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DC Comics, fantasy, letteratura, Vertigo, videogames

The Wolf Among Us – Season 1

È impossibile negarlo, TellTale ha finalmente raggiunto la piena maturità come software house e ha trovato la sua propria formula per creare storie magnifiche.
Se già la prima stagione di The Walking Dead infatti aveva fatto intuire le potenzialità del loro “sistema di gioco”, avrebbe potuto benissimo trattarsi di un caso isolato, un colpo di fortuna.
Ma questa seconda performance, ispirata ad un’altra fortunata (e spettacolare) serie a fumetti, conferma l’incipit di questa breve recensione.
Avrei voluto scrivere in dettaglio di Fables su questo blog in quanto la trovo attualmente una delle poche cose leggibili made in US, ma stavo aspettando di leggere il numero 150 (l’ultimo) per fare una recensione approfondita dopo essermelo riletto tutto.
Se vi state chiedendo “ma merita così tanto?”, la risposta è ovviamente sì. Era dai tempi di Sandman che non leggevo qualcosa di così elegante e sottile, nonostante le tematiche spesso forti e “vietate ai minori”.

Per farla breve, questa serie di Bill Willingham racconta la storia dei personaggi delle fiabe classiche che, sconfitte dall’Avversario, hanno dovuto lasciare le Terre Natie e rifugiarsi nel mondo reale, a New York, in un quartiere chiamato Favolandia. Ovviamente per vivere in mezzo a noi devono rispettare alcune regole come non utilizzare i loro poteri, essere sempre “incantati” in modo da apparire come umani e via dicendo.
Ma se la serie a fumetti (di cui potete leggere più approfonditamente QUI) prevede molti sconvoglimenti durante i suoi diversi story-arcs, con questo gioco TellTale ha deciso di esplorare e raccontare cosa è successo prima degli eventi narrati sulla carta.
E se per alcuni versi la scelta è foriera di alcuni “spoiler retroattivi” (la fine del primo capitolo è geniale, ma sapendo già cosa succede nei fumetti, il “colpo” viene totalmente assorbito), in realtà tutto funziona perfettamente.
Nei panni di Bigby Wolf (il Big Bad Wolf/Lupo Cattivo delle fiabe), lo Sceriffo ddi Favolandia, dovremo investigare su un caso di omicidio (almeno inizialmente) che porterà non solo a svelare antefatti sempre più loschi e misteriosi, ma ancche a prendere decisioni di vitale importanza per la comunità delle fiabe.
Ma pensate a cosa vuol dire essere uno dei cattivi, essere considerato un assassino, e dover ricominciare da capo, con tutti gli abitanti che cercate di proteggere che non si fidano di voi, che vi temono piuttosto che rispettarvi. Ecco, questo è solo uno dei temi portanti di questo magnifico gioco a episodi.

A differenza di The Walking Dead, che puntava su commozione e paura, The Wolf Among Us parla di fiducia e di giustizia, valori assoluti che calzano a pennello.
Le fiabe sono una delle forme più antiche di narrazione, e sono volte all’arricchimento dell’animo umano. Funzionano per assiomi e usando metafore per rappresentare e dare indicazioni morali.
Ebbene, alla fine del quinto episodio di questo splendido racconto, ritroverete tutto questo e di più: grazie alla possibilità di immedesimazione dei videogiochi, le scelte che prenderete sapranno plasmare una storia di redenzione molto forte e in grado di fare luce su alcune verità di tutti i giorni in maniera lampante.
Davvero, si tratta di un’ottimo omaggio alla serie a fumetti da cui trae ispirazione, di un ottimo gioco da vivere senza esitazioni e da non rigiocare pena l’annullamento di quanto detto finora. Una storia noir (al neon) in cinque atti, che si dipana tra le strade di una New York dormiente, e i cui protagonisti sono a volte acerrimi nemici (il Taglialegna a Bigby “L’ultima volta non ti è andata proprio bene!”), vittime (la bella Faith prima tra tutte), altre volte approfittatori e farabutti (Barbablu e Georgie) o ancora reggenti che cercano di fare la cosa giusta (Bianca Neve su tutti). Un noir dalle tinte forti con protagonisti alcuni dei personaggi che conosciamo da sempre? Geniale.

Ormai Telltale si è distaccata dai tentativi inziali di copiare le vecchie avventure grafiche di Lucas (da non dimenticare che uno dei loro primi successi fu proprio Tales of Monkey Island, quinto capitolo della serie), ma propone un sistema che somiglia più a quanto visto in Heavy Rain piuttosto. Tramite decisioni da prendere velocemente, quick time event di varia natura in cui usare i propri riflessi e una trama degna del migliore thriller “alla Seven” costituiscono il nocciolo di quest’esperienza, che forte della grafica in cel shading e un doppiaggio di prim’ordine (in inglese), può considerarsi bis prelibato per chi aveva adorato The Walking Dead (di cui nel frattempo è uscita anche la seconda stagione).
Anzi, per certi versi può essere ritenuta anche migliore, grazie alla storia meno “banale” (il tema zombie non aiuta in quel senso), una scrittura più matura e arguta e al materiale originale che è davvero un fumetto di cui non smetterò mai di tessere le lodi.
Grandioso.

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