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I Have no Mouth, and I Must Scream

1092861744-00E dopo The Dig, ultima avventura punta-e-clicca dei bei tempi andati che ho avuto modo di giocare finalmente grazie a Steam, ieri ho finito anche questo classico bizzarro che proprio la piattaforma di Valve ha messo in saldo qualche settimana fa insieme ad altri giochi “cyberpunk”.

Le virgolette sono d’obbligo nel caso di questo gioco, le cui premesse sono legate a quel genere letterario, ma dal quale in realtà si discosta moltissimo.
Per chi non lo sapesse, I Have no Mouth and I Must Scream si basa su un racconto breve di Harlan Ellison, prolifico autore di sci-fi vincitore più volte di prestigiosi premi che proprio con la brevissima opera omonima infatti vinse un Hugo Award.
Le premesse della vicenda sono le seguenti: le tre superpotenze mondiali hanno creato tre vastissimi computer situati sotto la superficie terrestre il cui scopo fosse gestire le troppo complicate guerre che Stati Uniti, Russia e Cina non sapevano più amministrare.
I tre computer, unitisi in una sola entità denominata Allied Mastercomputer, decisero che l’unica soluzione plausibile era quella di sterminare il genere umano dalla faccia della terra, e così fanno. Il rinato AM (sigla di Allied Mastercomputer, ma anche sinonimo di presa di coscienza, dal verbo inglese “I am”, “io sono”) opera un genocidio di massa, salvando solo 5 persone, i nostri protagonisti.
Il motivo? L’odio smisurato per la loro debolezza: quando infatti prendiamo il controllo del gioco saranno passato già 109 anni di sofferenza e torture per i nostri, resi immortali da AM, che li terrà in vita per farli soffrire in modi sempre più sadici.

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Già, fin dall’incipit, questo gioco del 1995 ci va giù pesante, senza farsi troppi problemi: i cinque esseri umani non sono certamente dei santi, ma a loro confronto AM risulta un vero demonio, e lo impareremo a nostre spese. Scegliendo a turno uno dei cinque malcapitati, dovremo infatti aggirarci per scenari che la macchina onnipotente ha creato apposta per “giocare” con le sue vittime, cercando di farli affondare nelle loro paure più grandi e sfruttando le loro debolezze.
Ellen, l’unica donna del gruppo, ha infatti paura del colore giallo, e dovrà avventurarsi all’interno di una piramide tecnologica dove moltissimi elementi saranno del colore a cui lei non riesce nemmeno ad avvicinarsi.
Gorrister, suicida senza cuore (letteralmente), dovrà trovare il modo di superare un deserto volando con un dirigibile e venendo a patti con ciò che ha fatto alla moglie.
Benny, una volta un bell’uomo, prestante e con una carriera militare brillante alle spalle, non solo è stato menomato da AM, ma dovrà scoprire come superare i suoi istinti animaleschi di sopravvivenza a scapito degli altri, affrontando i fantasmi del suo passato.
Nimdok, ex-scienziato nazista colpevole di atroci esperimenti, si troverà all’interno di un campo di concentramento prima da una parte del recinto per poi passare dall’altra, cercando di capire come in realtà la sua memoria perduta ha aiutato AM in tutti gli anni passati.
E Ted, infine, un truffatore dal sorriso smagliante, se la vedrà con i suoi demoni interiori (e non solo) in un castello medievale in cui poter soppesare le sue azioni e raggiungere uno scopo più alto rispetto al successo immediato.

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Inutile dire che tutte queste storie di violenza fisica e psicologica sono mostrate al giocatore senza filtri, e possono essere ritenute disturbanti dai giocatori dallo stomaco più debole: farsi trascinare empaticamente dai suoi cinque protagonisti vuol dire davvero passare le ore di gioco ad angustiarsi assieme a loro in un modo che raramente capita in un’opera video ludica. La struttura di gioco poi prevede che non ci sia un vero Game Over: sbagliando alcune azioni si verrà riportati da AM all’inizio, la schermata di selezione del personaggio, per ricominciare lo stesso capitolo appena fallito o passare ad un altro. Ma anche raggiungere la conclusione di un capitolo non significa necessariamente avere successo: spesso infatti sarà possibile compiere delle azioni irreversibili che concluderanno la storia legata al nostro alter-ego provvisorio in maniera non proprio entusiasmante, andandosi a sommare al totale per bilanciare il finale del gioco in maniera più o meno pesante.
IHnMaIMS è una classica avventura punta-e-clicca, almeno dal punto di vista del gameplay, e prende in prestito dallo Scumm quasi tutti gli elementi di gioco che lo costituiscono: tante azioni possibili e selezionabili dal menu in basso e oggetti dell’inventario o della schermata coi quali interagire.
Interessante è la presenza di un ritratto del nostro personaggio in basso a sinistra, il cui sfondo cambierà colore in base all’andamento della sua vicenda personale. Potrete così rendervi conto di come alcune scelte possono influire sul loro stato d’animo e magari, se fallirete, la prossima volta potrete evitarle.
Definito da molto come “troppo facile” e breve, il gioco in realtà è piuttosto difficilotto: certo, arrivare alla fine di un capitolo non sarà complicatissimo, ma sbagliare significa non poter tornare indietro in caso si sia raggiunto il finale negativo di quella scena.

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Inoltre, la giocabilità risente spesso di poca coerenza nei comandi, e la cosa non aiuta: a volte per entrare in una porta basterà cliccare con il tasto sinistro (l’equivalente dell’azione “Vai a”) mentre altre dovrete selezionare “Usa” e cliccare sulla porta, senza nessun vero motivo apparente. Come se non bastasse, il comando “Inghiotti” è quasi inutile dato che il più delle volte sarà sufficiente usare “Usa” per far mangiare del cibo ai nostri protagonisti.
Tecnicamente ci troviamo ad un gioco il cui aspetto visivo non è niente male, soprattutto per quel che riguarda gli sfondi disegnati a mano, in grado di imprimere nelle menti dei giocatori quei paesaggi da incubo in maniera davvero efficace. Che siano delle giungle pluviali o delle sale operatorie, delle stanze malconce con brandine sudice o degli angusti ascensori, tutte le “scenografie” si faranno ricordare per un bel po’.
Detto così, sembra che il gioco non abbia difetti. Ma in realtà non ne è scevro: per prima cosa, le animazioni dei personaggi sono davvero realizzate malino, anche per i canoni del periodo, che anzi vedeva il genere raggiungere da lì a poco nuove vette con titoli come Broken Sword.
Inoltre il comparto audio è molto poco incisivo dal punto di vista musicale, e fa il suo dovere senza brillare, se non per quel che riguarda il doppiaggio (solo in inglese): le voci dei 5 malcapitati sono “standard”, ma la voce di AM è nientemeno che quella di Harlan Ellison in persona! Non brilla per recitazione, ma sa rendersi antipatico quanto basta e fa piacere sapere quanto un autore possa essere coinvolto nella creazione di un titolo come questo.

Come avrete capito IHnMaIMS non è un capolavoro ne un must, ma sicuramente un esperimento che lascia il segno: Intraprendere questo percorso dai molteplici finali può sicuramente far capire quanto un medium del genere possa rivelarsi evocativo e potente, date le scelte che spesso vi verranno consentite e che rappresentano delle forti metafore del vissuto quotidiano di cinque persone con un passato pericoloso, ma tutto sommato normali e forzate a fare i conti con il proprio io. Se non vi disturbano le scene forti e anzi vi interessa scavare un po’ a fondo, anche con un gioco, provatelo.

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