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3DS, Castlevania, fantasy, horror, Nintendo, videogames

Castlevania: Lords of Shadow – Mirror of Fate

Uscito nel primo quarto dell’anno scorso, Mirror of Fate è il seguito diretto del controverso Lords of Shadow del 2010.
Sempre creato dal team spagnolo di MercurySteam, fa da tassello di unione tra il suo predecessore e il suo seguito uscito mesi fa, stracriticato dalla stampa di tutto il mondo.
Uscito inizialmente come esclusiva per 3DS (la versione che ho giocato) e successivamente rifatto in HD per PSN e XBLA, oltre che contenuto nella Castlevania: Lords of Shadow Collection, Mirror of Fate si presenta come un ritorno alle origini.
È importantissimo considerare la piattaforma per la quale è stato pensato questo capitolo, vista l’importanza che i titoli della saga hanno avuto sui portatili Nintendo fin dai tempi del GBA.
Tre capitoli per ciascuna console, tutti con la struttura impostata da Symphony of the Night (metroidvania, per gli addetti ai lavori) e ognuno con delle feature importanti che li contraddistinguevano. Gli ultimi 3 giochi, su NDS, sono infatti tutti e tre splendidi.
MercurySteam a questo giro doveva non solo accontentare i fan della serie, che erano rimasti delusi dall’imprinting picchiaduresco di Lords of Shadow, ma anche i possessori di console Nintendo, abituati da sempre ad avere per le mani dei giochi in cui sapevano cosa trovare, abituati alla qualità che Konami ha sempre infuso in queste produzioni.
Saranno riusciti ad accontentare tutti?

La risposta veloce sarebbe “No, chiudete tutto e facciamola finita.” Ma non si può ridurre tutto a una così breve verdetto, perché di elementi positivi il gioco ne ha, e tanti anche.
Partiamo dall’ambientazione: seppur diverso da quella stile manga a cui ci siamo abituati, è innegabile che il setting imposto da MercurySteam sia assolutamente perfetto per le vicende della famiglia Belmont, un medioevo oscuro pieno di folklore e mitologia europea, palcoscenico naturale per la storia di Dracula e dei cacciatori di vampiri protagonisti.
Anche le musiche, sempre composte da Oscar Araujo, sono splendide, e riprendono quelle del gioco principale riproponendo delle variazioni sul tema impeccabili, con quel loro tono drammatico e nostalgico che permea anche le scene d’azione.
Graficamente, il 3DS si comporta davvero bene, e soprattutto l’effetto stereoscopico in alcuni momenti è davvero stupefancente. Chiaro, si tratta solo di dettagli grafici, e fruendone anche su 2DS, senza questa possibilità, l’esperienza non perde efficacia, ma il valore aggiunto di un panorama in cui si staglia l’immenso castello di Dracula dietro il ponte sospeso che state attraversando aiuta molto l’immersione.

Diviso in 4 parti, la storia vedrà confrontarsi 3 membri della famiglia Belmont: nel Prologo vestirete i panni di Gabriel, già protagonista di Lords of Shadow e futuro vampiro, prima degli eventi del suddetto gioco. Vederlo partire per la sua santa missiona servirà ad introdurre suo figlio Trevor e suo nipote Simon, rispettivamente protagonisti del capitolo 4 e 2 del gioco. Il terzo atto vi vedrà invece vestire i panni di Alucard, progenie di Dracula, reinterpretato in questa versione per sposare la lore costruita da MercurySteam per questa incarnazione della saga. Chi conosce bene la serie non può non notare la somiglianza con Dracula’s Curse (il terzo capitolo per NES) altro capitolo in cui il giocatore si trovava al controllo di diversi personaggi, e dove ha debuttato proprio Alucard.
La storia, narrata in sequenze animate in cel shading (che adoro) è solo un pretesto per far sì che i 3 protagonisti esplorino il maniero da cima a fondo prima dello scontro finale con il signore delle tenebre.
La narrazione è frammentata, e si avvale di diversi mezzi per mantenere alta la curiosità (il quarto capitolo è tutto un flashback, ad esempio) nel dipanare questa storia generazionale tormentata e tragica.
I 3 personaggi che controllerete dispongono tutti di movenze diverse e peculiari, da sbloccare con il prosieguo dell’avventura, e riconoscerne i punti di forza vi permetterà di completare il gioco al 100%: tornare con Alucard dopo aver ottenuto gli stivali per effettuare il salto lungo in un punto che con Simon non avevate potuto superare sbloccherà davanti ai vostri occhi sezioni nuove del castello, ad esempio.

La struttura del gioco poi riprende i classici titoli NES a scorrimento (pre-Symphony of the Night) se giocato “senza guardarsi indietro”, con zone che si susseguono una all’altra in maniera piuttosto lineare, ma se invece volete esplorare tutto quanto potete farlo, trovandovi all’interno di un mondo coerente e ben costruito, reminesciente delle più recenti avventure bidimensionali su NDS.
Dal punto di vista dell’azione, i combattimenti invece si comportano come il prequel diretto di questo gioco, con combo sbloccabili con l’avanzare di livello (si, c’è un level system) e oggetti e poteri (2 e 2 per personaggio) utilizzabili durante gli scontri. E qui tutto il lavoro per accontentare i fan di cui parlavamo all’inizio dell’articolo. Mirror of Fate cerca di essere un Lords of Shadow portatile, e nonostante il risultato non sia malvagio, personalmente avrei preferito una più veloce gestione dei combattimenti piuttosto che la ricerca di meccaniche da picchiaduro.
Così com’è non è male, funziona, ma si perde il feeling à la Castlevania che invece il resto della produzione sembrava voler citare/omaggiare/riprendere.
Mirror of Fate è quindi un brutto gioco? Per niente, anzi! Garantisce ore di gioco davvero serrato, divertimento ed esplorazione, e un’avventura ben congegnata.
È un brutto Castlevania? No, ma non è nemmeno all’altezza della serie principale, purtroppo, a causa del suo retaggio picchione nato con il primo Lords of Shadow.

Il trailer della versione HD

 

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