you're reading...
animazione, horror, PS3, videogames

Catherine

Uscito già a marzo 2012 in Europa grazie alla lungimiranza di Deep Silver (che dovrebbe trattare più titoli Atlus a mio parere), Catherine è un gioco molto particolare e fa parte di quella corrente di prodotti tipicamente giapponesi che di solito non costituiscono dei veri e propri successi commerciali al di fuori del Paese del Sol Levante vista la sua unicità e stramberia.

Nei panni di Vincent Brooks, programmatore trentaduenne fidanzato da tanto tempo con Katherine, dovrete decidere come comportarvi dal momento in cui la bionda e sensualissima Catherine entrerà nella vostra vita per sedurvi, facendo vacillare le convinzioni del vostro alter ego. Che dalla notte di fuoco passata con lei in poi si troverà a vivere degli incubi che gli impediranno di dormire, mettendo in pericolo anche la sua vita, e non solo, notte dopo notte, in una storia di maturazione (o presunta tale) grazie alla quale il nostro deciderà che piega prenderà la sua vita.

E così, tra una cutscene e l’altra, vi sarà permesso di interagire coi vostri amici allo Stay Sheep, locale dove la compagnia di Vincent è solita trovarsi per “un goccetto” ogni sera. Da qui potrete interagire con gli avventori del locale, ascoltare musica; e gestire il vostro rapporto con le due ragazze tramite il vostro cellulare.

Durante le nottate di Vincent invece vi ritroverete a dover scalare una torre composta di blocchi quadrati da spostare freneticamente per raggiungere la vetta. La torre infatti sta crollando partendo dal fondo, e trovare i movimenti corretti sarà una vera e propria gara contro il tempo e contro la sorte tante e tali saranno le sfide che questa modalità puzzle vi metterà di fronte. Blocchi scivolosi, fragili, inamovibili, esplosivi, cangianti e tanto altre saranno le avversità da superare e sfruttare a vostro vantaggio per salvarvi la vita. Proprio così, cadere nel sonno equivale a morire nella realtà.

Durante queste fasi dovrete non solo raggiungere la cima della torre, ma anche evitare delle pecore umanoidi che scaleranno con voi e cercheranno di superarvi buttandovi giù, per poi parlare con loro nelle fasi di “riposo” tra uno stage e l’altro, ripassando con loro tecniche di scalata, procurandovi oggetti da usare durante  l’ascesa e potrete cercare anche di aiutarli emotivamente.

Nulla da dire per quel che riguarda quindi le parti puzzle del gioco, che poi costituiscono il vero gameplay di Catherine: si tratta di un gioco divertente, ingegnoso e assolutamente coinvolgente, nonostante a volte la difficoltà troppo elevata (comunque selezionabile) potrebbe farvi arrabbiare parecchio e desistere. Niente paura, al contrario di Vincent voi potete dormirci sopra, e una bella dormita spesso e volentieri vi rischiarirà le idee per proseguire il giorno dopo senza vedere cubi ovunque. Le noti dolenti vengono al pettine però nel comparto narrativo. Nulla di grave, ben inteso, ma si tratta di elementi perfettibili che avrebbero reso il gioco molto migliore.

Iniziamo da Vincent, il protagonista. Un cretino. Se siete fan dell’animazione giapponese sicuramente avrete presente Ranma e tutta la serie di equivoci che derivano dal suo non parlare apertamente, dal suo tentennare e dalla sua incertezza nei confronti di Akane. Bene, se in Ranma questo elemento serve per creare comicità, episodi divertenti e malintesi spassosi, qui il tono della cosa assume una gravità tale da risultare fastidioso. Incalzato dalle sue due donne sarà infatti incapace di esprimersi con frasi di senso compiuto, esprimendosi a monosillabi e smorfie che definire fantozziani è riduttivo, facendo giustamente incazzare non solo le sue interlocutrici ma, spesso e volentieri, anche il giocatore. Secondo aspetto poco convincente infine è costituito dalle sessioni ambientate allo Stray Sheep. Qui vi sarà data l’illusione della libertà tipica dei giochi alla Tokimeki Memorial (uno dei simulatori di appuntamenti più famosi della storia) con la possibilità di parlare con i vostri amici e con gli altri avventori del locale. Se l’interazione coi primi è praticamente inutile, quella con gli ultimi invece potrà risultare fondamentale per la conclusione del gioco. È impossibile non notare la somiglianza nella voce di quel ragazzo con il cappello rosso con la pecora dotata dello stesso copricapo…

Inoltre, allo Stray Sheep potrete interagire tramite il cellulare di Vincent con le due ragazze, che vi manderanno SMS ai quali potete decidere di rispondere in modo variabile (ma in maniera molto poco libera in realtà) per gestire il triangolo amoroso di cui Vincent è il fulcro ma che inevitabilmente andrà avanti nello stesso modo, fino alla fine. Sono infatti previsti solo diversi finali, mentre i filmati animati non saranno influenzati dalle vostre scelte, dando quell’effetto di “distacco” avvertibile sensibilmente.

[Spoiler alert ON – Selezionate il testo qui sotto per leggere, contiene solo spoiler minori però, non dettagliati.]

Ultima nota negativa della produzione, a livello di storia, è rappresentata dal coinvolgimento del sovrannaturale nell’ultima parte della vicenda, a giustificazione degli accadimenti che vi avranno visto protagonisti di 7 notti di scalate furiose. Funzionava tutto benissimo a livello metaforico, con i soni di Vincent a rappresentare le sue paure e insicurezze, le pressioni di Katherine e la sua presunta gravidanza, il tradimento con Catherine e tutto quello che la vita mette davanti al ragazzo (e a tutti noi, tutti i giorni della nostra vita). Ma quando tutto questo viene attribuito a una specie di sortilegio ad opera di demoni (non dico altro) la cosa diventa ridicola. OK, Atlus è famosa per la serie di giochi di ruolo Shin Megami Tensei, dove i protagonisti “addomesticano” demoni per combattere il male e via dicendo, ma anche fosse voluto, questo collegamento è forzato e inutile.

[Spoiler alert OFF]

Per quel che riguarda la parte tecnica Catherine è un gioiellino, con grafica che alterna animazione vera e propria al cel shading (che io adoro), una colonna sonora eclettica (che potrebbe non piacere a tutti però) in grado di unire tantissimi generi diversi in mix che definire fantasiosi sarebbe riduttivo. I succitati difetti, oltre ad un non perfetto controllo del protagonista nelle sezioni puzzle (a causa di comandi che si invertono in modo poco intuitivo in determinate situazioni e una telecamera a volte proprio stronza) rendono il gioco un’esperienza non per tutti, che rappresenta però una ventata di aria fresca e novità rispetto ai soliti FPS/action tutti uguali a cui ci ha abituato il mercato degli ultimi anni.

Certo è che non basta questa particolarità ad elevare il titolo a capolavoro o a gridare al miracolo come invece si è letto tanto in giro. Ma rimane sicuramente una storia di romantic horror godibile inframmezzata da un gameplay stimolante e divertente ricco di extra, citazioni ad altri franchise di Atlus e un piglio accattivante.

Annunci

Discussione

Trackback/Pingback

  1. Pingback: Sonic Generations | Distant Visions - 18 settembre 2013

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: