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Dragon Quest IV: Le Cronache dei Prescelti

Prima parte della cosiddetta Trilogia Zenithiana, Dragon Quest IV: Le Cronache dei prescelti su NDS non è altro che il porting della versione PSOne, a sua volta conversione dell’originale su NES. Difficile per me giudicare in maniera equa un titolo del genere, che non fa altro che spingere sul tasto della nostalgia più che essere davvero un gioco meritevole. Con questo non voglio dire che sia un brutto gioco, ma personalmente non sono mai stato un fan della serie, preferendo (a ragion veduta, credo) il rivale Final Fantasy.

In verità, a questo quarto episodio di Dragon Quest sono sempre stato legato: da piccolo, nel mio negozio di giocattoli preferito, mi era capitato di vedere uno di quei giochi elettronici portatili che andavano di moda negli anni ’80 con raffigurante proprio l’eroe e l’eroina di questo gioco (quelli coi capelli verdi). E mi rimase marchiato a fuoco sia lo stile di Akira Toriyama che il nome di qul gioco, che però non ebbi mai il modo di giocare. Quando poi crescendo mi appassionai ai videogiochi, e approfondii la cosa, scoprii infatti che si trattava di uno dei tanti capitoli della serie mai localizzati in inglese. E infatti ci vollero più di 20 anni perché il titolo uscisse anche in una lingua comprensibile, proprio su Nintendo DS.

Affascinato dalla fama della serie, avevo provato Dragon Quest VII su PSOne, che era considerato allora “il miglior JRPG della storia”, ma non lo portai mai a termine, vuoi per la troppo elevata difficoltà (di cui parliamo più avanti), vuoi per le meccaniche di gioco davvero obsolete. Qualche anno fa Square-Enix ha deciso però di portare su DS tutti e tre i capitoli più famosi della saga, traducendoli e finalmente dando loro un restyle sulla falsariga proprio di quel settimo episodio. Vista la penuria di titoli davvero belli su PS3 in questo periodo, ho deciso di affrontare questi 3 giochi, reperibili a prezzi davvero bassi e quindi facilmente recuperabili, partendo proprio da questo Dragon Quest IV.

Partiamo dalla trama, il cuore di ogni vero RPG. Le Cronache dei Prescelti è, purtroppo, una storia lineare, o quasi. Trattasi di 5 capitoli separati che vedono altrettante storie personali convergere in quella del nostro protagonista dai capelli verdi, l’Eroe Leggendario. Dopo un primo brevissimo prologo dove ci viene appunto presentato il nostro alter-ego, per una quindicina di ore circa dovremo vestire i panni dei 4 eroi secondari, ognuno dei quali destinato a grandi cose. Il primo che ci viene presentato è Gagliardo de’ Guglielmi, un cavaliere in armatura rosa (ma perché?) che dovrà salvare i bambini del suo regno, misteriosamente scomparsi dal giorno alla notte. Il secondo personaggio che dovremo impersonare è Alena, figlia dello zar di Zamoskva, che contrariamente alle aspettative del padre, non vuole essere una damigella da salvare, ma affrontare il torneo di Endor e dimostrare la sua forza al padre. Ad accompagnarla ci saranno i fedeli Kyril e Boris, rispettivamente il sacerdote e il mago del regno. Terzo personaggio presentato è l’ambizioso Baldo, armaiolo il cui sogno è quello di aprire una sua bottega personale e diventare un famoso mercante. Ultimo capitolo alternativo del gioco è quello in cui dovremo accompagnare Maya e Myra, due bellissime sorelle gemelle che vogliono vendicare l’omicidio del padre per mano del malvagio Balzack.

Una volta affrontati tutti questi racconti singoli, torneremo a prendere il controllo del nostro eroe. Nei suoi panni, dovremo impedire al male, incarnato in Psaro il massacratore, di completare alcune ricerche evolutive che gli permetterebbero di diventare una vera e propria divinità e annientare i popoli del mondo. Sulla nostra strada incontreremo i personaggi succitati e, una volta completato il gruppo, dovremo opporci a Psaro seguendo gli indizi che ognuno di loro ha trovato durante il loro girovagare. Come dicevo inizialmente, la trama e la scrittura in generale risultano davvero banali e semplici, con dialoghi assolutamente al limite dell’accettabile, ma caratteristici di un’epoca più semplice. Avete presente Dragonball? La parte iniziale, con Goku da piccolo? Ecco, il livello è quello, anche se si parla di rapimenti di bambini, di vendetta e di morte per tutti gli esseri umani. Ed è un peccato perché l’antagonista avrebbe potuto essere caratterizzato benissimo, con le sue motivazioni dettate dall’amore per una creatura speciale. Ma sono sfumature che si colgono appena nei dialoghi, e che a mio avviso hanno fatto sì che la serie fosse superata dal portabandiera di Squaresoft. Paragonare da questo punto di vista DQIV e FFIV infatti vede vincitore proprio l’opera di Hironobu Sakaguchi, con temi molto più maturi, affrontati con dialoghi più lunghi e meno essenziali, ma che danno un sapore molto più deciso al tutto. Qui sembra che tutto sia accessorio al gameplay, solo un pretesto banalotto per affrontare questo viaggio, nemmeno troppo corto (35 ore circa).

Anche dal punto di vista della giocabilità, Dragon Quest ne uscirebbe sconfitto,proprio per la sua mancanza di “extra”: la progressione dei personaggi è prefissata, non esiste alcuna possibilità di personalizzazione oltre all’assegnazione dell’equipaggiamento, e il sistema di combattimento è il classico a turni. Nei capitoli di Final Fantasy invece già dal secondo si parla di incremento delle abilità per esperienza, di dialoghi a scelta multipla, con tentativi sempre diversi di innovare un sistema collaudato.

Ma dei punti di forza li avrà questo Dragon Quest IV, no? Ebbene sì. Dal punto di vista tecnico è un piccolo gioiellino, e anche se non riesco più a sopportare Toriyama-san, la grafica del gioco (soprattutto per quel che riguarda gli sprite bidimensionali) è davvero be curata, con animazioni fluidissime dei mostri e personaggi super-deformed che si muovono in un ambiente tridimensionale davvero ben costruito. L’accompagnamento sonoro forse è la parte meno incisiva, con marcette e temi davvero poco memorabili e ripetitivi, ma sono quelli della serie, ed è impensabile che vengano cambiati. Inoltre, tutta la semplicità di cui sopra diventa, in un’epoca in cui per giocare servono tutorial su tutorial a inizio gioco, un tuffo nel passato che riporta indietro di molto, ma senza per questo risultare necessariamente facile, anzi! Sarà difficile capire che senza fare un po’ di grinding progredire nel gioco è impossibile, e anche sconfiggere i mostri dell’ennesimo incontro casuale può trasformarsi in un’impresa se non si pensa strategicamente, e se si arriva impreparati. Aggiungete al tutto la mancanza di effettuare salvataggi se non nelle chiese dei villaggi e avrete una vera esperienza da hardcore gamer. Di quelle che al giorno d’oggi fanno solo bene ai giocatori moderni, abituati a completare giochi di una facilità estrema.

Il trailer.

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Discussione

2 pensieri su “Dragon Quest IV: Le Cronache dei Prescelti

  1. Rimango perplesso di fronte a Dragon Quest: essenzialmente lo stesso gioco, riproposto per IX volte con davvero poche innovazioni tra l’uno e l’altro.
    A mio tempo apprezzai l’ottavo – ma soltanto perché era il mio primo, appena resomi conto di come fosse uguale (a parte la grafica) a tutti gli altri, decisi di abbandonare la serie.
    Eppure, in Giappone è la serie più di successo in assoluto, molto di più rispetto a Final Fantasy. Il che lo dice lunga sulla mentalità del pubblico Nipponico: preferisce la ripetizione all’innovazione; la stabilità rispetto al cambiamento.

    Pubblicato da Il Drago di Plutonio | 7 maggio 2013, 23:11
    • Beh sì, che i Giapponesi siano conservatori al massimo in fatto di gameplay e strutture di gioco è innegabile. Ricordi l’articolo del Doc Manhatthan su Resident Evil 4? Permettere a Leon di correre e sparare allo stesso tempo era una cosa troppo “occidentale”.
      In realtà DQ cerca di essere innovativo nella presentazione della storia: qui ci sono i capitoli separati che poi confluiscono in quello dell’eroe, nel 5 seguiamo la vita del protagonista dall’inizio alla fine, nel 9 siamo degli angeli mandati sulla Terra non so a fare cosa.
      Peccato che oggi il comparto narrativo di questo quarto episodio sia estremamente banale e lineare. “Innocente” è forse la parola giusta per definirlo. Niente trip mentali o viaggi tra realtà diverse come in alcuni FF.
      Però se ci son rimasto incollato per 35 ore, accettando il grinding sfrenato in alcuni punti, un motivo ci sarà. ^_^

      Pubblicato da kalyth | 8 maggio 2013, 08:22

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