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Il Corriere e la Jihad: “sembra GTA”

015735035-4ce0de71-1358-4fcd-9ea8-f9ef6dd2fa9cE meno male che la chiamano “L’ANALISI”, perché questo articolo del Corriere.it è un messaggio allarmante. Non solo per il fatto che i giornalisti (o presunti tali) si azzardano ad affrontare un fatto di cronaca nera come l’attentato alla sede di Parigi di Charlie-Hebdo paragonandolo ad un gioco (più o meno violento che sia), ma anche perché vuol dire che c’è in giro gente che scrive senza conoscere minimamente le cose di cui parla.

Stupido io a stupirmene, direte voi.
E avete ragione, ma è come se io mi mettessi a scrivere su queste pagine (ma con la rilevanza di una testata giornalistica “seria”) di politica. Non solo il mese scorso c’è stato il caso dell’educatrice incapace ma ora questo signor Olimpio scrive:

Nella strage di Parigi c’è un elemento, perdonateci la parola, «spettacolare». I due killer si muovono come in un film, ma terribilmente reale. Per qualche secondo sembra di vivere una scena del videogioco GTA (Grand Theft Auto) dove il protagonista spara, ammazza, distrugge ed ha una grande mobilità. Se osservate il breve video noterete come i due non si allontanino mai dalla loro auto.

Non solo, a mio avviso, queste poche righe denotano una sensibilità pressoché inesistente, che mette tale tragedia alla stregua di un prodotto di intrattenimento (interattiva, ma sempre di fiction si tratta), bensì sembra quasi voler ascrivere la colpa di tale atto disumano proprio a GTAV.
La prima parola che mi viene in mente è “ignoranza”. Non intesa come insulto, ma come “mancanza di informazioni” necessarie a giudicare un medium come i videogiochi e metterli in relazione a qualcosa di così terribilmente vero e reale come un attentato terroristico.

A me la foto qui a sinistra (e tutte le immagini viste in questi giorni) sembra TUTTO tranne che un gioco.

Non sono qui a difendere i “miei videogiochi” a spada tratta: sono un giocatore, come si evince più che chiaramente da questo blog, ma non sono un fan di GTA. Non per questo però non ne riconosco le caratteristiche vincenti e interessanti, partendo dal presupposto che realtà e finzione sono due cose ben distinte e che SOPRATTUTTO, è semmai la serie Rockstar a ispirarsi alla realtà, esasperandola appositamente per renderla surreale, eccessiva, alla stregua di un film di Tarantino, in cui ad esempio il sangue scorre a fiotti. Ma nessuno obietta le qualità artistiche di Kill Bill o associa tali film a stragi e omicidi efferati. Perché chi non conosce certe cose continua a parlarne (o a scriverne)?

Se i personaggi di GTA sono criminali o presunti tali, se le loro azioni sono così eclatanti, è solo per criticare la società moderna (soprattutto americana) che prevede il porto e la vendita di armi a chiunque e anzi, ne incoraggia l’acquisto. Critica una società dove i valori sono stravolti e la vita diventa parodia di se stessa. Ha tutto perfettamente senso se si sa interpretare il medium. Mi sembra che si tenda a rimanere invece sempre solo in superficie e si sia solo pronti a “sparare” per fare colpo e condannare qualcosa che non si conosce (ora è il momento di GTA, prima di Marylin Manson e del metal, dei giochi di ruolo satanici e via dicendo).

Però, soprattutto in casi come questo, il silenzio a mio avviso è la scelta migliore.
Sia per evitare brutte figure che per onorare qualcuno che purtroppo non c’è più.

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