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To the Moon

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Ovvero: sentimentalismi e pixel art

Sono le due e mezza di notte e tra meno di 7 ore dovrò uscire di casa per andare in ufficio. Ma sono qui a scrivere queste righe di getto, a caldo, perché non posso fare altrimenti, tante e tali sono le emozioni che ho vissuto nelle ultime tre-quattro ore grazie a To the Moon.
È estate, e dato che non posso andare in ferie causa peak season, sono rimasto solo a casa. Già, la mia ragazza è al mare e io sono qui. E che c’è di meglio di casa libera per recuperare un po’ di backlog? Il gioco di freebirdgames è un acquisto fatto d’impulso da GOG proprio per lei, per cercare di farle capire quanto il medium videoludico che adoro può essere coinvolgente.
Ovviamente l’intenzione era quella di giocarlo insieme, ma causa formattone del suo PC e conseguente perdita della partita in corso, abbiamo accantonato questa esperienza. Fino a stasera. Ne ho approfittato della sua assenza, sapendo dell’effetto che avrebbe avuto sul sottoscritto anche per evitare di farmi vedere piangere “per un giochino”. Ci ha già pensato quel capolavoro di Journey (di cui mi accorgo solo ora di non aver mai scritto!) a farmi sgamare in pieno.

Ma basta preamboli.

To the Moon é un capolavoro. Creato con RPGMaker, é un vero e proprio omaggio ai JRPG old-school. Graficamente ricorda molto i toni del capolavoro di Squaresoft Chrono Trigger, e anche la trama e i suoi meccanismi hanno qualcosa in comune con quell’avventura fantasy a base di viaggi nel tempo.
Invece di essere un JRPG classico però, il motore di gioco é stato riprogrammato per ottenere un’avventura punta-e-clicca facile e breve, ma intensa che vi vedrà vestire i panni del Dr. Watts e della Dott.ssa Rosalene, esperti in grado di viaggiare nei ricordi dei clienti (di solito in fin di vita) per modificarli e permettere loro di trapassare serenamente. Il caso affrontato in To the Moon é quello di John, la cui richiesta è “Voglio andare sulla Luna”. Ma perché proprio la Luna? E cosa c’entra la sua defunta moglie River? Cosa sono gli origami a forma di coniglio sparsi ovunque in casa sua? E chi è Anya? Ovviamente l’uomo in punto di morte non potrà rispondere a questi e ad altri quesiti, ma spetterà ai due protagonisti viaggiare nei suoi ricordi e svelare tali misteri per permettergli di raggiungere il satellite terrestre, anche se solo per finta.

Man mano che i due scivoleranno a ritroso nei ricordi dell’uomo, insieme a loro ci confronteremo con tutte le vicissitudini più importanti della vita di John e, di conseguenza, anche di River. Con la malattia di lei, le difficoltà economiche per la cura, il loro matrimonio, il primo appuntamento al liceo, il primo incontro da bambini. Una storia meravigliosa, fatta di amore, sofferenza e piccole bugie dette a fin di bene, semplice ma costellata di tragedie. Una vita, insomma, come quella vera, in grado di farci appassionare e commuovere, nonostante la brevità dell’esperienza. E si, lo so, passerò per un “sentimentalone”, come li definisce un mio amico, ma chissenefrega. Se durante il playthrough di To the Moon non versate nemmeno una lacrima siete fatti di ghiaccio.
Tutto è talmente semplice, ma al contempo talmente dettagliato, che chi ha conosciuto davvero fatti spiacevoli della vita non potrà non sentirsi toccato da queste tre ore meravigliose. E il fatto che riesca a fare tanto solo con grafica 2D in pixel-art lo rende ancora di più meritevole di attenzione. Avete presente le “cutscene” dei vecchi Final Fantasy, o appunto di Chrono Trigger e compagnia bella? Ecco, To the Moon si comporta sempre così, lasciandovi solo un’illusione di controllo tramite lo spostamento dei due scienziati e la soluzione di alcuni puzzle, ma un giocatore un minimo navigato non potrà fare a meno di notare queste limitazioni.

Ma importa? Assolutamente no. Perché nonostante il livello tecnico di certi titoli tripla-A moderni abbia raggiunto il fotorealismo, l’uncanny valley la fa ancora da padrona, e quindi, per contro, degli omini (ben) disegnati come si faceva una volta riescono tramite a delle animazioni semplici e “limitate” a trasmettere molto più di un’intera sequenza in GC. Occhietti che si chiudono, manine che si sfiorano e coniglietti che si spappolano (sono serio) non possono lasciare indifferenti. Se ci aggiungete una colonna sonora quasi interamente suonata da un pianoforte (a cura di Laura Shigihara) senza fronzoli, ma con melodie semplicissime ed evocative, avrete un quadro di quello che potete aspettarvi da To the Moon. E se siete nerd e appassionati non vi perderete di certo le decine di citazioni dal mondo videoludico, cinematografico e fumettistico che riescono, tramite il Dr.Watts, a stemperare un po’ il tono drammatico della trama, che a tratti ricorda Inception o un racconto di Philip Dick.
D’accordo, non si tratta di un “gioco”, dato che l’elemento ludico è relegato in secondo piano, ma di un’esperienza emotiva e narrativa che chiunque creda nel potere evocativo del videogioco non può lasciarsi sfuggire.

PS: ah, se vi interessasse, no, alla mia ragazza comunque i videogiochi non piacciono ancora. 😦

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