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Indie gaming, videogames

Thomas Was Alone

Buon anno a tutti! Eccomi finalmente con il primo post del 2014! Negli ultimi giorni mi sono passate per la testa tante idee per articoli relativi all’anno passato, alla generazione passata, alla next-gen, ma alla fine avrei scritto solo cose che potevate leggere benissimo altrove.
Magari un mio personal best del 2013 lo farò a breve, ma solo per non essere da meno rispetto a tutti gli altri.
Ma veniamo al gioco che da il titolo al post: Thomas Was Alone. Acquistato dopo averlo visto in QUESTO VIDEO principalmente sperando che questo tipo di narrazione alternativa potesse convincere la mia ragazza della potenza espressiva del mio medium preferito (con ovviamente scarsi risultati), me lo sono giocato da solo e ieri sera, alla terza sessione, sono giunto alla sua conclusione (circa 4 ore di gioco).
E devo dire che sono perplesso.
Per esprimere la mia perplessità, cercherò di calarmi nei panni di diverse tipologie di giocatore (finalmente un modo per dare libero sfogo alla mia schizofrenia!).

Casual gamer (donna)
Che carino! Thomas Was Alone è uno spasso! Dunque, nel gioco si muovono come dei pezzetti del tetris, e ognuno fa una cosa diversa dall’altro, tipo quello rosso salta, quello giallo lungo salta più in alto, quello quadrato blu galleggia in acqua, e quello verde cammina sul soffitto! Pazzesco! In ogni livello devi portare tutti i pezzettini al loro posto senza farli morire (ma se muoiono non succede niente, che tanto tornano subito in vita) e una volta che tutti sono nel loro spazio si passa al livello successivo. E i livelli sono tantissimi, sembra che non finisca mai!
Poi alcuni dicono che la grafica è brutta ma a me piace. Cioè non devono per forza esserci esplosioni e fucili disegnati benissimo perché un gioco sia bello, no? E la musica! Stupenda, se ci fosse mi comprerei il CD! Tutta suonata con il piano, dolcissima, soave, meravigliosa.
Solo una cosa non capisco: durante il gioco c’è sempre una voce fuori campo che parla di gente che fa cose, ma nel gioco non ci sono persone, solo i blocchetti che vi dicevo… boh, magari si sono sbagliati e hanno inserito queste storie per sbaglio. Alla fine si tratta di un gioco “indipendente”, “amatoriale”, no?
Oh, aspetta che posso fare un’altra torta in Candy Castle Maniac Rush!

Casual gamer (uomo)
Mamma mia che cagata! Ragazzi oh state lontani da sto Thomas is Alone perché boh, a me non è piaciuto proprio per niente. Cioè, sì, bella l’idea per i primi 5 minuti eh? Bravo, hai fatto una speccie di Super Mario con i pezzi del Tetris, ma una volta colta questa genialata non puoi farmi fare livelli tutti uguali a spostare blocchetti, a farli saltare e nuotare e volare. Che non sembre ma sti livelli (ho letto su wikipedia che ono 100) son tanti eh! Quattro ore di sta roba ti mandano in pappa il cervello.
No, non l’ho finito, sono arrivato al livello boh, 5 o 6, ma non capivo come fare ad andare avanti e l’ho disinstallato. Ma no, si, anche la musica ragazzi poteva essere un po’ meglio, alla fine già i livelli sono vuoti, se mi metti anche musica così noiosa io “me rompo”. Mi han detto che era un gioco in flash gratuito. Così aveva senso, ma pagarlo 5 euro (che potevo usare per scaricare l’ultima DLC di CoD ad esempio!) proprio no. Poi non c’è il multiplayer e a me piace giocare contro esseri umani veri, mica a ste robe.

Critico videoludico intellettuale
Thomas Was Alone è un capolavoro. E Mike Bithell è un genio. Con gli stilemi più cari e al contempo semplici mai utilizzati dal medium, riesce a raccontare una storia i cui protagonisti sono delle intelligenze artificiali in fuga da un mondo limitato e in collasso, metafora della condizione umana disperata.
Thomas, Paul, John, Claire e tutti gli altri suoi “amici”, sono infatti rappresentazioni concettuali di diverse personalità realmente rintracciabili nella realtà quotidiana, i “diversi”, gli emarginati: c’è il cubo verde per il quale le leggi della gavità funzionano al contrario (il gay), c’è il cubo grosso e pesante che tenta il suicidio (l’obesa), c’è il piccolo cubetto lento (l’asociale) e via dicendo.
Tramite una voce fuori campo, durante il completamento di ogni livello, ci verranno raccontate le loro gesta, che li cambieranno profondamente e faranno sì che tutti collaborino e si accettino l’un l’altro, unico modo di raggiungere la fine e anzi, diventare padroni della propria vita. E con loro, il giocatore non può fare altrimenti.
Imprescindibile perla videoludica che non solo arricchisce l’industria ma anche l’animo del giocatore. D’ora in poi ci vorrebbero solo giochi così per almeno una generazione intera.

Bastian contrario
Una presa per il culo. Ecco, l’ho detto. Ora tutti a dirmi “ma si ma non capisci un cazzo, ma che te lo spiego a fare che giochi solo ad Halo e Forza”. E invece lo sapete che ho ragione. Perché? Perché Thomas Was Alone è un platform banalotto, con livelli corti e facilissimi, con il quale ho buttato 4 ore della mia vita. Sì, la musica è carina, evocativa…. ma la storia è una cazzata che non c’entra nulla: allora posso anche io farvi vedere un puntino che si muove su una superficie e intanto raccontarvi che state muovendo una nave nell’oceano alla ricerca della terraferma e dirvi che quando c’è un vortice se vi avvicinate a bordo della nave ci sono delle rivolte e i marinai che non vogliono proseguire e via dicendo, ma se tanto a livello di gameplay non cambia NULLA, serve solo a prendervi in giro, no?
Poi tutto sto minimalismo oggi ha rotto le palle, e l’arte videoludica, e l’esperienza interattiva, e la metafora di questo e di quello… Ma un gioco serio, vero, me lo volete fare? Se spendo dei soldi voglio un gioco che sia ben confezionato sotto tutti i punti di vista, texture in alta definizione, ambienti realistici e via dicendo. E se volevo vedere una storia guardavo un film.
Oppure se volete un platform lasciate fare a Nintendo, che almeno (solo) quelli li sa fare bene.

E io dove mi colloco tra questi esempi (esagerati ovviamente… o forse no?) di gamer?
A metà strada direi. il gioco di Bithell mi ha divertito, soprattutto per la parte narrativa. Vuoi per il forte accento british, vuoi per le citazioni nerd (“Thomas knew that existed a thing called “cake” but also that it was a lie”) ho trovato irresistibile questo accompagnamento, nonostante a volte sembrasse appiccicato un po’ a forza su quanto stava accadendo a schermo.
Inoltre, alla fine del centesimo livello, tutto si interrompe senza che venga data più alcuna informazione sul fato dei suoi protagonisti.
Però dal punto di vista del gameplay ci troviamo davanti a un buon puzzle-platform, originale anche se a volte un po’ ripetitivo, ma mai noioso: i livelli durano il giusto e le meccaniche da sfruttare (con i poteri dei vari protagonisti) si alternano in maniera abbastanza varia.
Per quel che riguarda l’accompagnamento sonoro niente da dire, proprio stupend: aiuta tantissimo ad immergersi in questo mondo virtuale quasi vuoto in cui possiamo facilmente immedesimarci in almeno uno dei suoi abitanti.

Ho iniziato a esaminare giochi indie da un po’ di tempo e devo dire che nonostante anche il mercato mainstream ci abbia dato molte soddisfazioni nell’ultimo periodo sono sempre i “giochini” come questo che mi fanno ben sperare. Perché (molto) prima del coloratissimo Super Mario 3D Worlds su WiiU c’è stato QUESTO. E se oggi abbiamo giochi come Thomas Was Alone (che non è perfetto, ma perfettamente equilibrato), allora possiamo solo sperare di immaginare cosa ci aspetta in futuro.

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