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Art of Gaming, Indie gaming, videogames

The Cave

“Dentro una dimora sotterranea a forma di caverna, con l’entrata aperta alla luce e ampia quanto tutta la larghezza della caverna, pensa di vedere degli uomini […]che portano lungo il muricciolo oggetti di ogni sorta. […]”
“Strana immagine è la tua, e strani sono quei prigionieri.”
“Somigliano a noi. Credi che tali persone possano vedere, anzitutto di sé e dei compagni, altro se non le ombre proiettate dal fuoco sulla parete della caverna che sta loro di fronte?”
Platone, La Repubblica

Parlare di The Cave, l’ultima fatica di Tim Schafer e di Ron Gilbert, non è facile per niente. Innanzitutto, se non sapete chi sono questi due importanti figure del business videoludico significa o che non ve ne frega nulla oppure che siete stati praticamente dei vegetali negli ultimi 20 anni. O che non avete mai giocato un episodio di Monkey Island, Grim Fandando, Full Throttle o il più recente Psychonauts. Solo per citarne alcuni. Potete rimediare in due modi (oltre a barare andando su Wikipedia): o vi giocate i suddetti titoli e tornate a questa recensione tra un paio di settimane, oppure leggete quanto segue e poi giocate ai succitati giochi. Prima o poi, comunque, quei giochi li dovete giocare.

Ma torniamo a The Cave. Prodotto da Double Fine (lo studio responsabile di Brutal Legend per EA) con Ron Gilbert come “special guest” e autore principale, quest’avventura reperibile solo tramite digital download (PSN, Xbox LIVE e Steam) rappresenta un mix stravagante tra il platform e il puzzle game. Se infatti dovrete risolvere tutte le situazioni che vi si pareranno davanti con l’astuzia, la realizzazione di questi enigmi dovrà avvenire tramite un minimo di perizia con il controller (o con il mouse e la tastiera). Si tratterà prevalentemente di enigmi piuttosto semplici come “porta un oggetto dal punto A al punto B”, oppure “usa l’oggetto X con l’oggetto Y per recuperare l’oggetto Z”. Nulla di trascendentale insomma.

Il punto di forza di The Cave sono però i protagonisti della storia, o meglio delle storie: 3 dei 7 diversissimi personaggi tra cui potrete scegliere all’inizio, ognuno di loro avrà un’abilità diversa a disposizione. Il gruppo è formato da: la scienziata, la viaggiatrice del tempo, il cavaliere medievale, lo zoticone, i gemellini, l’avventuriera e il monaco. I loro poteri, rispettivamente, sono: la possibilità di hackerare porte, teletrasportarsi, diventare invincibile, respirare sott’acqua, creare dei cloni, aggrapparsi e dondolare dalle sporgenze e spostare oggetti con il pensiero. Sarà proprio con l’interazione tra i tre personaggi che sceglierete a rendere unica l’esperienza di gioco, viste le molteplici combinazioni eseguibili. La cooperazione sarà fondamentale per superare i diversi enigmi e proseguire nell’esplorazione della mitica caverna parlante in cui si troveranno bloccati i vostri eroi una volta entrati.

La trama del gioco è quasi inesistente, e vedrà ognuno dei vostri svelare parte del suo passato, man mano che procederete nell’avventura, tramite alcuni dipinti che ne ritrarranno i vari momenti. Ed è questo, ad avviso di chi scrive, il vero punto focale del gioco. Tutta l’avventura è una metafora, e la Caverna (i cui commenti sarcastici vi accompagneranno lungo tutta la durata del gioco) è molto più che una semplice spelonca. Al pari dell’isola di Lost (nota serie TV che impazzava un paio di anni fa) si tratta di un luogo mistico che aiuterà i nostri a ripercorrere i punti focali della loro vita. Come nel mito platonico infatti, la Caverna rappresenta la schiavitù e l’ignoranza. Uscirne vorrà dire, per i sette personaggi, raggiungere un livello più alto di conoscenza (di se stessi) e di “illuminazione”. Messi infatti di fronte alla loro vicenda personale, risulteranno tutti molto meno eroici di quanto ci si aspetterebbe, fino a raggiungere la meschinità.

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