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FFXIV: The Dragonchild Chronicles 01 – For by Fire We are Reborn

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L’oscurità lo avvolgeva. Una voce, in lontananza, sembrava pronunciare frasi sconnesse.
All’improvviso, dove prima c’era una luce calda e rassicurante, comparve un uomo ammantato, il volto coperto da un maschera.
Il vuoto attorno a Kalyth si riempì di energia, e nel giro di un istante si trovò ammantato a sua volta: una veste lunga e scura e un lungo cappello a punta lo proteggevano dall’attacco che il misterioso figuro stava sferrando in sua direzione.
Un nodoso bastone che sembrava pulsare di vita propria era stretto nel suo pugno, trasmettendogli un senso di sicurezza che gli permise di difendersi e ribattere, concentrando la sua energia vitale in un incantesimo luminoso che rischiarò tutto.
Solo a quel punto, la voce di uno dei suoi compagni di viaggio lo svegliò.

“Ehi, tutto bene? Sei agitato, eh?” chiese l’uomo dal turbante nero e dalla barba dorata.
“Un po’… non sono mai stato in una città grande come Ul’Dah…” rispose l’Elezen, svegliandosi del tutto.
“Beh, è un centro commerciale molto grande e importante, è normale. Ma dimmi, per quale motivo ti ci stai recando?”
“Per acquisire potere. E conoscenza.”, rispose Kalyth.
“Capisco… Come molti avventurieri prima di te. Ma ricorda: ci sono cose più importanti della gloria.”
Lo sguardo dell’uomo si fece serio per un attimo, mentre l’elfo aspettava il prosieguo della frase.
“L’aria, ragazzo. Non dimenticarti di respirare. Non conviene morire, per nulla al mondo. Che te ne fai della gloria e del potere se sei morto?”, concluse, scoppiando in una fragorosa risata.
Gli altri viaggiatori, una taciturna coppia di orecchie a punta dai capelli argentei sembrò non gradire questa plateale dimostrazione di buon umore, che però venne interrotta bruscamente.

Una freccia, piovuta dal nulla, si era conficcata sul pavimento della carovana trainata dai due splendidi Chocobo.
“Oh no, siamo alle solite…” commentò l’uomo.
Dall’esterno, da dietro una collinetta, alcuni uomini vestiti di atancione affiancarono il carro.
Quello che sembrava essere il loro capo, in sello ad un pennuto bardato di tutto punto, gridò: “Fermate il carro! Questa è un’ispezione delle Brass Blade!”
Mente il piccolo conducente Lalafell faceva fermare la carovana, l’uomo commentò: “Puah, predoni del deserto.”
“Signore, guardi! Polvere di Somnus!” gridò il soldato che stava ispezionando il contenuto del carico.
“Ecco, mi hanno scoperto…” ammise il biondo viaggiatore.

Ma mentre si preparava a dare spiegazioni o a difendere il suo prezioso carico, un ruggito si levò da ovest, seguito da altri versi simili chiaramente forieri di una carica bestiale.
Come dal nulla infatti apparve un manipolo di uomini-bestia. Dalla pelle nera, armati e decisamente pericolosi, attaccarono senza esitare un attimo gli uomini che avevano arrestato la carovana.
Senza farselo ripetere due volte, il cocchiere fece ripartire i Chocobo approfittando della distrazione, lasciando che uomini e mostri se la vedessero per conto loro e proseguendo il tragitto verso Ul’Dah, che apparve finalmente in lontananza, tra le dune del deserto.

La città era enorme. Le mura, invalicabili, proteggevano un agglomerato concentrico di edifici splendidi del colore della sabbia. Stendardi dai colori accesi sventolavano alti e il cielo terso permetteva di vedere anche il palazzo centrale svettare su tutto.
La carovana si fermò al cancello della città, e i 4 avventori si separarono. I due silenziosi Elezen si allontanarono subito, senza degnare nessuno di uno sguardo.
“Non ci siamo ancora presentati”, disse il mercante, “Io sono Brendt.”, concluse, porgendo la mano a Kalyth.
Prima che potesse dire il suo nome a sua volta, fun incalzato per: “No, non dirmi come ti chiami. Piuttosto fa che il tuo nome risuoni nelle storie dei bardi, in modo che io possa vantarmi di averti conosciuto!”
Sorrise, prima di andarsene.
Kalyth si fermò davanti alla porta principale, prima di inoltrarsi all’interno del gioiello di Thanalan.

Il primo impatto fu spaventoso. L’entrata della città dava sulla zona dei mercati, un tripudio di gente intenta a commerciare, gridare, ridere, litigare al fine di vendere le proprie merci.
Attraversando le strade si poteva trovare di tutto, pozioni curative ed armamenti per gli avventurieri più esperti, materie prime per fabbricare il proprio equipaggiamento e armi di tutti i tipi.
Kalyth non aveva mai visto tante gente tutta insieme, e rischiò di inciampare più volte, soprattutto mettendo i piedi sulle vesti di alcuni Lalafell intenti a discutere fermi sul ciglio della strada.
Ma ben presto la sua attenzione fu attirata dal palazzo più grande del quartiere.
“Sei nuovo di qui, vero?” lo apostrofò una voce, alla sua destra.
“Si vede tanto eh?”
“Certo che sì, se continui a fissare così qualsiasi cosa.”
Kalyth si avvicinò.
“Mi chiamo Wymond e mi occupo degli affari degli altri in città” disse il figuro vestito di scuro “So tutto di tutti.”
“E sentiamo, di me cosa sapresti?” chiese divertito l’Elezen dai capelli rossi.
“Beh, il tatuaggio che hai sulla guancia serve a coprire una brutta cicatrice, quindi è chiaro che ti vergogni del tuo passato. O che stai fuggendo da esso, dato che sei venuto fin qui senza sapere cosa aspettarti.”
L’elfo non sapeva come ribattere.
“Detto ciò “so” che ti conviene dirigerti da Madame Momodi, dentro al palazzone qui davanti. Che, per inciso, ha un nome. Quicksand, Sabbie mobili. Tutti i nuovi avventurieri in città farebbero bene a cercare un po’ di aiuto all’interno delle sue mura.”
Seguendo il consiglio dello straniero, Kalyth varcò la soglia della costruzione per trovarsi all’interno di una sala circolare fatta in legno.
Lungo le pareti si trovavano alcuni banconi, mentre al centro svariati tavoli ospitavano guerrieri di ogni sorta.
Regadyn e Lalafell seduti allo stesso desco discutevano animatamente, uno Hyur e una Miqo’te dalle orecchie rosa stavano evidentemente riscuotendo una taglia e un paio di lanceri stavano guardando degli annunci su una bacheca.

Esattamente dall’altra parte della sala c’era il bancone più grande di tutti.
Dietro di esso, per contro, stava una creaturina piccola e graziosa, dai capelli castani raccolti e le orecchie leggermente a punta.
Con le braccine corte era stesa su un registro e stava scrivendo qualcosa con una piuma.
Senza nemmeno distogliere lo sguardo, la creaturina parlò.
“Un altro nuovo arrivato eh? Bene, bene… Non perdiamo tempo, su: dimmi il tuo nome e mettiamoci all’opera.”
Incalzato da tanta prontezza, Kalyth titubò un istante.
“Beh? Che c’è? Ti hanno strappato la lingua? Mica ho tempo da perdere io!”
La vocina squillante della Lalafell dagli occhi castani era in grado di farsi sentire anche al di sopra della confusione che regnava in quel salone.

“Allora? Come ti chiami?”
“Kalyth Dragonchild”, rispose lui, senza aggiungere altro.
“Oh, ma che bel nome… Sì, proprio carino… Io invece sono Madame Momodi, e gestisco la gilda degli avventurieri qui a Ul’Dah. Ma lo sapevi già, vero?”
“Si, mi è stato detto…”
“Ad ogni modo, bando alle ciance. Se vuoi diventare un avventuriero, faresti meglio a darti una mossa. Ora fai parte della gilda, e non sono ammessi pelanddroni da questa parti. La città è una meraviglia, la gente si diverte ancora, festeggia, fa baldoria, ma sotto questo velo di normalità si nascondono delle verità molto tristi. Una guerra intestina rischia di rovinare le cose, e c’è chi non può permettersi di pagare i propri debiti…”
Madame Momodi lasciò la frase in sospeso e indicò alle spalle di Kalyth.
Un altro Lalafell riccamente vestito stava prendendo a schiaffi uno Hyur che, in ginocchio, chiedeva pietà. Non era spaventato dal piccoletto ovviamente, ma dalle sue due guardie del corpo armate di tutto punto.
“Visto?” continuò la donna, “Ul’Dah e il suo consorzio non permettono che si poltrisca entro queste mura.”
“Ma non lo aiuta nessuno quel poveraccio?” chiese l’elfo, sconcertato.
“No, e speciamente un nuovo arrivato come te dovrebbe farsi gli affari suoi. A tal proposito, perché non fai visita all’Ossario di Arrzaneth? Secondo me li troverai qualcosa, o qualcuno, in grado di aiutarti. Me lo sento. Se vuoi, d’ pure che ti ho mandato io.”


Qualche minuto dopo, Kalyth era di fronte alla grossa porta a doppia battuta dell’ossario, una costruzione adibita a luogo di studio arcano.

Era incredibile: finalmente era arrivato in un posto dove sentiva di essere a casa. I suoi fratelli Elezen non amavano le pratiche magiche, e lui si era sempre sentito fuori posto nelle città sotterranee in cui abitavano.
Varcò anche questa soglia e all’ingresso dovette abituare di nuovo gli occhi. Non vi erano finestre all’interno di quell’ambiente illuminato solo da torce.
All’interno, la sua attenzione fu attratta subito da alcuni piccoli maghi, le cui vesti nere erano sormontate da cappucci cremisi e che erano intenti a sistemare alcuni pesanti (almeno per loro) tomi.

I quattro Lalafell interruppero il loro da fare non appena videro Kalyth.
Quello che sembrava il più autorevole di tutti, seduto su un bancone, parlò per primo.
“E tu chi saresti, straniero?”
“Mi manda Madame Momodi, dice che potete aiutarmi.”
“Beh, dipende da cosa cerc-”
“Non è forse ovvio? Costui è qui per seguire le vie dell’oscurità…” Una voce si fece sentire su tutte.
I quattro esserini si girarono e fecero un passo indietro.
“Cocobuki, allora sei tornato.” hiese uno di loro.
“Si, da poco. E vedo che senza di me non sapete proprio cosa fare…”
Poi si rivolse a Kalyth, mentre gli altri ascoltavano.
“Tu sei Kalyth Dragonchild, vero?” chiese il piccolo, il cui volto era coperto per metà da bende, rendendolo cieco da un occhio.
Kalyth annuì.
“E quindi vorresti dare un’occhiata negli abissi più profondi?”
“Sì, ma le mie intenzioni non sono malvage.”
“Questo lo vedremo. Non sono nessuno per giudicare qualcuo ancor preventivamente, quindi ti insegnerò, se lo vorrai. Ma preparati ad avere paura.”
“Sono pronto.” rispose Kalyth.
“Oh no, non lo sei affatto.”

 

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Discussione

Un pensiero su “FFXIV: The Dragonchild Chronicles 01 – For by Fire We are Reborn

  1. Purtroppo a causa di diversi motivi (tra cui la mia decisione di non continuare a giocare dopo il primo mese gratuito) questo diario di gioco non vedrà alcun prosieguo.

    Pubblicato da kalyth | 15 ottobre 2014, 15:15

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