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fantasy, PS3, RPG, videogames

South Park: Il Bastone della Verità

Ebbene, dopo l’avventura a Drangleic di Dark Souls II, l’altro giorno ho completato anche questo travagliatissimo titolo dedicato al mondo di South Park. Per chi non lo sapesse, South Park: The Stick of Truth è infatti un’eredità che Ubisoft l’anno scorso ha acquistato dal catalogo di franchise rimasti orfani dopo il fallimento di THQ.

Sviluppato dal talentuosissimo ma sfortunatissimo team di Obsidian Entertainment (che negli anni si è trovato a dover lavorare in condizioni terribili), Il Bastone della Verità è un gioco in grado finalmente di far felici i fan della serie TV di Trey Parker e Matt Stone.

Ma andiamo con ordine.

Tutto iniziò con questo episodio, in cui Kyle, Stan e Cartman vestivano i panni di intrepidi eroi fantasy per compiere una “quest” importantissima. Dopo quella geniale parodia del blockbuster fantasy di Tolkien/Peter Jackson, l’anno scorso South Park ha presentato una trilogia di episodi (da questo in poi) che, partendo dalla console war legata all’uscita di Xbox One e PS4, ha di nuovo mostrato i nostri eroi alle prese con elfi, maghi, stregoni e l’ennesimo boom multimediale fantasy (Game of Thrones di George R.R. Martin).

E in questo Stick of Truth la situazione si ripete, ma dato che si tratta di un medium diverso, diventa parodia di tutti quegli RPG che i giocatori di tutto il mondo conoscono e che i ragazzi di Obsidian hanno saputo creare negli anni.

In The Stick of Truth niente viene risparmiato, con accanimento particolare sulle ultime grandi produzioni come Skyrim (per tema e musiche) e i JRPG per console (i combattimenti). Tutto si apre con un filmato a cartoni animati che se la prende con il film d’animazione del Signore degli Anelli del 1978 per raccontarci come il possessore del Bastone della Verità (Cartman, ovviamente) fosse in grado di controllare l’universo e della guerra tra elfi e umani che si sta combattendo per nella terra di Zaron. Terra nella quale arriva il “Novellino” (New kid) protagonista: il vostro personaggio, da creare a vostro piacimento.

E dal momento del vostro arrivo, non solo le sorti della battaglia per il potente artefatto saranno sconvolte, ma assisterete in un’escalation pazzesca di eventi assurdi in grado di legare il meglio che la serie TV ha saputo regalare negli ultimi anni, tra camei, incontri casuali, quest e boss fight in cui ogni personaggio riesce a ritagliarsi un angolino senza stonare.

Da questo punto di vista, infatti, l’ultima fatica Obsidian è perfetta. Certo, dovete accettare un’ambientazione in cui Al Gore è ossessionato dalla cattura del mitologico Uomorsomaiale, in cui il Canada è un paese arretrato (anche graficamente) governato da eccentrici monarchi, in cui Gesù Cristo si manifesta con tanto di mitragliatore per aiutarvi e in cui gli alieni rapiscono gente per farne cavie da sonda anale, solo per citare alcune selle situazioni folli a cui prenderete parte. E anche dal punto di vista della coerenza con la serie, Il Bastone della Verità è praticamente perfetto: sembra infatti di assistere a una lunghissima puntata dello show piuttosto che giocare a un tie-in videoludico. La grafica infatti rispecchia in maniera egregia il look del cartone animato, e l’utilizzo dei doppiatori (inglesi) ufficiali non fa altro che rafforzare questo legame. Se siete dei fan non potrete non amarlo, nonostante i difettucci che, immancabili, fanno capolino ogni tanto.

L’avventura del vostro personaggio, della durata perfetta a mio avviso, si aggirerà intorno alla ventina di ore, quest secondarie comprese: un equilibrio ragionevolissimo, se consideriamo che l’ambientazione non è enorme, che permette al tutto di evitare ripetitività eccessiva o monotonia dovuta al ripetersi delle stesse azioni che invece permeano appunto il genere dei JRPG o dei free-roaming in generale.

A spezzare questa monotonia infatti ci vengono incontro alcune meccaniche che sembrano uscite più da un’avventura punta-e-clicca che non da un gioco di ruolo, con oggetti da utilizzare al momento giusto e mini-puzzle ambientali: questi ultimi saranno ottimi modi alternativi di superare dei combattimenti che a questo punto non sono più obbligatori. Utilizzando il potere speciale del vostro personaggio (non vi dico cos’è), potrete infatti interagire con gli scenari e dar fuoco ad una scintilla per stordire i bambini davanti a voi, o far cadere una trave per colpire i ratti che vi attaccherebbero appena superato un punto della schermata e via dicendo.

Inutile dire quanto un videogioco in cui ci sono dei ragazzini che “giocano di ruolo” possa essere il milieu perfetto per creare grandi strizzatine d’occhio, citazioni e parodie rivolte a tutto lo scibile nerd/geek del mondo. E non solo. Tutto in South Park è esasperato (e chi conosce la serie TV lo sa benissimo), ma dopo averlo finito sono rimasto soddisfatto del gioco, ma credo che prima di vedere un’altra puntata del cartone mi ci vorrà un bel po’, anche vista l’estrema volgarità della parte subito prima del finale, davvero estrema.

Certo, è tutto simpatico, è tutto leggero, ma forse in alcuni punti la storia coinvolge troppe cose insieme per non risultare caotica o non credibile (anche nei limiti di South Park). E non si tratta di un difetto di forma, perché tutti gli elementi coincidono, non ci sono “buchi di trama” o errori, ma è tutto TROPPO, anche per South Park forse…

Ad ogni modo, il gioco è godibilissimo, divertente e mai noioso, con un numero limitato di quest secondarie che servono al loro scopo e una storia che si sviluppa in modo divertente quasi per la sua totalità.

Una nota di merito va infine alla localizzazione italiana (anche se si tratta solo di traduzione e non doppiaggio), davvero ottima e ricalca i primi adattamenti televisivi (quelli Mediaset per intenderci), che coi suoi “culacchione” e “figlio di sultana” aveva creato un divertentissimo addolcimento dell’originale, volgarissimo, inglese.

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