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Kalyth vs the Backlog I

Backlog

Eh già, come anticipato all’inizio delle ultime recensioni, sto cercando di smaltire alcuni dei titoli arretrati che si sono accumulati negli ultimi anni di acquisti, senza alcun ordine o piano strategico. Non sto andando in ordine di serie, o di uscita o altro. L’unico denominatore comune dev’essere la (relativa) brevità: niente giochi di ruolo senza fine o open-world con migliaia di sub-quest. Negli ultimi due mesi oltre ai bellissimi Cave Story e Valiant Hearts, ho quindi smaltito i cinque giochi qui di seguito, oltre ad alcuni titoli recensiti per gli amici di Pixel Flood (che potete vedere qui).

 

TrineTrine Enchanted Edition (PC)

Platform-action che mi aveva incuriosito tantissimo alla sua uscita su PS3, Trine non mi aveva mai convinto fino in fondo su console. Ma grazie ai saldi di Steam di un paio di anni fa acquistai sia questo che il suo seguito.
Gentilmente aggiornato alla sua versione Enchanted (disponibile anche su WiiU) gratuitamente, Trine si é rivelato esattamente come immaginavo: un buon gioco, senza troppe pretese, ma in grado di divertire e intrattenere per la sua seppur breve durata.
Nei panni di tre eroi che si incontrano per caso, alla ricerca dello stesso tesoro, vengono legati indissolubilmente nello stesso corpo, in modo che solo uno dei tre possa esistere allo stesso tempo, ma condividendo la stessa mente.
Da lì in poi i tre dovranno attraversare il regno, corrotto dal male, per liberarsi dalla maledizione e, guardacaso, liberare il mondo dall’oscurità che l’ha corrotto.
Con la pressione di un tasto potreste passare da uno all’altro dei vostri tre avatar in base allo scenario che vi si parerà davanti: ovviamente il guerriero sarà il più indicato per il combattimento, mentre la ladra sarà fondamentale per affrontare baratri e colpire a distanza grazie all’arpione e al suo arco, e infine il mago sarà il prescelto per risolvere alcuni enigmi con le sue creazioni magiche tra la quali spiccano piattaforme e blocchi da spostare e far levitare.
Graficamente molto piacevole nonostante l’età, soprattutto grazie al restyle di questa nuova edizione, il gioco presenta anche musiche molto evocative e un comparto narrativo divertente, non prendendosi mai troppo sul serio.

Piacevolissimo.

 

999Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors (NDS)

Non capisco. Davvero, non capisco. Sarò di mentalità poco aperta, ma i visual novel sono un genere che non mi dice nulla. La mancanza di interazione e l’assistere al dipanarsi di una storia senza alcuna necessità di input mi fa pensare davvero che si tratti di occasioni sprecate.
Ovviamente in questo casi deve trattarsi di un racconto ben scritto e in grado di intrattenere, con personaggi carismatici e testi accattivanti e ben studiati.
Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors soddisfa questi requisiti solo in parte: vi mette di fronte ad un cast alquanto bizzarro (ma caratterizzato bene) che si troverà in una situazione che ricorda molto da vicino i film della serie Saw.
I nove individui del titolo infatti avranno nove ore di tempo per trovare la porta numero 9 all’interno della nave in cui si trovano. Si sono risvegliati ognuno in una cabina diversa e quando Zero (il loro rapitore) spiega loro le regole del Nonary Game, tutto ha inizio.
Con la classica impostazione tanto cara agli amanti dei giochi di ruolo giapponesi che ci vede leggere i dialoghi nel riquadro in basso e personaggi inquadrati a mezzo busto interagire limitatamente tra loro, 999 si limita al 90% ad essere letto piuttosto che giocato.
Ed é un vero peccato perché alcune scelte che ci vengono fatte fare sono intriganti (anche se solo poche saranno vere scelte in grado di modificare l’andamento della storia) e quando ci verrà chiesto finalmente di risolvere gli enigmi delle varie stanze tutto fila senza intoppi, e alcuni puzzle sono davvero ben studiati.
Peccato però che queste fasi siano pochissime, che la trama narrata sia a volte non criptica, ma presenti alcune falle e che per alcuni dei sei diversi finali, una volta visti tutti, non abbiano senso.
Prossimamente “giocherò” anche il seguito, Virtue’s Last Reward, sperando che sia un po’ meglio.

Particolare.

 

Friday MonstersAttack of the Friday Monsters: a Tokyo Tale (3DS)

Creato da Level 5 in concomitanza con l’evento Guild01 da cui é scaturito anche Crimson Shroud, Attack of the Friday Monsters é un altro gioco prevalentemente narrativo.
Ambientato in una cittadina fuori Tokyo negli anni ’60, vi vede cestire i panni di Sohto, un ragazzino che si é appena trasferito con la famiglia e che sta ancora facendo fatica ad abituarsi ai suoi nuovi amici. Lo lega però ai suoi compagni di scuola la passione per i telefilm di kaiju (si, come i mostri di Pacific Rim).
Con un’impostazione da JRPG classico (per intenderci, come i vari Final Fantasy per PSOne) AotFM vi lascerà esplorare più o meno liberamente il villaggio durante uno strano venerdì in cui ne succederanno di tutti i colori.
Peccato che anche qui, come in 999, la nostra interazione sarà obbligata (pena il non proseguimento della storia e quindi del gioco), e per la maggior parte del tempo ci troveremo a vagare parlando con chiunque ci capito a tiro nel villaggio.
Niente combattimenti a turni, niente scelte multiple nei dialoghi. Tutto di una linearità disarmante. L’unica variazione sul tema riguarda un semplicissimo gioco di carte collezionabili che fanno i bambini protagonisti: vincendo battaglie sarà possibile ottenerne di nuove e, con esse, sbloccare una side-quest e un finale diverso.
Per il resto, nel pomeriggio che impiegherete per portare a termine il gioco, sarete spettatori passivi (e a volte anche annoiati) di un prodotto che quantomeno si difende bene sul lato tecnico e artistico.
Ma se fosse durato più di 3-4 ore nemmeno la pregevole grafica o le musichette alla Studio Ghibli sarebbero bastate per evitare il flop totale.

Simpatico.

 

Child of LightChild of Light (WiiU)

Con Child of Light, altro titolo minore di Ubisoft, speravo davvero di poter bissare Il post precedente del blog, dedicato a quel capolavoro di Valiant Hearts.
Purtroppo, nonostante la matrice sia più o meno la stessa, questo incrocio tra RPG e platform non raggiunge la stessa levatura ne’ dal punto di vista emotivo ne’ prettamente narrativo.
Sfruttando una visuale laterale e una grafica meravigliosamente acquerellata, la storia di Aurora attraverso il regno di Lemuria vedrà questa piccola principessa cercare di tornare a casa, dal padre malato, prima che sia troppo tardi. La sua matrigna infatti brama il potere sul regno e mentre la protagonista é bloccata nel mondo dei sogni, attende impaziente la dipartita del suo consorte.
Durante il cammino, Aurora incontrerà Igniculus, piccolo fuoco fatuo controllabile anche da un secondo giocatore e fondamentale companion per la risoluzione di alcuni enigmi e per sfruttare al massimo le meccaniche legate ai combattimenti a turni.
Oltre a questo simpatico lumicino azzurro, a fianco della rossocrinuta bimba troveremo un cast che potrebbe essere uscito da La Storia Infinita: una pagliaccia alla ricerca del fratello, un nanetto mago che deve redimersi agli occhi del suo popolo o ancora un topo arciere esperto di contabilità che vuole conquistare la sua amata, ma non solo…
Purtroppo, nonostante la realizzazione tecnica splendida (grafica e audio sono veramente superbi), il gioco non approfondisce abbastanza nessuno dei suoi aspetti ludici, e laddove il sistema di combattimento é appena appena sufficiente come meccaniche (complice appunto Igniculus e la barra del tempo con cui interagire), anche l’aspetto esplorativo pecca di superficialità. Sarebbe stato sufficiente premiare il giocatore con l’abilità del volo solo alla fine, per permettere del backtracking interessante piuttosto che garantirci tale possibilità quasi da subito, causando un calo totale di mistero legato a una sporgenza non raggiungibile o un pertugio troppo in alto.
Però alla fine Child of Light si rivela un titolo davvero piacevole, ovviamente non rivolto ai veterani degli RPG, ma piuttosto omaggiando questo genere presentandone l’essenza pura ed evitando quasi del tutto i fronzoli dei sempre più complicati giochi di ruolo moderni.
Se a ciò aggiungete una colonna sonora sublime, un look da favola e una totale narrazione in rima (anche in italiano) non potete ignorarlo.

Onirico.

 

MetroidMetroid: Zero Mission (GBA)

Beh, che dire: il remake del primo Metroid, uscito ai tempi per GBA, non sfigura affatto nemmeno oggi. Giocato su WiiU con il GamePad e un paio di cuffie, la prima avventura di Samus si attesta ancora a livelli altissimi nonostante i tanti cloni e i metroidvania eccellenti prodotti dal mercato.
Certo, visto l’anno di uscita, per non stravolgere del tutto il gioco, Nintendo ha dovuto rispettarne la struttura base, lasciando per questo motivo inalterata (o quasi, vista la sorpresina finale) quella pietra miliare a 8 bit che ancora oggi stupisce per innovazione e “onestà”.
Pochi fronzoli, un’ambientazione da esplorare con il proprio ritmo e segreti da scoprire con le proprie forze, andando a volte letteralmente a tentoni in una nuova stanza, in un nuovo cunicolo, magari dopo aver acquisito una nuova abilità.
La meccanica così “old-school” in questo remake é stata affievolita grazie alla presenza di una mappa (inesistente nell’originale!) e una trama tratteggiata a grandi linee grazie ad obiettivi da raggiungere di volta in volta a causa di pretesti sempre diversi.
Ricreato con il motore usato nel 2002 per Metroid Fusion, Zero Mission ne eredita anche la giocabilità, che rispetto alle origini aggiunge non solo dei controlli più comodi e reattivi ma anche la possibilità di sparare in disgonale introdotta in Super Metroid.
E per chi volesse cimentarsi con la sfida a 8 bit, una volta finito Zero Mission sarà possibile sbloccare anche l’originale del 1986.
Ma al di là di spiegarvi “cos’é” Zero Mission, vorrei anche dirvi “com’é”. Ma è difficile: si tratta di un tipo di avventura che ogni giocatore dovrebbe provare almeno una volta. Un twist epocale al genere run&gun che fu in grado di fondere l’azione tipica dei platform con l’esplorazione dei giochi di avventura e che moltissimi copieranno, prima tra tutti Konami con i suoi Castlevania.
E tra tutti i vari capitoli della saga, chi si vuole avvicinare al genere dovrebbe proprio partire da questo piccolo capolavoro.

Fondamentale.

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  1. Pingback: Kalyth vs the Backlog II | Distant Visions - 5 gennaio 2016

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