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Shadowrun Returns

headerSono contento. Finalmente ho potuto giocare Shadowrun Returns dall’inizio alla fine. E sono contento di averlo fatto. Sì, perché Shadowrun Returns segna la vittoria di tutto ciò che amo del medium videoludico.
Innanzitutto, si tratta di uno dei primi grossi successi di Kickstarter, quindi un gioco fatto con amore, voluto e supportato dai fan. In secondo luogo, è un omaggio non solo agli RPG old-school come Baldur’s Gate e derivati, ma anche ai giochi di ruolo pen&paper, dato che a capo degli sviluppatori Harebrained-Schemes c’è Jordan Weisman, fondatore della FASA Corporation e ideatore dell’originale Shadowrun da tavolo, giunto alla sua quinta edizione proprio quest’anno. Inoltre, è un gioco fottutamente figo!

Per coloro che non conoscono il mondo ibrido in cui il gioco è ambientato, basta pensare alla tipica ambientazione cyberpunk popolata da multinazionali corrotte e potentissime, hacker sovversivi, tecnologia avanzatissima ovunque e perdita dei valori morali e dell’umanità dei suoi personaggi. Ma ciò che contraddistingue il mondo di Shadowrun è alquanto particolare: i suoi abitanti non sono solo uomini e macchine, ma anche elfi, orchi e nani in grado di evocare spiriti, lanciare incantesimi per opporsi a mostri di ogni genere e draghi! Lo so, è un connubio che ai puristi potrebbe dare molto fastidio, ma con tutto il background magistralmente scritto per questa ambientazione (almeno nei manuali del gioco) la formula funziona alla perfezione.

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In questo primo capitolo sarete in grado di creare il vostro alter ego seguendo alcune facili regole e scegliendo non solo la sua razza ma anche la sua classe: quest’ultima sarà fondamentale per influenzare ovviamente i combattimenti che affronterete. Combattimenti strategici a turni su un campo isometrico in cui spendere Action Points ogni turno per attaccare, muovervi, lanciare incantesimi, usare oggetti, evocare spiriti, attivare droni e via dicendo. Tutto da manuale. Completando quest otterrete punti Karma da spendere nel vasto skill tree seguendo il cammino deciso all’inizio  oppure prediligendo caratteristiche e relative abilità diversissime. Volete potenziare la resistenza del vostro gracile elfo mago? Presto fatto! Vi serve intelligenza più alta per le incursioni nella Matrice (la rete di Shadowrun)? Nessun problema! Shadowrun Returns ve lo lascia fare, permettendo di affrontare le sue situazioni in maniera abbastanza libera, nonostante la linearità della trama principale. Anche la razza aiuta, insieme alle abilità, a determinare che tipo di risposte e reazioni avrete durante i dialoghi con gli NPC, dando un senso di libertà molto accentuato, nonostante tutto. Una volta creato il vostro personaggio, verrete contattati dal vostro amico Sam, o meglio, da una registrazione che ha fatto “in caso di necessità”: purtroppo è morto, e voi siete l’unico sul quale possa fare affidamento per essere vendicato. Se la sola amicizia non bastasse, alla conclusione del “caso”, il suo avvocato provvederà a trasferire sul vostro conto 1 milione di nuyen (la moneta del gioco). Non dico altro per evitare spoiler, ma sappiate che tutto subirà un’escalation in pieno stile RPG, e tra rivalità fra bande, spacciatori di droghe virtuali, omicidi, polizia corrotta e sciamani in cerca di vendetta, il panorama che osserverete sarà quantomeno originale se non siete avvezzi al setting che gli sviluppatori hanno ricreato per i fan del gioco di ruolo.

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Ricreato in maniera semplice ma efficace, anche se migliorabile in alcuni punti: la visuale isometrica è perfetta, e il motore grafico è pulito e funziona benissimo, ma sarebbe da stupirsi del contrario, vista la molta poca “azione” che si potrà notare sullo schermo in ogni zona. Animazioni ambientali ridotte al minimo, “vita” in città quasi assente (i PNG staranno per lo più fermi, ad aspettare che interagiate con loro) ed esplorazione limitata alla sola zona che state visitando sono dei dettagli già problematici nel 2013, anno di release del gioco. Per fortuna altre piccole magagne sono sistemate dall’uscita, e se all’inizio non era possibile salvare la partita a piacere, adesso se non si è impegnati in un combattimento è una feature totalmente dipendente dal giocatore, nonostante esista una funzione di autosalvataggio. Rifacendosi ad un genere “datato”, anche i dialoghi sono presentati in maniera classica: non esiste doppiaggio, ma dovrete leggere, e tanto anche. Ovviamente se non si trattasse di dialoghi interessanti l’attenzione verrebbe meno dopo poco, ma i personaggi coi quali vi rapporterete sono caratterizzati splendidamente e proprio l’elemento narrativo e le sue sfumature sono il punto forte del gioco. Il comparto audio è costituito da una colonna sonora azzeccatissima e sempre appropriata all’azione, anche se qualche traccia in più non avrebbe guastato in termini di varietà.

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Poco fa definivo questo “Dead Man’s Switch” (questo è il titolo dell’avventura del pacchetto base) il primo capitolo di Shadowrun Returns: ebbene sì, nel giro di qualche mese è stata rilasciata anche la prima espansione, intitolata Dragonfall e ambientata in Germania, seguita recentemente da una re-release “director’s cut” in cui tutto è stato ampliato e migliorato. Non avendola giocata (ma lo farò appena avrò smaltito altri giochi lasciati indietro recentemente) non sono in grado di dare ulteriori dettagli, ma pare sia davvero grandiosa, anche se prevedibile: sì, perché insieme al gioco base gli sviluppatori hanno ben pensato di sfruttare una meccaniche che i giocatori di Neverwinter Nights ricorderanno bene: l’editor di avventure! È davvero la ciliegina sulla torta di questo gioco, che a un anno e mezzo dalla pubblicazione ha già visto nascere (e vede ancora svilupparsi) tantissime idee più o meno riuscite da parte dei fan di tutto il mondo, sia con gli asset base presenti nel gioco che con materiali aggiuntivi creati dagli utenti stessi ed è supportata dalla community di Steam, con alcuni progetti interessantissimi (Ghost in the Shell, Neuromante e tanto altro di inedito). Insomma, Shadowrun Returns mi ha tenuto piacevolmente impegnato per una dozzina di ore: non tantissime, ma sicuramente di qualità, soprattutto grazie ai toni da classico noir sci-fi “con quel qualcosa in più” e all’amore che trasuda da ogni pixel utilizzato per ricreare lo sprawl di Seattle. Splendido!

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