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Dead Island – Game of the Year Edition

In un periodo come questo, in cui “zombie è bello”, i cloni e i Resident Evil wannabe sembrano spuntare come uh… zombie, Deep Silver prova qualcosa di diverso. Avendo stupito il pubblico con un trailer di lancio incredibile, votato come uno dei migliori trailer degli ultimi anni per impatto emotivo e drammaticità, Dead Island è uscito già da qualche tempo (settembre 2011), ma in occasione della pubblicazione della Game of the Year Edition, tornare sulla paradisiaca isola di Banoi potrebbe presentare qualche piacevole novità.

Partiamo dall’inizio. Dead Island vede il giocatore vestire i panni di uno dei quattro ospiti del Royal Palms Resort, un lussuosissimo albergo su un’isola nel Pacifico. La splendida vacanza da sogno viene però trasformata in un vero incubo quando, nel corso di una notte, la maggior parte delle persone presenti viene infettata da un virus e trasformata in zombie carnivori senza coscienza. Insieme ad un manipolo di sopravvissuti, e grazie alla loro immunità al virus, i quattro “eroi” dovranno sopravvivere a questa zombie apocalypse e lasciare l’isola. Fin qui, i cliché del genere ci sono tutti. Pochi eroici sopravvissuti, un’infestazione, unità di luogo, poche armi e munizioni. Sebbene sia difficile tirare fuori qualcosa di davvero originale con un’idea inflazionata come questa, i ragazzi di Techland/Deep Silver sono riusciti a presentare invece un titolo fresco, divertente (soprattutto in multigiocatore) e innovativo, sacrificando però alcuni elementi chiave del genere. Dead Island infatti NON È un survival horror. È importante sottolinearlo perché a prima vista tutto sembra puntare nella direzione del “clone di Resident Evil”, come detto in apertura un genere inflazionatissimo (non solo nel mondo videoludico), ma è solo apparenza. Il gameplay del gioco infatti assomiglia molto di più a quello di Fallout 3 (RPG in prima persona) o Borderlands (hack’n’slash multigiocatore) piuttosto che a quello di un Left 4 Dead, dal quale invece l’avventura targata Deep Silver prende l’idea del multiplayer cooperativo.

Ognuno dei quattro personaggi (cinque, se si considera anche Ryder White, protagonista dell’omonima DLC) , ha infatti tre “talent tree” dai quale sbloccare le abilità e personalizzare il proprio stile di gioco. Esplorando l’isola e i diversi bungalow, edifici, stazioni di servizio, gallerie, spiagge e foreste che la compongono troverete tantissimi oggetti, potrete rubare soldi dalle valigie lasciate incustodite, dai cadaveri e dalle camere degli ormai dannati abitanti del posto, e usarli per creare, modificare o potenziare armi, la cui durata non sarà mai eterna, a meno che non ve ne prendiate cura. L’esplorazione dell’isola sarà forzata: ogni atto vedrà il gruppo spostarsi in una zona diversa, ma la possibilità di fare un “viaggio veloce” a quelle precedenti vi permetterà di tornare a completare le missioni lasciate indietro, e gli spostamenti poi saranno anche possibili tramite mezzi di trasporto, come jeep o furgoni, coi quali falciare gli incauti zombie che incontrerete per strada. Come già detto, le situazioni e i cliché del genere ci sono tutti: ci sono i cadaveri che si rialzano da terra per attaccarvi, gli zombie deceduti in bagno, le piscine insanguinate, gli umani che approfittano della situazione per saccheggiare, c’è il sopravvissuto impazzito che ha dovuto uccidere la moglie zombificata per difendersi, e ci sono orde di non-morti pronte a inseguirvi ovunque. Ma al contrario di quel che accadeva in un qualsiasi gioco di ambientazione simile, la morte in Dead Island è un elemento che passa davvero in secondo piano. Per prima cosa i quattro protagonisti sono totalmente immuni al virus che ha contagiato l’isola, escamotage utilizzato per giustificare la quantità di morsi e artigliate “innocui” che rimedierete durante l’avventura. Inoltre, prendendo a prestito la struttura da GDR/hack’n’slash da Borderlands (ad esempio), vedere la propria barra di energia raggiungere lo zero significherà dover attendere qualche secondo per vedersi ri-spawnare a pochi metri dall’azione, senza perdita di esperienza, livelli o altro malus alcuno, ma solo un malus sul denaro a disposizione (utile per moddare l’equipaggiamento), più come succede in un FPS competitivo che in un survival horror come Left 4 Dead, con il quale le somiglianze all’inizio possono sembrare parecchie. Sia la visuale in prima persona che le diverse tipologie di non-morti sono infatti ispirate a quelle dello sparatutto in questione.

Ma l’elemento che Dead Island ha davvero in comune con la serie Valve è fondamentale, ed è il divertimento legato alla modalità multigiocatore. Collaborare con alcuni altri giocatori (soprattutto se amici, magari collegati con Skype) può essere davvero soddisfacente, e completare le missioni a volte riesce a dare un senso di complicità e co-dipendenza entusiasmante. Dover recuperare delle razioni di cibo da due diverse location sull’isola, dividere il gruppo in 2, con due auto diverse, e darsi appuntamento al faro per proseguire con la trama principale può essere galvanizzante, soprattutto se e quando uno dei due gruppi dovesse aver bisogno di supporto improvviso da parte dell’altro.

Innegabili sono le influenze da altri media che caratterizzano Dead Island, prime tra tutti Lost (nella colonna sonora e nell’ambientazione) e The Walking Dead (nel setting). Peccato però che tali influenze, che narrativamente avrebbero potuto essere spunto per grandi cose a livello di trama, siano solo di contorno, lasciando alla storia il ruolo di pretesto per svolgere un numero immenso di quest principali e secondarie. Aggiungete poi il fatto che la morte gioca un ruolo quasi del tutto indifferente, e starete sottraendo dall’equazione due dei cardini del genere, e cioè quella paranoia e quella psicosi da stress tipica delle storie di zombie. Questa mancanza viene leggermente corretta con la DLC (compresa in questa GOTY Edition) di Ryder White, una storia alternativa che vede il colonnello Ryder White raggiungere l’isola per sistemare i casini causati dall’infezione affrontabile solo in solitario.

Dead Island è  un bel gioco. Nella sua GOTY edition lo è ancora di più, e al prezzo a cui è reperibile, diventa un must have per i fan dei giochi di zombie, per chi ha strafinito i due Left 4 Dead, e per chi ha voglia di divertirsi con degli amici. Ben strutturato, caratterizzato da un comparto tecnico che si difende decentemente ma plagiato da una trama che lascia davvero a desiderare per approfondimento, può essere davvero causa di ore e ore di divertimento spensierato nonostante il tema trattato. Un gorefest da condividere con gli amici in grado di appassionare.

Leggi la recensione su Art of Gaming

Il trailer

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Discussione

Un pensiero su “Dead Island – Game of the Year Edition

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    Pubblicato da Michaela | 6 ottobre 2012, 11:13

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