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Indie gaming, retrogaming, sci-fi, videogame nostalgia, videogames

Gemini Rue

Continua l’escursione nella nostalgia iniziato con Beneath a Steel Sky e proseguito con Machinarium, con un’altra avventura indie. Creato nel corso di 3 anni solamente da Joshua Nuernberger (designer, grafico e sceneggiatore) con il tool Adventure Game Studio e solo successivamente pubblicato da Wadjet Eye Games, Gemini Rue è un’avvincente avventura grafica punta e clicca vecchio stile. Ma se Machinarium si presentava si come i classici del passato dal punto di vista del gameplay, Gemini Rue lo fa anche e soprattutto dal punto di vista grafico, imitando appunto illustri predecessori come il succitato BaSS, Future Wars della Delphine, il primo Gabriel Knight di Sierra o ancora i vari Indiana Jones di Lucasarts. Quindi grafica in pieno stile VGA, animata non perfettamente ma foriera di memorie videoludiche di “tempi migliori”.

La storia, un noir investigativo fantascientifico ambientato nel 2.229, vede l’ex criminale Azriel Odin affrontare la Boryokudan per scoprire cosa è successo al suo fratello scomparso. Nel contempo, in un luogo non precisato simile a una prigione, Delta-Six deve fare i conti con un’amnesia provocata artificialmente e capire di chi si può fidare per sopravvivere e fuggire. E tra colpi di scena, personaggi ben caratterizzati e le tipiche soluzioni di enigmi più o meno complicati, ci verrà mostrato un racconto che deve tanto sia a Blade Runner (le parti di Azriel) quanto al The Island di Michael Bay (gli episodi di Delta -Six), accompagnato da una colonna sonora evocativa e azzeccatissima, ma non priva a sua volta di citazioni e rimandi, opera di Nathan Allen Pinard. Il tutto, per giungere ad un finale riuscitissimo e che non potrà che piacere agli appassionati di fantascienza: non scrivo nulla per non fare spoiler, ma personalmente l’ho trovato geniale.

Certo, Gemini Rue non è privo di difetti. Uno su tutti, la monotonia delle ambientazioni. Tutta la prima parte vi vedrà girare nei panni di Azriel per gli stessi edifici della Pittsburgh del pianeta Barracus, in appartamenti tutti uguali. E per quel che riguarda Delta-Six, ancora peggio, essendo il nostro prigioniero della succitata struttura di riabilitazione. Il gioco prevede anche un sistema di combattimento con copertura per le sparatorie i cui comandi sono piuttosto complicati, soprattutto le prime volte. Ma anche verso la fine, probabilmente vi capiterà di morire perchè volevate sparare al nemico sulla sinistra e invece stavate mirando a destra.

Anche gli enigmi a volte sono un po’ troppo criptici, complice la grafica retro scelta volutamente che però non vi farà distinguere alcuni elementi fondamentali per proseguire nel gioco. E qui non si tratta di difficoltà vera e propria della sfida proposta, ma di mancanza di dettaglio che può risultare frustrante, anche se solo per un paio di episodi in tutto il gioco. La durata complessiva, ovviamente, dipenderà da voi, ma una prima run senza sapere nulla dovrebbe durare dalle 6 alle 8 ore, un tempo più he dignitoso se pensiamo che è lo stesso di campagne in single player di titoli mainstream moderni stravenduti come Call of Duty o il recente remake di Syndicate, giusto per rimanere in tema sci-fi/cyberpunk.

Impossibile però non perdonare i difetti appena elencati a Gemini Rue: è il frutto dello sforzo di una singola persona, che ha voluto tributare con passione un genere storico, creando qualcosa di interessantissimo e che lascia ben sperare per il panorama indipendente mondiale: bravissimo lui e ottima la scelta di Wadjet Eye Games di supportarlo.

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