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fantasy, fumetti, horror, PS3, videogames

Darksiders II

Uscito quasi in sordina nel 2010, il primo Darksiders si è rivelato presto un piccolo gioiello. Creato da Joe Madureira, superstar del comicdom americano alla stregua di Todd McFarlane, QUEL PRIMO CAPITOLO che ha vedeva il Cavaliere dell’Apocalisse Guerra invischiato in un complotto molto più grande di lui ha visto un suo seguito a giugno di quest’anno. Questa volta però l’hype creatosi attorno a Darksiders II era enorme dato il succcesso del primo capitolo. Anche il sottoscritto sperava nel Game of the Year 2012: tanti e tali erano gli elementi che mi avevano fatto innamorare di Darksiders che vedere tutto spinto all’ennesima potenza poteva renderlo solo un capolavoro. Ma così non è stato purtroppo. Se sto scrivendo queste righe a fine novembre, dopo aver finito il gioco, un motivo ci sarà…

Ma andiamo con ordine: la formula vincente trovata da Madureira e Vigil Games per il primo capitolo della serie era composta da:

– 1/2 Legend of Zelda: Ocarina of Time per il gameplay e la struttura

– 1/4 Legacy of Kain/Soul Reaver per ambientazione dark fantasy

– 1/8 Shadow of the Colossus per le galoppate a cavallo e alcuni nemici davvero giganteschi

– 1/8 Devil May Cry/God of War per i combattimenti frenetici e l’azione

Dosati con dovizia questi elementi sono stati in grado di creare un gioco favoloso. Ma evidentemente la mania e la compulsione del mercato che spinge tutti a strafare, unita alla crisi (fortissima) che sta mettendo in ginocchio THQ, produttore del gioco, deve aver fatto sì che gli sviluppatori volessero proporre qualcosa di nuovo, aggiungendo un paio di elementi al tutto. Così abbiamo ancora più azione e velocità nei combattimenti (a volte talmente tanta da non capire nemmeno cosa succede sullo schermo), l’elemento parkour appena accennato nel primo capitolo esasperato e un nuovo elemento hack’n’slash/gdr che rende tutto un po’ più macchinoso.

Certo, il 2012 è stato l’anno di Diablo III e di Skyrim, quindi perché non approfittare e strizzare l’occhoi aggiungendo un altro genere al mix? Perché NON CE N’ERA BISOGNO! Ci sarà un motivo se il succitato Ocarina of Time è considerato tuttora il miglior Zelda della serie, no? Era semplice, ma non banale. Aveva meccaniche rodate e potenziate dalla terza dimensione (era il primo capitolo per Nintendo 64) ma fondamentalmente rimaneva fedele ai suoi predecessori. Una barra di energia, una di “magia” e un oggetto extra equipaggiabile alla volta utile a risolvere enigmi, backtracking dovuto alle nuove abilità e oggetti in nostro possesso e basta, per permetterci di concentrarci sul mondo che stavamo esplorando, alla storia che stavamo vivendo. In Darksiders II succede esattamente l’opposto. Se già la storia del primo non fosse un capolavoro machiavellico, qui siamo ai minimi termini, con buchi sparsi qua e la, magari voluti e da riempire coi prossimi capitoli, ma magari no. Ma chi se ne frega, avranno pensato a Vigil Games, tanto gli mettiamo la scheda del personaggio con tanti bei numerini e stat, un sistema di equipaggiamento potenziabile, un sistema di loot come in Diablo, due skill tree per far evolvere il personaggio e non se ne accorge nessuno. Il risultato? Difficile rispondere.

Eh sì, perché nonostante questo il gameplay rimane più o meno invariato, forse un po’ più personalizzabile (ed è sempre un bene), e l’ambientazione, nonostante all’inizio assomigli fin troppo alla serie fantasy a fumetti Battle Chasers di papà Madureira, poi riprende i toni cupi del primo grazie una storia che si intreccia piuttosto bene (a parte i buchi di cui sopra) con quella del prequel. Già, perché Darksiders II è ambientato in contemporanea al primo capitolo. Mentre Guerra deve scoprire chi l’ha incastrato facendogli portare l’Apocalisse sulla Terra in anticipo, suo fratello Morte, protagonista di questo gioco, dovrà muoversi tra un piano e l’altro dell’esistenza per fermare la Corruzione che ha inquinato il creato, raggiungere il Pozzo delle Anime e decidere se riportare in vita la razza umana e rimediare al guaio commesso da Guerra. Ovviamente per fare ciò non gli basterà una mezza giornata libera, quanto invece dovrà attraversare mondi, esplorare labirinti, aprire portali, sconfiggere demoni e angeli ribelli, risolvere enigmi e cacciare bestie mitologiche di diverse fogge e dimensioni. E questo è il prolema principale della trama: Morte non fa altro che andare a testa bassa contro tutto e tutti, prendendo a falciate sul muso chiunque incontri. Ovvio, non mi aspettavo una trama sconvolgente e introspettiva come quella di un Silent Hill 2, ma qualcosa di meno “ignorante” sarebbe stato apprezzato. Aggiungete al tutto delle cutscene riassuntive (finale compreso!) composte da tavole semi-statiche commentate dalla voce narrante e un po’ di bug sparsi e capirete che si tratta di un gioco che poteva dare di più, e molto, se non fosse stato confezionato con una certa fretta (nonostante la data di lancio iniziale sia anche stata spostata).

Con ciò non voglio sminuire quello che rimane un gran bel gioco (decisamente sopra la media comunque), dall’ottima longevità (30 ore senza fare praticamente nessuna sub-quest), un look ispiratissimo, una colonna sonora molto evocativa (a cura di Jesper Kyd, già autore delle musiche di Assassin’s Creed II) e tanto divertimento da offrire. I personaggi che incontrerete sono memorabili, le armi a vostra disposizione e le tecniche che potrete utilizzare sono altrettanto efficaci, e davanti ad alcuni paesaggi non potrete non rimanere a bocca aperta (il cielo infernale è qualcosa di incredibile). Darksiders II è un titolo in grado di farsi apprezzare e ricordare con gioia se siete amanti di almeno uno dei generi da cui il gioco prende ispirazione.

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