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cinema, sci-fi

Interstellar

image(Siccome non voglio fare spoiler, se volete leggere la trama di Interstellar, andate QUI.)

Vi dirò la verità, io non é che aspettassi questo film con molta ansia. Mi piace Nolan come regista (o almeno mi piacciono alcuni suoi film) ma quando un amico mi ha detto “Eh tra un po’ esce un film di fantascienza di Nolan” la mia reazione é stata piuttosto freddina. Non che non avessi voglia di un bel film di sci-fi, ma non avevo voglia di mettermi alcun tipo di hype addosso. Quindi sono arrivato alla visione di Interstellar totalmente “vergine”. Non conoscevo l’ambientazione, non sapevo di cosa parlasse ne chi fossero gli interpreti. E devo dire che entrare al cinema in questo stato di “incoscienza” mi è piaciuto parecchio.
Fino a ieri mi era solo sfuggito l’occhio su qualche post pseudo-recensione su Facebook, avevo letto di sfuggita parole come “2001”, “Odissea, “Spazio”, “Gravity” e la cosa mi aveva un po’ preoccupato. Ora, a visione avvenuta, facevo bene ad essere quantomeno perplesso da tali accostamenti.

La domanda che mi sorge spontanea, dopo aver visto Interstellar é la seguente: Ma Nolan non é che si é un po’ montato la testa? Perché questo lungometraggio della durata di due ore e quaranta minuti non solo si propone come avvertimento/messaggio salvifico-ambientalista (come molta della sci-fi moderna) ma cerca anche di scavare nell’animo umano, con risultati apprezzabili fino ad un certo punto della pellicola. Verso la fine c’é un evento importantissimo che il protagonista (Cooper) deve affrontare per spiegare un elemento presente fin dall’inizio e lasciato in sospeso. Un elemento “sovrannaturale”, che trova appunto la sua definizione proprio nel finale, per diventare chiave motrice della risoluzione del film. Ma che fa (sor)ridere, se tutto il resto del film è presentato in maniera pedissequamente scientifica (o almeno in maniera abbastanza scientifica dal convincere uno spettatore).

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Dal punto di vista registico poi, Interstellar è molto pretenzioso, e cita l’eleganza dei silenzi di Kubrick e le riprese realistiche del Cuaron di Gravity, ma lo fa in modo grezzo: non sono grezze le immagini, sia ben chiaro, anzi, ma sono troppo evidentemente ispirate al capolavoro del 1968 del regista di Shining. Ed è qui che casca la baracca: se visivamente certe scene sono sempre di sicuro effetto, soprattutto al cinema e in IMAX, far vedere una navetta spaziale che attracca con in sottofondo della musica classica è un indizio TROPPO evidente di cosa Nolan stava cercando di fare. Ma ancora, far affiancare il gruppo di astronauti da un paio di simpatici robot senzienti e dalla forma monolitica risulta un’operazione al limite del tollerabile per non cadere nel plagio. La proverbiale goccia che fa traboccare il vaso sarebbe stato se quegli stessi robot si fossero ribellati all’equipaggio per ucciderne i membri.

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Ed è un vero peccato, perché per il resto Interstellar è un film coi controfiocchi, fantascienza fatta bene che intrattiene e fa ragionare, senza stufare fino a 3/4 della pellicola, “punto di non ritorno” (scusate, non è che può citare solo Nolan, no?) oltre il quale Nolan cerca di differenziarsi dall’illustre che prende a modello con una risoluzione alla Lost, poco chiara e che fa acqua in alcuni aspetti. Kubrick alla fine della sua Odissea non cercava di razionalizzare qualcosa di insondabile, per ovvie ragioni. Nolan ci prova e fallisce, per ovvie ragioni.

Dal punto di vista tecnico siamo ovviamente a livelli incredibili, e ho apprezzato tantissimo il look retro e realistico che é stato dato al mondo del futuro e alla sua tecnologia. Gli scorci della Terra, di Giove e dei pianeti che Cooper e il resto dell’equipaggio si troveranno ad esplorare sono meravigliosi, e l’accompagnamento sonoro è sempre perfetto, evocativo e potente come solo Hans Zimmer sa fare.
Diciamo però che se lasciare aperto il finale di quel gran casino che è Inception ha giocato a favore dell’economia narrativa del film, qui cercare di chiarire a tutti i costi elementi metafisici inverificabili (almeno al giorno d’oggi) della storia è un meccanismo che si ritorce contro il regista e la pellicola.

In sintesi, si tratta di un buon film di fantascienza? Sì. È un capolavoro? No. Se proprio vogliamo vederlo come un omaggio a una gloria del passato, possiamo semplicemente dire che sta meglio Interstellar a 2001 di quanto Prometheus non stia ad Alien. Ma ci mancava anche il contrario.

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