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fantasy, PS3, teatro, videogames

Puppeteer

A poche settimane dall’uscita delle console di nuova generazione, Sony continua a pubblicare giochi fantastici per la sua PS3. E lo fa con stile. A parte The Last of Us (quest’estate) e Beyond: Two Souls (molto più recentemente), ha infatti deciso di proporre al pubblico anche questo piccolo gioiello intitolato Puppeteer. Prodotto da Japan Studio, questo bellissimo platform-action potrebbe essere confuso come l’ennesimo “clone” di Little Big Planet, con la sua grafica tenera e realistica, ma nasconde un gameplay unico e una cura nei particolari davvero esemplare.

Spettacolare, ecco come definirei questo titolo se dovessi usare un solo aggettivo. Non solo è una meraviglia per gli occhi e per le orecchie, con un comparto audio-video davvero di prim’ordine, ma è letteralmente “uno spettacolo nel gioco” che presenta la storia come se fosse un’opera teatrale di burattini alla quale i giocatori stanno assistendo. A metà strada tra un racconto di Neil Gaiman e un film di Tim Burton, la vicenda vede protagonista il piccolo Kutaro, un bambino la cui anima è stata rubata dal Re Orso della Luna e che è stato di conseguenza trasformato in marionetta. Armato di Calibrus, un paio di enormi forbici magiche, dovrà attraversare la luna in lungo e in largo, sconfiggere i generali di Re Orso e il tiranno stesso, recuperando non solo la sua testa ma liberando anche le anime di tutti gli altri bambini che hanno patito la sua stessa sorte.

Puppeteer si presenta quindi come qualcosa di unico, che tutti coloro che si fossero (giustamente) stufati delle solite proposte moderne dovrebbero tenere in considerazione. Le trovate a livello di gameplay sono tantissime e vanno dal trovare e collezionare teste per sbloccare aree segrete, all’utilizzo di poteri sempre nuovi in grado di aggiungere varietà all’esplorazione e al combattimento.
Calibrus sarà poi fondamentale per la vostra cerca: non solo diventerà la vostra arma predefinita per combattere i mostri che racchiudono le anime dei bambini, ma vi serviranno anche per navigare all’interno dei paesaggi, permettendovi di tagliuzzare tutto quello che vi si para davanti, e sfruttare quindi tende, fogliame, fumo, carta e quant’altro per esplorare l’ambiente circostante.
Inoltre, anche la fata Picarina sarà indispensabile, dato che potrete controllarla con la levetta analogica destra e mandarla in avanscoperta o usarla per attivare congegni e distrarre nemici. Oppure potrà essere un secondo giocatore a farlo per voi aiutandovi durante l’esplorazione.

Cercherò di non fare spoiler troppo grandi, ma durante il gioco, l’avventura di Kutaro sarà permeata di momenti unici, non solo in grado di divertire e intrattenere, ma anche di rompere il cosiddetto “quarto muro”, facendo del metagioco un elemento fondamentale per non prendere troppo sul serio una vicenda che, vista in maniera seriosa, potrebbe risultare agghiacciante: anime di bambini rubate da un mostro sulla luna, generali che uccidono animali e opprimono gli abitanti del nostro satellite e mostruosità di ogni tipo sono infatti all’ordine del giorno, ma grazie all’ilarità che permea il racconto, tutto risulta davvero delizioso.
Per dimostrare quanto questo gioco sia “diverso” dagli altri vi basti pensare agli intermezzi narrativi, che a volte sono a detta di alcuni esageratamente lunghi, ma che ho trovato assolutamente in linea con il modus operandi di Japan Studio, che in questa sede ha voluto “fregarsene” dei canoni, valicando sempre e comunque la definizione di platform, con sezioni davvero diversissime tra loro e addirittura osando presentare in u paio di punti dei veri e propri piccoli musical, facendo cantare e ballare fatine e sirene.
E torniamo all’aspetto tecnico, con una nota in particolare sulla cura usata per le voci. Tutto il cast del gioco è perfetto, sia in inglese che in italiano: sarà il tono esagerato, l’ambientazione “infantile” o le performance sopra le righe dei doppiatori, ma tutto suona egregiamente e perfettamente in linea con la narrazione. La meravigliosa colonna sonora poi, a cura di Patrick Doyle (tra le altre cose autore delle musiche di film come Carlito’s Way, Harry Potter e Il Calice di Fuoco o ancora Frankenstein di Mary Shelley) è assolutamente grandiosa, e varia di genere sposandosi perfettamente al setting che varia con l’avvicendarsi del livelli affrontati, da castelli medievali, deserti messicani, grotte sotterranee, laboratori segreti, foreste di bambù e vi dicendo, dimostrando la poliedricità incredibile del compositore. Davvero un accompagnamento perfetto!

Insomma, non c’è NIENTE in Puppeteer che non meriti l’attenzione di un vero giocatore.
Entusiasmanti battaglie con boss giganteschi, inseguimenti a cavallo di creature fantastiche, paesaggi magnifici e magnificamente realizzati e una colonna sonora stupenda sarebbero già motivo di acquisto obbligato. Ma se poi pensate al prezzo proposto (40 €) è impossibile non voler provare Puppeteer: un titolo trattato con una cura e un amore che difficilmente si trovano nelle proposte mainstream moderne.

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