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Valiant Hearts: The Great War

2544468-8040396853-ValiaCome dicevo all’inizio della recensione di Cave Story 3D, in questo periodo sto recuperando un po’ di terreno sul backlog onnipresente nella mia libreria Steam (e non solo) e sono riuscito a completare una manciata di giochi in pochi giorni. Volevo fare un post cumulativo in cui includere Valiant Hearts, ma dopo aver visto la schermata finale con gli occhi velati di lacrime (e quando dico “velati di lacrime” intendo “cascate del Niagara e singhiozzi”), ho deciso di dedicargli un articolo a se stante: non credo che riuscirò a descriverlo come vorrei, ma spero almeno di riuscire a far sì che chi leggerà queste righe possa decidersi ad acquistare questo capolavoro targato Ubisoft.

Sono passati esattamente 100 anni dall’inizio della Prima Guerra Mondiale, e Ubisoft Montpellier ha deciso, l’anno scorso, di rendere omaggio ai tanti, troppi caduti di quel mostruoso conflitto che ha cambiato per sempre il volto dell’Europa creando un capolavoro chiamato Valiant Hearts: the Great War.
Questa recensione non sarà ne imparziale ne’ priva di spoiler: ho avuto modo di finirlo due sere fa e sono ancora assolutamente e profondamente sconvolto dal suo finale. E non importa se qualcuno lo considera un “non gioco” vista la sua linearità e semplicità. Valiant Hearts è una bellissima avventura punta-e-clicca/puzzle game pesantemente story-driven e con pochissima libertà di azione e offre pochissimi spunti di rigiocabilità. Ma chi se ne frega: Valiant Hearts è anche una delle proposte più toccanti ed emotivamente coinvolgenti che il medium abbia saputo regalarci da sempre.

Si parla di guerra, sì, ma per fortuna non lo si fa con il solito gioco di guerra in prima persona che i concorrenti di Ubisoft amano tanto. E nemmeno con il revisionismo fanta-storico della sua annuale serie di assassini viaggiatori del tempo. Al contrario, Ubisoft tocca questa volta l’argomento con una grazia e un realismo sconcertanti.
In Valiant Hearts infatti non vestiremo i panni dell’ennesimo action hero duro e puro, e nemmeno quello dei funambolici maestri di parkour a cui ci ha abituato la software house di Yves Guillemot stessa.
Questa volta i protagonisti sono persone. Reali. Umane. E non c’è alcun modo di vincere la guerra, nessuna missione improbabile o impossibile per risollevare il destino di chi, quegli eventi, li ha vissuti davvero: la storia è quella che è, e non c’é Rambo in grado di salvare i milioni di persone che sono morte in trincea durante quei tragici quattro anni.
Anche l’ambientazione è diversa dal solito: la Seconda Guerra Mondiale, con il chiaro e lampante “nemico” identificabile nel Nazismo, è più “facile” da usare come teatro per una storia epica e mainstream sul quale costruire una vicenda eroica.
Le vicende di Valiant Hearts invece, ispirate a vera corrispondenza ritrovata tra gli archivi di guerra, sono caratterizzate dal caos: non c’era un nemico comune da sconfiggere, ma solo la follia generale di situazioni tese all’inverosimile che coinvolgevano tutto il Vecchio Continente, e non solo e che, alla fine, hanno portato all’insensato massacro che chiamiamo Prima Guerra Mondiale.

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I personaggi principali, ognuno dotato di un’abilità contestuale differente, sono quattro persone normalissime, che vedono la propria vita sconvolta dalla guerra.
Emile è un contadino francese che vive in campagna con sua figlia Marie, suo marito tedesco Karl e il loro figlioletto Victor. Allo scoppiare del conflitto, sia Emile che Karl vengono richiamati alle armi per combattere uno contro l’altro, loro malgrado.
Freddie é un uomo americano innamorato che decide di sposare la donna dei suoi sogni in Francia. Purtroppo per lui, i primi bombardamenti avvengono il giorno delle sue nozze, e trasformano il suo matrimonio in una tragedia, portandogli via la sua neo-sposa. Deciderà quindi di arruolarsi volontario nell’esercito francese per vendicarsi.
Anna è un’infermiera belga che vive con il padre scienziato a Parigi. Quest’ultimo viene rapito dai tedeschi che vogliono sfruttare il suo talento per sviluppare armi nuove da usare contro i nemici.
La coraggiosa Anna partirà quindi alla sua ricerca senza pensarci due volte.
E poi c’è Walt: un cagnolino medico incontrato sul fronte dai nostri eroi, nonché uno dei companion videoludici che ricorderò con più affetto in assoluto per anni a venire. Separato dal suo padrone tedesco, si affezionerà ai nostri e li aiuterà sempre e comunque, a prescindere dal loro schieramento.

Attraverso i quattro capitoli del gioco le storie di questi personaggi si intrecceranno più volte in 25 livelli caratterizzati da un gameplay stile avventura punta-e-clicca dalla breve durata e durante i quali dovrete risolvere enigmi piuttosto semplici come trovare l’oggetto giusto da usare nel punto giusto, spostarvi con le giuste tempistiche sul campo di battaglia per evitare i bombardamenti, o nascondervi dai soldati nemici o ancora curare i feriti premendo i tasti corretti al momento giusto o ancora fuggire in auto in sequenze di inseguimento come questa.
La narrazione sarà scandita dagli eventi principali del conflitto che coinvolgeranno direttamente tutti e quattro i nostri eroi colpendoli duramente più volte e mettendoli alla prova: vedere lo zeppelin del Barone von Dorf allontanarsi con a bordo il padre di Anna ad esempio dopo tutta la fatica fatta per raggiungerlo sarà una prova non da poco per la ragazza, così come il dover affrontare campi pieni di gas per portare a termine una missione in cui non crede nemmeno Emile, mettendo a repentaglio la sua salute dopo diverse azioni eroiche già compiute non potrà non instillare nel giocatore quanto sia stato insensato tutto quello che i nostri avi più prossimi abbiano vissuto sulla loro pelle.

VH_SC_1_Emile_Neuve_Chapelle_140668Alcuni, in rete, si sono lamentati di quanto il realismo delle vicende non venga minimizzato dall’aspetto grafico cartoonesco impiegato: non solo mi trovo assolutamente in disaccordo, ma penso che il lavorare in maniera stilizzata renda ancora più forte il carattere dei personaggi, che grazie a uno o due dettagli diventano subito riconoscibilissimi. Per non considerare la grossa importanza che l’arte sequenziale e il fumetto hanno in Francia: non è una scelta fatta per semplificare le cose, ma una decisione oculata che rende ancora più forte e di impatto questo tipo di narrazione. Ubiart Framework si rivela un tool vincente e versatilissimo. Basta pensare che anche il divertentissimo Rayman Legends o Child of Light sono stati sviluppati con gli stessi strumenti per capire quali sono le potenzialità offerte, senza dover scomodare numeri astronomici di poligoni su schermo.
La direzione artistica del gioco usa inoltre questa tecnica per sottolineare senza compromessi il suo messaggio: la grafica del gioco cambia notevolmente tonalità dai bei colori accesi della Francia bucolica o della romantica notte parisienne per trasformarsi con il procedere della trama (e della guerra) in veri incubi bidimensionali fatti di fuoco, fango, rovine e montagne di cadaveri.
Parallelamente, anche il commento sonoro è di prim’ordine: la colonna sonora è PERFETTA e grazie all’utilizzo di Wwise adatta in tempo dinamico a ciò che accade durante il gioco le composizioni meravigliose degli autori. È impossibile non farsi coinvolgere emotivamente da alcuni dei pezzi più suggestivi come l’epica (e leggermente Zimmermaniana) “In the Line of Fire” o le commoventi “Broken Wings”, “Never the Same” o “Nurture”. Anche da soli sono brani meravigliosi. Ma se usati come corollario di scene come il finale del gioco, non possono fare altro che imprimersi nel cervello del giocatore in maniera indelebile.

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È vero, il comparto tecnico fa da contraltare ad un gameplay di sicuro non perfetto, ma il gioco non punta ad essere rivoluzionario o stravolgente in termini di gioco. Semmai punta alla semplicità per raccontare una storia in maniera interattiva. E ci riesce in modo sorprendente, grazie anche a dei testi e delle idee realizzate su schermo in maniera pressoché ineccepibile. Nulla è lasciato al caso, e nonostante si tratti di una produzione minore, gli autori di Valiant Hearts sapevano benissimo cosa stavano facendo: non può essere un caso se gli unici occhi visibili in tutto il gioco sono quelli di Walt e di Victor, gli unici esseri puri al 100% della vicenda.
E non è un caso di certo se l’ultimo livello, invece dell’ennesima boss fight difficilissima e contro il cattivone di turno ci vedrà vestire i panni di Anna, intenta a salvare la vita di Karl in una corsa contro il tempo.
Sono dettagli come questi che esaltano la semplicità apparente di questo titolo il cui messaggio è inequivocabile: l’unico modo di vincere una guerra è non combatterla. L’unico vincitore (“victor”) è infatti il frutto dell’amore di Karl e Marie.
C’è chi parla ancora di videogiochi come medium minore, ma Valiant Hearts si pone come ennesimo esempio (insieme a Journey, To the Moon, The Swapper o Braid, anche se in modo diversissimo da tutti questi) di quanto invece possa configurarsi come forma d’arte più coinvolgente rispetto a qualsiasi rappresentazione passiva e ha generato già un “figlioccio” indiretto nell’ottimo (almeno così mi dicono) This War of Mine.

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Discussione

2 pensieri su “Valiant Hearts: The Great War

  1. Valian Heart : The Great War è un gioco bellissimo e spero che facciano un seguito

    Pubblicato da Marcello Trombetti | 15 giugno 2015, 10:58

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  1. Pingback: Kalyth vs the Backlog I | Distant Visions - 9 luglio 2015

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