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horror, retrogaming, videogames

Halloween Special: Survival Horror Top Ten

Leggendo il blog del mio amico Drago di Plutonio, ho trovato il suo speciale di Halloween dedicato alla saga cinematografica di Nightmare. Visto che il genere horror mi piace molto, e che adoro soprattutto trovarmi in mezzo a determinate situazioni “virtualmente parlando”, ho pensato di compilare una mia personalissima top ten di giochi horror. Generi diversi, piattaforme diverse e un range di tempo piuttosto largo, ma un solo fattore in comune: la paura. Ecco a voi i 10 titoli a mio avviso più spaventosi di sempre!

PS: ho scelto appositamente di non postare dei video per evitare spoiler. Youtube è pieno di materiale, ma se avete intenzione di giocare qualcuno di questi giochi, non rovinatevi la sorpresa, meritano davvero.

10) Dark Souls
(Multi – Namco Bandai)
Il pluri-incensato Dark Souls non dovrebbe rientrare in questa classifica essendo più uno strano mix di gioco di ruolo e avventura, ma è innegabile: più e più volte, durante l’esplorazione del mondo di gioco, avrete paura. Tanta anche. Non solo l’ambientazione angusta e in declino susciterà in voi solitudine e malinconia, ma la paura dell’ignoto, dell’inesplorato, vi farà provare molte emozioni contrastanti. E soprattutto sapere di essere da soli, contro creature malefiche e letali in grado di farvi perdere tutti i progressi compiuti vi farà sentire impotenti per tutta la prima run del gioco. Chiaro, una volta imparato a muovervi e incontrati tutti i mostri che vi si pareranno davanti non sarà più (quasi) un problema, ma il primo viaggio verso Anor Londo  sarà indimenticabile, anche grazie alla frustrazione causata dal vedervi uccidere più e più volte. Essere un fantasma non è mai stato rappresentato in modo più efficace, tanto che questo gioco è molto più bello di altri in questa classifica, e non appartiene proprio al genere in esame, ma l’indubbia qualità e le tematiche trattate gli meritano almeno una menzione, anche se in decima posizione.

09) Vampire The Masquerade: Bloodlines
(PC – Activision)
Altro titolo non propriamente survival horror, Bloodlines è un altro capolavoro mai dimenticato dai giocatori PC. Pubblicato in un periodo precedente al boom cinematografico dei vampiri che ha portato a fenomeni come True Blood e ispirato all’omonimo gioco di ruolo di casa White-Wolf, conteneva tutti gli elementi ormai sdoganati anche presso gli appassionati dell’ultima ora. Ma oltre ad essere un gioco dannatamente bello, con un senso di libertà incredibile nonostante l’ambientazione decisamente limitata, presenta alcune location ed episodi di una brutalità e un’atmosfera pazzesche. Penso alla casa infestata sulla spiaggia, allo scantinato del killer psicopatico, agli snuff movie di Hollywood, alle fogne infestate da mostruose aberrazioni o alla vampira cannibale di downtown, solo per citare alcuni dei momenti davvero orrorifici che costellano la storia del vostro personaggio, che sarà anche alle prese con vampiri orientali, licantropi, antichi sarcofaghi e tanto altro. Un vero capolavoro che vi immerge in un mondo oscuro dall’inizio alla fine.

08) Eternal Darkness: Sanity’s Requiem
(GameCube – Silicon Knights)
Esclusiva GameCube a cura dei mitici SIlicon Knights, creatori della serie Legacy of Kain e autori del remake per GameCube del primo Metal Gear Solid (il resto non lo citiamo che prima ce lo si dimentica meglio è, purtroppo), questo omaggio a Lovecraft non poteva non figurare in questa lista. Protagonisti di questa avventura nel tempo sono i protettori del Libro dei Morti (qualcun ha pensato Necronomicon?), che dovranno contrastare nel corso dei secoli i piani del centurione romano Pious Augustus, intento a risvegliare uno dei grandi antichi. Ogni storia sarà raccontata in una pagina diversa del libro, ora in possesso della bella Alex, che dovrà raccoglierle all’interno della casa del defunto nonno, protettore a sua volta. Il gioco presentava una storia “a capitoli” piuttosto lineare, ma il suo punto di forza è rappresentato sia dal materiale omaggiato che dalle trovate di gameplay. L’idea di un bel gioco sui miti di Chtulhu non era nuova, ma svilupparla in questo modo è stato geniale, per riuscire a coprire tutte le diverse possibilità e gli scenari offerte dalle storie del Necronomicon, fino al confronto finale con Pious Augustus “in persona”. Geniali gli “scherzi” che Eternal Darkness vi tirerà quando il vostro personaggio vedrà calare la sua sanità mentale, come il vedere esplodere la testa del vostro personaggio, trasformarvi in zombie, camminare sul soffitto, vedere il monitor tingersi di rosso o addirittura farvi credere che il salvataggio di gioco si stia corrompendo! Peccato che non avranno ripercussioni sulla trama, ma si limiteranno a disturbarvi. Per il resto, grande atmosfera e grandi tematiche per un gioco di cui, pare, stiano facendo finalmente un seguito.

07) Manhunt
(PS2/Xbox – Rockstar)
Niente horror per Rockstar con Manhunt, ma tanto, tantissimo survival. Il discussissimo titolo degli autori di GTA (sì, sempre loro) ha sconcertato tanto (se non di più) il pubblico e la stampa quando uscì, su PS2 e Xbox. Un gioco che vi vede impersonare un condannato a morte per omicidio, prigioniero di una trappola mortale grande quanto un’isola, popolata da una miriade di altri esseri umani più o meno brutali e spietati il cui unico scopo è quello di ucciderlo. E lui, per contro, deve sopravvivere e difendersi con quello che troverà a portata di mano. Difficile, cattivissimo e davvero spaventoso, Manhunt catturava la vera essenza dello spirito di sopravvivenza che spinge a fare QUALSIASI cosa pur di scamparla. E se uccidere uno dei cattivoni con una mazza da baseball o una pistola può essere considerato routine nel mondo dei videogiochi, farlo soffocandolo con un sacchetto di plastica, cogliendolo di sorpresa alle spalle, non si era mai visto. Brutale e spaventoso, il gioco non eccelle per il comparto tecnico quanto semmai brilla come esempio di espressione emotiva e interpretazione, mettendovi in una situazione molto immersiva e dalla quale uscire vivi è molto complicato, anche se non impossibile.

06) Dead Space 2
(Multi – EA)
Di Dead Space 2 abbiamo già parlato su questo blog. Ma come non citare il capolavoro Visceral Games in una classifica come questa? DS2 riesce a far collimare perfettamente l’atmosfera del primo Alien con le psicosi di Solaris e la paranoia di Pandorum o di Event Horizon, unendoli alla giocabilità di Silent Hill. Una città nello spazio ormai devastata dai necromorfi, creature aliene nocive e devastanti una volta esseri umani e un’ambientazione ormai trasformata in una trappola immensa in cui cadere nelle imboscate di mostri e umani. Un thriller fantascientifico che racchiude al suo interno, senza deturparle, le poetiche di altri giochi (Resident Evil, Silent Hill, Bioshock), ispirazioni involontarie le cui caratteristiche principali vengono sublimate in una giocabilità perfetta e una resa tecnica impressionante. Dead Space 2 nel panorama attuale può essere considerato l’ultimo vero survival horror. Ma non è al top della classifica in quanto è debitore agli altri titoli di molti aspetti che lo rendono grandioso.

05) Resident Evil
(PSOne – Capcom)
Signori, un inchino per favore. Ecco il primo responsabile di una vera e propria “epidemia” culturale, il primo, imitatissimo, Resident Evil di Capcom, classe 1996, Playstation One. È grazie a lui se oggi abbiamo così tanti giochi, film, fumetti, serie TV ecc… ispirate ai morti viventi, agli zombie, ai mangiacervelli. Il capostipite della fortunata serie Capcom (ormai in declino, come tanti franchise) è ancora oggi uno dei titoli più belli della saga, ed è anche migliore nella sua versione “Rebirth” uscita su GameCube nel 2002, con una grafica incredbile, un look aggiornato e lo stesso, incredibile mood da B-movie. La storia è quasi inutile ripeterla, la conosciamo tutti (o almeno, se state leggendo queste righe, dovreste conoscerla), ma va riconosciuto quello che è stato questo vero capolavoro che ha consacrato Shinji Mikami all’Olimpo dei game designer. E non importa se gli enigmi erano assurdi, se la recitazione faceva pena, se la grafica oggi risulta datata e i comandi imprecisi e macchinosi. Era imperfetto, ma quanto ci siamo spaventati ad esplorare villa Spencer, il suo giardino, la dependance con la pianta gigante, i sotterranei e i laboratori, sterminando zombie a coltellate, scappando dai velocissimi doberman e dagli hunter? Resident Evil 2, il glorioso seguito, era molto migliore dal punto di vista tecnico, ma il senso di claustrofobia e impotenza cche trasmetteva il primo capitolo non è stato mai raggiunto. Nostalgia canaglia.

04) Forbidden Siren
(PS2 – Sony)
E con Forbidden Siren ci avviciniamo al mondo dell’horror giapponese che ha spopolato all’inizio del nuovo millennio, con i vari The Ring, Ju-On e via discorrendo. Un tranquillo (fin troppo) villaggio della periferia giapponese viene invaso dagli shibito, demoni che si impossessano degli abitanti al suonare di una misteriosa sirena, rendendo impossibile l’aggirarsi per le strade e le foreste, i canali e le colline della cittadina. Solo un manipolo di fortunati, ancora in se, dovrà aggirarsi per il luogo e riuscire a sopravvivere. Costituito da singoli capitoli che vi vedranno impersonare di volta in volta un personaggio diverso, il gioco inizialmente è davvero angosciante, con l’atmosfera tetra e deprimente che lo caratterizza, e il fatto di doverci trovare sempre in situazioni nuove non fa che arricchire di volta in volta la storia, anche se la ripetizione di alcuni scenari già superati solo per acquisire più informazioni o oggetti sembra un po’ una forzatura per allungare la minestra. Purtroppo, a distruggere il senso di urgenza e di survival, esattamente al contrario di quanto succedeva in Manhunt, Forbidden Siren si rivela dopo un po’ più un puzzle game dall’ambientazione horror: basterà infatti memorizzare i percorsi degli shibito per riuscire a superare indenni quasi tutti i livelli. È innegabile però il senso di disagio che il titolo riesce a trasmettere, arrivando ad un pelo dal podio.

03) The Call of Chtulhu: Dark Corners of the Earth
(Xbox/PC – Bethesda)
E se Eternal Darkness citava Howard Philip Lovecraft, omaggiandolo, Dark Corners of Earth, ad opera di Bethesda, è un gioco “ufficialmente” ispirato ai racconti dello scrittore maledetto di Providence, e in particolare a The Shadow Over Innsmouth. Nei panni dell’agente privato Jack Walters, dovrete recarvi nella desolata cittadina di Innsmouth e indagare su di un caso di sparizione irrisolto. Ambientato nel 1922, il gioco vi metterà di fronte momenti davvero lenti (soprattutto all’inizio) a fughe disperate, scoperte terrificanti e personaggi ben caratterizzati, anche se forse la tecnologia di allora non era in grado di supportare l’ambizione del progetto. È davvero un peccato che gli abitanti di Innsmouth siano tutti (o quasi) rappresentati dallo stesso modello poligonale, o che il gioco fosse pieno di bug, o ancora che per proseguire nella storia spesso e volentieri si doveva andare a tentoni, risolvendo alcuni momenti senza sapere nemmeno come. Ma l’atmosfera è incredibile, le atrocità che vedrete saranno agghiaccianti, e metteranno a dura prova la stabilità mentale del vostro alter ego, come nei più classici dei racconti legati ai miti di Chtulhu.

02) Project Zero
(PS2 – Tecmo)
Altro titolo tutto made in Japan, Project Zero era in grado di raggelare il sangue del giocatore grazie a un’idea geniale. Una ragazzina si trova intrappolata in una vecchia casa medievale giapponese, e deve sopravvivere solo grazie alla sua “camera obscure”, una vecchia macchina fotografica in grado di intrappolare gli spiriti. All’interno dell’antica magione, dovrà indagare sugli omicidi che si sono consumati e liberare così il luogo. E proprio questa modalità di “combattimento” rende il gioco interessante: prendendo la mira, la visuale passa in prima persona, e vi permette di vedere attraverso la lente mistica della macchina fotografica. Per colpire gli avversari dovrete aspettare che siano il più vicino possibile al centro del mirino, ottenendo punti utilizzabili per potenziare il vostro utilissimo strumento. Che si rivelerà fondamentale anche per risolvere alcuni enigmi, svelare passaggi segreti, trovare oggetti nascosti. Project Zero contiene tutti gli elementi di successo del cinema horror giapponese: una ragazzina sola e spaventata vestita da scolaretta, una grandissima casa popolata da spettri invisibili ma pericolosissimi, una colonna sonora minima e azzeccatissima, e quell’atmosfera da film di serie B che sembra permeare tutta la produzione cinematografica orientale, diventando oggetto di culto tra i fan.

01) Silent Hill 1 e 2
(PSOne – Konami)
Lo so, questo risultato era prevedibile. Anche troppo. Ed è inutile starci a girare intorno, Silent Hill 1 e 2 sono ancora oggi, nonostante gli anni passati, i due giochi horror più spaventosi e meglio realizzati di sempre. Si avete letto bene. Il primo posto è un parimerito. O almeno per me è impossibile scegliere tra questi due giochi quali sia il migliore. Il primo Silent Hill, datato 1999, rappresentò l’ambizione di Konami di voler raggiungere e superare la Capcom di Resident Evil, sfruttando la tecnologia della PSOne in modo incredibile, forse anche al di là delle possibilità. Se infatti il titolo di Shinji Mikami presentava solo modelli poligonali dei personaggi su sfondi renderizzati e statici, Silent Hill vedeva il povero Harry Mason alla ricerca della figlia Cheryl all’interno di una città interamente poligonale! Ma si trattava di uno sforzo che la prima, povera, piccola console Sony non poteva sopportare, quindi decisero di “barare”, inserendo un fittissimo strato di nebbia per permettere alla console di caricare con calma la nuova porzione di poligoni mentre il giocatore si perdeva nei meandri del luogo.

E così, quello che fu un escamotage per camuffare una pecca, si trasformò in uno dei punti di forza e caratteristica della serie, dandole unicità in un panorama che si face in seguito sempre più affollato di cloni. Ma non solo la nebbia ovviamente fu il segreto del successo di questo gioco. Innanzitutto la trama era capace di unire una storia simile ai racconti di Lovecraft (sette sataniche, antiche divinità e riti disumani) con l’ambientazione quotidiana degli horror americani e degli avversari diversi dal solito. Non zombie, non mostri, ma perversioni di figure un tempo umanoidi, straziate dall’influenza maligna che la maledizione della città ha avuto su di loro. Una sintesi perfetta degli elementi presenti in tutti i titoli citati finora, capace di rendere Silent Hill appetibile a tutti i tipi di giocatore. E se il primo capitolo merita per tutti i fattori succitati, il secondo ne è il miglioramento esponenziale, presentando un comparto tecnico perfetto e una storia ancora più triste e malinconica. Insomma, se non avete giocato i primi due Silent Hill vi siete persi un pezzo di storia videoludica in grado di raggelare il sangue e rendervi partecipi di due delle migliori e meglio narrate storie che il medium sia stato in grado di offrire.

Altri titoli degni di nota ma fuori classifica:

Left for Dead 1&2: splendidi, angoscianti, violenti e pieni di citazioni, ma purtroppo più sparatutto che survival horror. All’inizio ci si spaventa, ma poi ci si diverte. Il che è una gran cosa, ma non è lo scopo di questa classifica.

Dead Island: ottima ambientazione, ottima idea, ben sviluppata ma un po’ ripetitivo e soprattutto, troppo gioco di ruolo e poco survival horror. Anche questo all’inizio spaventa, ma quando se la morte non ha il valore che dovrebbe, il gioco scivola fuori dalla classifica.

The Walking Dead: non è ancora finito, e non l’ho ancora giocato, dato che sono in attesa della versione retail per giocarlo tutto di fila. Dalla fama di TellTale Games e dall’entusiasmo che lo circondano, dev’essere un vero capolavoro.

Amnesia – The Dark Descent: non l’ho giocato interamente, ma pare che sia un capolavoro indie davvero notevole. Ho provato la demo e confermo che quantomeno il mood è azzeccato e la sensazione di impotenza ne fanno un gran gioco, peccato che già io soffra di “motion sickness” negli FPS, se poi anche il gioco ondeggia di suo, il risultato nausea (anche se per i motivi sbagliati) è assicurato.

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