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fumetti, sci-fi

Planetes

Planetes_CoversMi sono accorto solo ora di aver scritto pochissimo di manga e anime su queste pagine: ed è un peccato perché nonostante crescendo la mia passione per l’arte sequenziale made in Japan è andata per forza di cose scemando, alcune letture sono davvero efficaci anche alla mia età.
Insieme ad alcuni capisaldi riconosciuti come Nausicaa di Hayao Miyazaki o Akira di Katsushiro Otomo però vanno annoverate anche altre serie, più o meno lunghe, che meritano davvero molto. Tra queste trova proprio il suo spazietto questo Planetes, di Makoto Yukimura.

Planetes_YuriAmbientato nel futuro, tra il 2075 e il 2080, Planetes segue la storia di un gruppo di raccoglitori di detriti spaziali della Sezione Space Debris, una unità della multinazionale Technora Corporation, il cui compito consiste nel prevenire danni o distruzioni di satelliti, stazioni orbitanti e navi spaziali da parte di rottami e detriti liberi di vagare lungo l’orbita terrestre.
Per farlo si servono di una nave spaziale vecchia di trent’anni, la DS-12, ribattezzata dal proprio equipaggio Toy Box, e di attività extraveicolari cui sono stati precedentemente addestrati.
Nei quattro volumi originali (tre, nell’edizione Deluxe che ho appena finito di leggere) assisteremo quindi alle avventure di Hachirota Hoshino, giovane giapponese ossessionato con la ricerca della libertà nello spazio, Fee Carmichael, pilota americano della DS-12, Yuri Mihalkov, calmo e gentile operatore russo, e Ai Tanabe, l’ultima arrivata, ingenua e semplice novellina compatriota di Hoshino.
Insieme, i quattro dovranno affrontare non solo la routine quotidiana, ma verranno in contatto con realtà sempre diverse dovute all’espansione dell’umanità nello spazio: vivere a Zero-G, scoprire gli abitanti delle basi Lunari, fronteggiare gli attentati di fanatici terroristi che vogliono impedire all’uomo di raggiungere Giove e via dicendo.

Foto 15-12-14 00 13 56A differenza però della gran parte della produzione di fumetti giapponesi, tutto in Planetes è scritto e disegnato all’insegna del realismo e dell’hard science-fiction, quindi l’ago della bilancia tende più verso scienza e dettagli tecnici che non verso fantasia e avvenimenti incredibili. Durante tutta la narrazione infatti l’autore metterà sempre descrizioni dettagliate e spiegazioni accurate dei termini poco chiari o comunque estranei per un lettore non avvezzo al genere.
Si parlerà infatti spesso di teorie scientifiche reali (come la sindrome di Kessler) ma in maniera sempre semplice e comprensibile, come semplice è, alla fine, la struttura del manga.

Perché il vero nocciolo delle circa 1.000 pagine che compongono questo manga non è l’esplorazione spaziale, ma semmai tutte le vicende umane legate ad essa, e la maturazione che di conseguenza deve avvenire per noi esseri umani come specie per poter affrontare l’infinito che si trova oltre il nostro sistema solare.

È impossibile, se siete appassionati del genere, non ripensare, durante la lettura, al Contact di Carl Sagan/Robert Zemeckis o al più recente Gravity di Alfonso Cùaron. L’opera di Yukimura (da cui è stato tratto anche un anime di 26 episodi che recupererò di sicuro) può benissimo essere considerato il trait d’union tra i due film. Come Contact racconta di un’umanità che deve prepararsi ad affrontare la sfida più grande di tutte, e come Gravity dimostra come per fronteggiare tali avventurose/spaventose situazioni, dobbiamo essere in pace con noi stessi, sia a livello personale che di popolazione. E se di recente molti (tra cui il sottoscritto) hanno tacciato Interstellar di plagio nei confronti dell’Odissea di Kubrick, Planetes riesce a citare invece Contact utilizzandone alcuni elementi per costruire una storia totalmente indipendente. Se infatti scene come questa, questa o questa contengono più di un elemento in comune con il manga (sia concettualmente che visivamente), è impossibile non credere che a sua volta questa scena (e il tema portante di Gravity) non siano stati influenzati nemmeno un po’ dalle pagine di questa fantastica storia.

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Storia che non è priva di difetti però. E non mi riferisco alla mancanza di azione (se non in alcuni frangenti), anzi, questo è proprio il punto forte dell’opera: niente combattimenti a zero-G o personaggi strambi coi capelli colorati in modo assurdo, per fortuna. E sì, volendo possiamo parlare di quanto “adolescente giapponese medio da manga” sia il protagonista, ma non è un elemento davvero disturbante: i protagonisti sono di diverse nazionalità e ognuno è ben caratterizzato (anche se un po’ stereotipato). Ma il vero difetto, a mio avviso, sta nel ritmo della narrazione. A volte troppo veloce, altre troppo lento, soprattutto nella seconda parte, propone dei flash-forward quando invece (e parlo a livello personale) mi sarebbe piaciuto vedere di più, vivere di più insieme ai protagonisti piuttosto che vedere una scritta che dicesse “X anni dopo”. Questo porta a una freddezza di base e a un distacco parziale dai personaggi, nonostante sia pieno di situazioni in cui ci si trova ad emozionarsi al loro fianco.
Soprattutto davanti ad alcune tavole a doppia pagina, meravigliosi scorci dello spazio (che siano a colori o in bianco e nero) in grado di sbalordire come solo i migliori esempi di sci-fi sanno fare, siano essi al cinema o sulla carta.

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Discussione

Un pensiero su “Planetes

  1. ce l’ho ce l’ho ce l’ho ce l’ho

    Pubblicato da cooksappe | 19 dicembre 2014, 19:00

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