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letteratura, Philip K. Dick, sci-fi

Philip K. Dick – L’Androide Abramo Lincoln

di Philip K. Dick

pagine: 278

prezzo: 6.90 €

Editore: Fanucci

Riassunto del romanzo dal sito ufficiale:

Louis Rosen e i suoi soci vendono persone. O, per meglio dire, ‘simulacri’, esseri umani sintetici, veri e propri cloni di personaggi storici come Abramo Lincoln, il presidente degli Stati Uniti più amato e più profondamente segnato da conflitti interiori, e Edwin M. Stanton, il suo ministro della Guerra. L’unico compratore che si presenta loro, però, è un avido multimilionario i cui progetti di utilizzo dei simulacri potrebbero portare a Louis dei seri problemi con la legge. La situazione, inoltre, è complicata dal fatto che qualcuno – o qualcosa – come l’ex presidente potrebbe non avere alcuna intenzione di essere venduto. I due simulacri risultano infatti ostinati e interiormente complessi proprio come coloro di cui sono le perfette repliche. Impossibili da gestire, e a volte più umani di chi li ha costruiti. L’androide Abramo Lincoln utilizza il ‘simulacro’ come punto di partenza per una spietata disamina della condizione umana, che culmina nella cupa visione di una vita tanto crudele quanto dominata dalle leggi implacabili dell’inganno e della vana illusione.

Ennesimo, ottimo romanzo della “seconda era” dickiana e pubblicato solo nel 1972, L’Androide Abramo Lincoln (in inglese “We Can Build You”) si presenta come una storia in cui la fantascienza sembra essere stata accantonata. Prima di essere un romanzo di sci-fi infatti, è la storia molto personale e drammatica di Louis Rosen, che davanti alle difficoltà di una vita di lavoro e alienazione crolla, fino a risultare più instabile addirittura dei primi due simulacri che la sua società riesce ad assemblare.

Prequel di quel “Do Androids Dream of Electric Sheeps?”, più universalmente noto come Blade Runner grazie alla sua grandiosa trasposizione cinematografica, questo romanzo presenta un’altra evidentissima differenza con la produzione classica dell’autore: è infatti l’unico esempio (che io ricordi) di narrazione in prima persona scritto da Dick, e l’esperimento, visto il tono dell’opera, è un successo. Sarebbe stato impossibile non rendere totalmente alieni alcuni passaggi senza sapere cosa passa per la testa di Louis,soprattutto verso la fine, in cui viene accantonata quasi del tutto l’idea alla base del romanzo per lasciare spazio all’aspetto più introspettivo della vicenda. Personalmente avrei preferito gli ottimi, spiazzanti episodi legati all’umanità dei due simulacri, che si rivelano meno alienati degli esseri umani, che invece ricorrono come se nulla fosse a ricoveri presso strutture psichiatriche per correggere “problemi” comportamentali e psicotici che li definiscono, quasi a voler rendere tutti gli uomini uguali e perfetti.

E lo slogan della Tyrell del film di Scott, “Più umano dell’umano”, si rivela quindi già efficace ben prima della nascita dei Nexus 6 nel (fittizio) 1992 del sequel di questo libro. Impossibile, se se ne conosce un po’ la storia, non poi pensare a Rosen come a una (delle tante) trasposizioni dell’autore nel mondo da lui immaginato. Totalmente ignorato dalla sinossi del sito ufficiale ma importantissimo ai fini della narrazione sarà Pris Frauenzimmer, figlia del socio di Rosen, che in quanto fenotipo della donna ideale dell’autore (attraente, apparentemente indifesa ma tosta e distruttiva) diventa l’ossessione di Louis/Dick e sarà la causa scatenante delle psicosi latenti nella sua mente. Scritto quattro anni dopo il suo sequel, questo volume mostra tanti rimandi al più famoso compagno senza però precludere a chi non lo avesse letto l’accesso ai suoi contenuti, ai suoi significati e alle sue visioni da incubo che consentono, vista la vicinanza tra autore e protagonista, di conoscere ancora meglio i processi mentali che caratterizzavano la psiche di Dick.

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