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cinema, fantasy, fumetti, letteratura, MMORPG, retrogaming, sci-fi, videogame nostalgia, videogames

Ready Player One

 photo ReadyPlayerOne_Cover_zps17165761.jpgAutore: Ernest Cline
Casa Editrice: Random House
Pagine: 385

Being human totally sucks most of the time.
Videogames are the only thing that make life bearable.
– Anorak’s Almanac, chapter 9, Verses 1-2

Fenomeno letterario del 2011, rivincita della nerd culture mondiale (che sta diventando sempre più mainstream, basti pensare alle vendite spropositate di un gioco come GTAV), esordio grandioso per il suo autore, Ready Player One è un’opera magnifica. Non tanto per il “cammino” che compie l’eroe del romanzo, che ricalca la classica struttura dei romanzi fantastici, ma semmai per il modo sapiente che l’autore ha utilizzato per metterla insieme, mischiando tantissime influenze diverse senza farle stonare tra di loro, ma anzi, rendendole un tutt’uno inscindibile.

Wade è un ragazzo normalissimo, anzi, pure un po’ sfigato. Il mondo del futuro (2045) in cui abita è ridotto una schifezza (come al solito) e la gente, che abita in agglomerati urbani da incubo, a volte (come nel caso di Wade) costituiti da roulotte messe una sopra l’altra in simil-discariche dove trovare anche i beni di prima necessità è difficilissimo. La popolazione mondiale vive però in un mondo diverso, una realtà virtuale chiamata OASIS, nata come gioco di ruolo online, ma poi trasformatasi in una versione di successo di Second Life. In questo universo, che racchiude in se tutto lo scibile umano, tutti i mondi inventati dalla fantasia umana (dalla Terra di Mezzo di Tolkien alla galassia di Guerre Stellari) è possibile infatti lavorare, studiare, creare, giocare e, soprattutto, diventare famosi in un lampo. Il creatore di questa realtà alternativa, James Halliday, un fanatico degli anni ’80, è deceduto 5 anni prima dell’inizio della storia di Wade, e ha lasciato all’interno della sua creazione un easter egg, rintracciabile solo risolvendo un enigma che porterà alla ricerca di 3 chiavi da usare nei tre ispettivi cancelli. Una volta aperto e completata la sfida del terzo cancello, il “gunter” (egg-hunter) che avrà avuto successo erediterà tutta la sua fortuna, OASIS compresa, diventando quindi la persona più ricca e potente del mondo.

Ma oltre alle già grosse difficoltà della prova, Wade, come gli altri gunter dovrà affrontare la IOI, una malvagia multinazionale che vuole impossessarsi di OASIS ovviamente per trasformarla in una realtà a scopo di lucro e disposta a tutto per raggiungere il suo scopo. Questa è solo la premessa di Ready Player One, romanzo rivelazione di Ernest Cline che ho adorato dalla prima all’ultima pagina (e se conoscete un po’ il mio blog si capisce il perché). Scritto in maniera fluida e divertente, con tanto di digressioni per spiegare anche ai lettori meno avvezzi a certe tecnologie e terminologie di cosa si sta parlando, mai scontato e con personaggi caratterizzati davvero bene. Wade (o Parzival, questo il suo nome online) è infatti attorniato da Aech, il suo migliore amico con il quale ha passato anni a giocare ai successi degli anni ’80 e a studiare usi, costumi, film e musica dell’epoca, e Art3mis, una gunter famosissima in tutto il mondo per la sua abilità (misurata ovviamente in livelli di esperienza, come in ogni buon gioco di ruolo online).

Nelle quasi 400 pagine della versione originale (merita davvero molto in inglese, tanti e tali sono i giochi di parole al suo interno e lo slang internettiano presente che ancora fa fatica ad essere sdoganato in Italia) si assisterà alla ricerca di Wade e al suo modo di affrontare le prove che la sua ricerca gli metterà davanti, presentate con un’arguzia e una maestria tali da saper indurre non solo moti di nostalgia a tutti i fan di WarGames, dell’Atari 2600 o dei Rush, ma anche esaltare i giocatori di World of Warcraft o qualsiasi altro MMORPG o di Dungeons & Dragons. Lo ammetto, in alcuni punti Cline “esagera”: in una conversazione tra Wade e il suo amico Aech di due pagine l’autore passa da Ladyhawke e Legend ai film sugli Ewok, da D&D/Greyhawk a Swordquest, tra una partita a qualche gioco per Intellivision e l’altro. A volte esageratamente incomprensibile per i non addetti ai lavori, che rischiano di trovarsi spaesati. Ma per chi conosce tutto questo e ne ha fatto parte durante gli anni ’80, beh, è una festa! In un gioco di meta-letteratura e realtà, Cline diventa Halliday, che con il suo avatar Anorak ha creato il mondo abitato dai Wade e dai suoi amici, e allo stesso modo l’autore crea il romanzo in cui il lettore si perde, in un gioco di scatole cinesi che ricorda in parte la Storia Infinita e in parte Matrix, permettendosi di farcire il tutto con l’amore per il penultimo decennio del secolo scorso.

Un’epica moderna efficacissima, in grado di divertire e far riflettere, una storia avvincente come il miglior romanzo fantasy ma in grado di trasmettere un messaggio come solo la grande sci-fi sa fare. Ma al contrario dei soliti classici cyberpunk/post-apocalittici lo fa con goliardia e leggerezza (anche se non mancano i momenti classici delle distopie a cui siamo ormai abituati), citando e cogliendo a piene mani dagli argomenti preferiti del suo autore. Imperdibile per chi ama queste cose e consigliatissimo anche agli altri, che troveranno una storia scritta con amore e passione.

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