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Bravely Default

Cara Square-Enix,

ti scrivo perché ho appena giocato a Bravely Default e sono rimasto molto colpito. Grazie, sei stata in grado di farmi ricordare quanto erano belli i tuoi giochi classici. Insieme a Tiz, Agnes, Ringabel e Edea ho rivissuto in parte le storie dei 4 Eroi della Luce. Non quelli dell'”incidente” per NDS, ma degli originali Final Fantasy di metà anni ’80. E sono contento. Perché tutto questo dimostra che quando vuoi sai ancora tirare fuori dal cappello qualcosa che valga la pena giocare. Ma ho due domande per te: 1) perché invece di infondere la qualità di questo Bravely Default in tutto quello che fai ci stai ancora annoiando con Lightning e la sua Fabula Nova Crystalis? 2) Perché questo gioco l’hai voluto scostare dai FF numerati/ufficiali quando, a conti fatti, merita molto più dei giochi che hai creato negli ultimi anni? Tanto il sottotitolo (Flying Fairy, in originale) abbreviato diventa FF, l’abbiamo capito da subito che in realtà sarebbe stato un capitolo non ufficiale della serie.  Pensi di poter ingannare i tuoi fan di vecchia data?

Ad ogni modo, che si chiami Final Fantasy, Bravely Default o Generic Fantasy Tale of the Heroes of Light poco ci interessa, se il risultato è questo! Firmato, un tuo ex-sostenitore.

Eh già, avete letto bene. Con Bravely Default si torna alle origini, nel bene e nel male. Meccaniche di gioco, trama, grafica e audio sono tutti volti al farci immergere in un mondo fantasy esattamente come quelli dei primi capitoli della saga maestra di Square-Enix, che ormai da troppo tempo (chi ha pensato “Da quando Tetsuya Nomura ha le redini della serie?”) non riesce più a convincere nessuno. Ma FORSE siamo sulla strada giusta per la “redenzione”. Final Fantasy XIV è stato un mega-flop, ma è stato ricostruito da zero e ora è un signor MMORPG nella sua nuova versione “A Realm Reborn”. Final Fantasy Versus XIII è stato rinominato FFXV, quindi basta idiozie legate a FFXIII o crossover vari. E poi arriva questo Bravely Default, seguito spirituale di quell’omaggio alla serie che era stato, su NDS, Four Heroes of Light. Uscito già da un anno almeno in Giappone, il titolo ha visto uscire a inizio 2013 la sua prima espansione (For the Sequel), inglobata per i fan occidentali nel gioco uscito a inizio dicembre in Europa e in arrivo negli Stati Uniti a febbraio. Che dire, se non che i fan di vecchia data di SE possono tirare un sospiro di sollievo e tuffarsi di nuovo (se ne hanno ancora voglia) in un gioco lungo, con un’ambientazione solida e alcune nuove meccaniche di gioco che svecchiano (o almeno ci provano) un gameplay consolidato ma che potrebbe essere ormai obsoleto, dipendentemente dai gusti di chi gioca.

Esclusiva 3DS, Bravely Default racconta la storia di Agnes, vestale del Vento, in pellegrinaggio per salvare il mondo dall’oscurità. Per compiere la sua missione l’unico modo sarà quello di risvegliare i 4 cristalli elementali che reggono l’equilibrio globale. A cercare di impedirglielo ci sarà l’esercito degli adepti dell’anticristallismo, che condannano l’antica dottrina di cui la ragazza è portavoce, e vogliono liberarsi dai dogmi di un passato di superstizione. Insieme a Tiz, unico superstite del distrutto villaggio di Norende, Ringabel, allupatissimo ragazzino senza memoria e Edea, ex-guerriera dell’esercito di Eternia (non quella di He-Man!), Agnes dovrà percorrere in lungo e in largo il mondo, scoprendolo per la prima volta, affrontando pericolose prove e soprattutto confrontandosi con diversi punti di vista e culture. Sarà abbastanza forte da riportare al suo splendore la dottrina alla quale ha dedicato la sua intera vita? Riuscirà a salvare il mondo che sta collassando senza la fede nei cristalli? Beh, questo dipenderà da voi.

Il cammino dei quattro ragazzi, per gli appassionati di Final Fantasy, sarà qualcosa di molto familiare. Tutta l’esplorazione infatti avverrà tramite la solita visuale costituita da sfondi renderizzati fissi (nelle location) e modelli poligonali per i personaggi, una mappa poligonale e combattimenti casuali e scontri con i boss, pause nei villaggi (dove però accadranno anche avvenimenti importanti ai fini della trama) e viaggi per aria, terra e mare. I combattimenti ad una prima occhiata saranno esattamente come quello a cui sono abituati gli amanti dei JRPG, con una lista di comandi tra cui scegliere preventivamente (niente Active Time Battle) per vedere poi svolgersi l’azione in base alla velocità di ciascun contendente. Ma oltre ai soliti “Attacco”, “Oggetti”, “Abilità” e “Fuggi”, saranno presenti (dipendentemente dalle condizioni) altre quattro voci. “Brave”, “Default”, “Speciale” e “Chiama amico”. Il fulcro di questo nuovo sistema sono proprio le prime due di queste novità. Ogni personaggio eseguendo un’azione consumerà un PB. Ma sarà possibile accumularne fino a un massimo di 3 (uno alla volta) facendo passare il turno difendendosi con il comando Default e poi, grazie al comando Brave, spenderli anche tutti insieme per eseguire fino a quattro azioni in un turno unico. Inutile dire che questa possibilità può portare ad effettuare delle combo devastanti a livelli più alti. Combo possibili anche grazie a tutte le diverse classi disponibili (ventiquattro in tutto da sbloccare seguendo delle quest secondarie) e combinabili tra di loro. Tra abilità attive e passive da ottenere sarà davvero possibile sbizzarrirsi e adattare il proprio stile di combattimento non solo ai propri gusti personali, ma anche e soprattutto alle sfide che ci verranno messe davanti di volta in volta, magari cambiando classe “al volo” per superare un combattimento e poi tornare al job precedentemente selezionato. Peccato però che nella maggior parte dei casi per superare un punto particolarmente ostico basterà combattere a più non posso nella mappa o vicino ad un save point per potenziare i propri personaggi e poi affrontare l’ennesimo boss con più Punti Vita e/o poteri. Già, tutta questa libertà viene limitata e resa “inutile” da del sano grinding, chiave alla sopravvivenza in Bravely Default. Ed è vero, questa è una caratteristica molto old-school: provate a giocare a un qualsiasi Dragon Quest per accorgervene. I combattimenti, tutti, se non affrontati al livello giusto, sono un incubo vero e proprio, e vi costringeranno a dare fondo a tutte le vostre riserve di Pozioni e (rarissimi e costosissimi) Ether.

Ma è qui che Bravely Default fa un altro passo avanti: non sia mai che il gioco sia troppo hardcore! Basterà infatti accedere a uno dei due (!!!) menu disponibili per regolare non solo la difficoltà, ma anche settare il ritmo dei combattimenti casuali, fino a eliminarli del tutto! Inutile dire che in certi momenti la cosa è un vero e proprio toccasana ai fini della sopravvivenza, ma riduce notevolmente le fasi possibilmente stressanti di gioco. Ad esempio, esplorare un dungeon e risolverne gli eventuali enigmi senza essere interrotti è una cosa apprezzabile, ma risulta un po’ “scorretta” e poco realistica se applicata invece all’uscita dallo stesso, dopo una boss fight: in un gioco classico anche la fase di ritirata avrebbe rischiato di essere fatale a meno che non si disponesse di oggetti o magie per lasciare il sotterraneo. Qui invece anche in quel caso basta rimuovere i combattimenti casuali per potersene tornare senza alcun problema al villaggio più vicino.

Insomma, “personalizzazione” sembra essere una delle parole fondamentali prese in considerazione dagli sviluppatori durante la creazione di Bravely Default. Che si ritaglia una nicchia perfetta tra passato e presente. A dimostrazione di ciò, altra novità laterale è costituita dalla ricostruzione di Norende, città natale di Tiz. Tramite StreetPass infatti sarà possibile accogliere nel proprio mondo i personaggi dei giocatori incontrati e impiegarli per la costruzione (come nei “migliori” giochi per mobile phone) di negozi ed edifici. Più saranno le risorse impiegate e meno tempo (di gioco effettivo) ci metteranno a completare il negozio in questione, permettendogli di fornirvi di tanto in tanto materiale e oggetti sempre migliori. Altra caratteristica che vi obbligherà a lasciare accesso il 3DS in modalità riposo sarà la possibilità di ottenere punti speciali da usare durante i combattimenti per congelare l’azione e poter scatenare gli attacchi più devastanti sul boss di turno. Come in ogni casual game che si rispetti, questa modifica apportata nel già citato For the Sequel (in Giappone) vi permetterà di acquistare questi punti tramite in-app-purchase. Ma voi non fatelo. Per favore. È una meccanica così estranea al mondo di gioco e al genere al quale appartiene che solo evitando di sfruttarla insegneremo a Square-Enix a non inserirla nel seguito del gioco, già confermato.

Ci sarebbero altri dettagli da sviscerare in questa sede, ma sono piccolezze che potrete scoprire da soli.

Piuttosto, è ora di lodare Bravely Default e il suo team parlando dell’aspetto tecnico del gioco, che grida al miracolo da ogni pixel dei due schermi del portatile Nintendo. La realizzazione grafica è ineccepibile, con sfondi acquerellati disegnati a mano e personaggi poligonali super-deformed che si sposano perfettamente con gli ambienti. Ricordate il character design di Final Fantasy Tactics (quello vero, su PSOne)? Ecco, anche qui si tratta di Akihiko Yoshida, che ha però abbandonato Square-Enix da poco tempo (anche se sarà il main character design del seguito di Bravely Default). Ma ci lascia in eredità, oltre alle splendide illustrazioni di FFXIV, anche i suoi espressivi omini senza naso e i suoi costumi dettagliati e mai esagerati, che a parere di chi scrive rendono molto meglio dei tamarrissimi modelli effemminati di Tetsuya Nomura se si parla di fantasy. Insomma, dopo Yoshitaka Amano, Square-Enix perde un’altra perla rara, non prima di averle permesso però per fortuna di deliziarci durante il corso dell’anno appena passato.

Anche la colonna sonora, a cura di Revo, leader della “fantasy band” nipponica Sound Horizon, è praticamente perfetta. Brani dolcissimi come Beneath the Hollow Moon o A Melody of Nostalgic Reminiscence (che ricorda non poco l’intro di Final Fantasy IX) si alternano a ritmate cavalcate come Signs of the Enemy Invasion a sottolineare i momenti più pericolosi per i nostri protagonisti.

Già, dal punto di vista tecnico quest’ultima perla di Square-Enix non ha nulla da farsi rimproverare, anzi!

A livello generale però ci sono alcuni dettagli che potrebbero far storcere il naso ad alcuni giocatori. Come ad esempio il miscuglio culturale che viene fatto in più punti con dettagli che stonano davvero. Esempi? Cercate immagini della cantante Praline à la Mode, o dei costumi della classe Superstar, con tanto di occhiali da sole. Ecco, questi dettagli mi han dato fastidio. Sarò un tradizionalista, ma in un mondo fantasy un bardo (perché di quello si tratta) dovrebbe andare in giro con una cetra e intonare ballate, non musichette in simil-Jpop con tanto di microfono. Dal punto di vista della trama poi, non siamo di certo di fronte a un gioco innovativo, soprattutto se siete avvezzi appunto ai titoli che Bravely Default cita/omaggia. Ma non è un problema, tutto funziona bene e a parte alcune personalità fastidiose (Agnes sembra la versione piagnucolona della Yuna di FFX, ed è tutto dire!) la caratterizzazione del cast è buona, i dialoghi funzionano bene e sono sempre coerenti. E anche le già citate quest secondarie per sbloccare le classi accessorie costituiscono un ottimo diversivo “turistico” (ci sarà spesso da fare qualcosa in ogni nuova location) la cui potenza evocativa e importanza non ha nulla da invidiare a quella principale.

Bravely Default è quello che i fan di Square-Enix aspettavano da tanto (troppo) tempo. Un lunghissimo JRPG fedele alle origini ma in grado di intrattenere e divertire per oltre 60 ore, con tantissime cose da fare (anche se a volte non proprio entusiasmati). Ci sono più punti in cui il gioco sembra un’ammissione di colpa quasi ad ammettere che la “lezione Ni No Kuni” è stata compresa (ascoltate i temi della mappa principale dei due giochi e capirete). Nonostante un primo capitolo noioso e lentissimo che potrebbe scoraggiare i giocatori meno avvezzi a tutti i menu presenti (le interruzioni saranno spesso e volentieri atte a spiegarvi a cosa servono tutti i milioni di sotto-menu presenti nel gioco), la storia di Agnes e compagnia può tranquillamente vantarsi del titolo di primo grande vero JRPG su 3DS. Primo, ci auguriamo, di una lunga serie.

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