera. Gioco che permette agli umani di modificare le proprie vite in maniera istantanea, perdendo o vincendo case, città intere, mogli.

Pete durante la vicenda dovrà giostrarsi tra diverse figure femminili: la sua ex-moglie, la sua nuova moglia con la quale “avrà fortuna” (leggete il libro per capire cosa significa), la vicina di casa e la figlia più grande di quest’ultima, appena ventenne. Tutte queste donne avranno un peso sulla vicenda e sul protagonista, specialmente Anne-Marie, la ragazzina i cui poteri strabilianti (come la Pat Conley di Ubik) giocherà un ruolo fondamentale nella risoluzione della storia.

Impossibile, quindi, non leggere il romanzo in chiave biografica: Dick si riflette prevalentemente nella figura di Pete Garden, che come lui vive a Berkeley, adora la musica classica, si è sposato svariate volte, crede che una cospirazione di alieni l’abbia preso di mira (e questo viene confermato però, nella finzione narrativa) ed è attratto da una donna molto più giovane di lui. Ma l’autore è presente in parte anche nei panni di Joe Schilling, giocatore ridotto in rovina che, come Dick stesso, gestisce un negozio di dischi e, in maniera più subdola, nel Dr. Philipson, capace alla fine di ribaltare quasi l’esito dello scontro mettendo tutto in dubbio con un colpo di scena apparentemente fine a se stesso, ma fondamentale per ricoprire nuovamente con una patina di incertezza la realtà.

I Giocatori di Titano non sarà magari all’altezza di Ubik o de La Svastica sul Sole (pubblicato proprio l’anno prima, nel 1962), e tende a perdersi un po’ nell’anonimato della produzione dickiana grazie alla molteplicità dei contenuti utilizzati più volte e in modo diverso, ma ha abbastanza caratteristiche da farsi ricordare positivamente.

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: