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The Dig

Non sono mai stato un patito delle avventure punta-e-clicca di LucasArts. Sì, certo, ho giocato la serie di Monkey Island (anche se non con una grande continuità, tanto che il primo l’ho finito solo l’anno scorso in versione HD) e ho finito Full Throttle in un momento di nulla totale da giocare (in ufficio tra l’altro, ma non ditelo al mio capo). Ho iniziato a scavare in questo genere tempo fa, complici Steam e GoG, con alcuni giochi davvero belli, sia nuovi che vecchi, il cui feeling è sempre lo stesso. Questa volta è il turno appunto di LucasArts e di un prodotto molto particolare: The Dig. Si tratta di un’avventura fantascientifica che avrebbe dovuto portare una ventata di freschezza nel genere, interrompendo la sequela ti titoli caratterizzati da ilarità e divertimento. Fino ad allora i titoli di punta della casa di Lucas erano stati la saga di Monkey Island, Maniac Mansion e Day of the Tentacle, e anche due capitoli di Indiana Jones spettacolari (soprattutto Fate of Atlantis, di cui, prima o poi, mi occuperò). Ma anche questi ultimi avevano sempre un velo di comicità e spensieratezza che permeava la narrazione. Nato come sceneggiatura di Steven Spielberg per un film, causa impossibilità tecnica e budget limitato, The Dig fu trasformato in un gioco che anche a distanza di anni (17!) rappresenta una sorta di mito idolatrato dai fan. Gioco decisamente diverso dal resto della produzione Lucas che l’ha preceduto, The Dig si presenta più come un emulo di Myst che non di Monkey Island. Ma non fraintendete: il classico stile LucasArts è mantenuto al 100%, con personaggi a schermo, un inventario dal quale attingere gli oggetti che vi serviranno per proseguire e una tonnellata di enigmi da risolvere. Ma la vera differenza sta principalmente nelle meccaniche legate alla narrazione.

In The Dig il protagonista è il comandante Boston Low, un militare incaricato di guidare una spedizione spaziale sull’asteroide Attila, in rotta di collisione con la Terra. La missione dovrà piazzare delle cariche esplosive sulla superficie e far saltare così il meteorite. Esatto, come in Armageddon. Questa volta però raggiungere l’asteroide e piazzare le cariche sarà solo l’inizio di quello che per molti versi (ma non voglio fare spoiler) verrà tratteggiato esattamente come il più classico dei film di Steven Spielberg, e l’intero racconto si baserà sul contatto tra la nostra civiltà e una civiltà aliena tecnologicamente avanzatissima, di cui Attila in realtà non è altro che un veicolo mandato alla deriva nell’universo. Una volta entrati nel meteorite infatti i 3 protagonisti (il succitato Low, Maggie Robbins, giornalista ed esperta di lingue e il dottor Ludger Brink) si troveranno a dover risolvere un antichissimo mistero per tornare a casa. Ed è proprio l’ambientazione del gioco a fornire la “scusa” principale per distaccarsi dal genere. Se infatti lo SCUMM continua ad essere il motore che gestisce l’intera esperienza, la desolazione e gli intricatissimi enigmi che incontrerete faranno si che vi troviate immersi in un’esperienza estraniante e diversa, che ricorda molto appunto giochi come Myst o Riven: enigmi apparentemente senza senso, da risolvere in maniera empirica il più delle volte e pochissimi PNG coi quali interagire (in questo caso solo i vostri compagni).

The Dig non è un gioco per tutti quindi. Non solo non presenta praticamente nessuna delle caratteristiche “simpatiche” degli altri giochi LucasArts, ma la difficoltà delle prove da superare, nonché il tema trattato, ne fanno un titolo molto maturo. Personalmente lo ritengo un gran gioco, ma ammetto che non sarei mai riuscito a superare alcuni enigmi senza usare una guida. Un paio di puzzle non sarei MAI riuscito a risolverli, mentre per altri la grafica ormai datata del gioco mi impediva di capire cosa selezionare (come era accaduto con il recente Gemini Rue). Però non posso fare a meno di consigliare questo avvincente racconto interattivo a chiunque. La realizzazione tecnica per allora eccelsa, la colonna sonora fantastica (scaricabile gratuitamente da QUI) e la storia, che è stata anche trasposta in un romanzo/audio drama, sono tutti elementi incredibili, che richiamano tantissimo i temi amati da Spielberg e le produzioni cinematografiche moderne.

Capisco il perché della fama di questo gioco. Dopo anni riesce ancora ad essere un validissimo esemplare di avventura punta-e-clicca, e riesce a trasmettere una soddisfazione incredibile ogni volta che si prosegue risolvendone gli enigmi, mentre i pochi protagonisti riescono a raccontarci una storia in cui sono racchiuse alcuni dei capisaldi della letteratura di genere e, nel suo piccolo, riesce anche a disegnare un profilo psicologico della nostra società, criticando la sete di potere, avvertendoci del pericolo insito nelle possibilità donateci dalle scoperte scientifiche e dalla brama di infrangere i limiti che ci rendono umani. E stiamo parlando “solo” di un videogioco.

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