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Shin Megami Tensei – Il Vangelo Secondo Atlus – Capitolo I

01 - Antico Testamento

Primo episodio della mia retrospettiva dedicata a Shin Megami Tensei.
Iniziamo con i primi capitoli, quelli dimenticati, su NES, da cui tutto ha avuto origine.
Ho deliberatamente ignorato il gioco Telenet per MSX in quanto non si trattava di RPG.

Potete vedere anche il video di questo primo capitolo.

 

Correva l’anno 1986. Il mondo dei videogiochi era appena uscito da un momento di crisi, e i giocatori non solo giapponesi, ma del mondo intero avevano appena conosciuto i primi capitoli dei JRPG fantasy più famosi e rinomati della storia del medium.
Enix aveva infatti appena pubblicato Dragon Quest e Squaresoft l ’aveva seguita a ruota l’anno successivo, con il primo Final Fantasy: insieme a The Legend of Zelda, queste tre storie fantastiche fecero sì che, nonostante le limitate capacità tecniche, il Nintendo Entertainment System (o Famicom, in Giappone) diventasse la console sulla quale vivere storie lunghissime e incredibili. Non solo platform colorati e divertenti come Super Mario, ma anche avventure come i succitati giochi lo resero un must have per tutti coloro che volessero sperimentare queste favole a 8 bit e perdersi in questi mondi magici.

E poi arrivò Namco. Cercando di seguire la scia tracciata da Nintendo, Enix e Square, la coraggiosa scelta di diversificare il suo prodotto fece in modo che per molto tempo nessuno sentisse parlare di Megami Tensei al di fuori del Paese del Sol Levante.
Ispirandosi alla trilogia di romanzi horror Digital Devil Story scritti da Aya Nishitani, la software house che aveva creato Pac-Man sfidava il mercato proponendo qualcosa di assolutamente diverso, più maturo e meno ingenuo rispetto alla concorrenza. In Digital Devil Story non ci sono elfi, Guerrieri della Luce o marcette epiche, ma corridoi buii, magia nera ed esoterismo.
Se i mostri presenti in Dragon Quest erano creature super deformed e slime colorati, gli avversari di Megami Tensei erano invece spaventosi spiriti coi quali stringere patti e demoniache creature da combattere.
Nei romanzi della serie, il cui titolo significa “La Resurrezione della Dea”, il giovane e geniale studente di liceo Akemi Nakajima crea un programma in grado di evocare i demoni. Il suo scopo era quello di vendicarsi di alcuni compagni di classe responsabili di atti di bullismo nei suoi confronti, evocando per errore il demone Loki. Il giovane perde il controllo della situazione e si trova ad aver bisogno della sua nuova compagna di classe Yumiko Shirasagi: lei è infatti la reincarnazione della divinità Izanami, e ha il potere di combattere le creature provenienti dal Makai.
Nello stesso tempo, anche un programmatore americano viene ingannato ed evoca il demone Set, acerrimo nemico di Loki. Coinvolti in questa lotta sovrannaturale, alla fine dei romanzi originali i due riescono a sconfiggere Loki e Set.
Ed è proprio da qui che comincia il primo capitolo di questa lunghissima e controversa saga videoludica: Lucifero, l’angelo caduto, riporta in vita i due demoni per usare il loro potere e conquistare il mondo degli umani.
Spetterà al giocatore, nei panni di Akemi e Yumiko, esplorare una fortezza demoniaca sorta dal nulla per liberare lo spirito di Izanami e permetterne così la reincarnazione per sconfiggere Lucifero.

Siamo lontani anni luce dalla naivete di Final Fantasy e dalle ambientazioni fatate di Zelda.
Siamo lontani anni luce dalle tematiche classiche dei role-playing game made in Japan, soprattutto per console.
Megami Tensei vuole presentarsi al pubblico come un gioco maturo, e già la premessa è in antitesi con lo svolgersi tipico delle avventure fantastiche proposte dalla concorrenza.
Se i Warriors of Light di Squaresoft sono coloro che devono ripristinare l’ordine salvando il mondo da una forza malvagia che ha corrotto i Cristalli che ne mantengono l’equilibrio, in Megami Tensei il protagonista è il co-resposabile originale del male che rischia di inglobare il mondo. E lo è per un desiderio di vendetta. Non per un errore o a causa di una sventura.
Al giorno d’oggi è pieno di giochi in cui i protagonisti sono degli anti-eroi. Basta pensare ai vari capitoli di GTA, alla serie Legacy of Kain, al Kratos di God of War, a Guerra e Morte di Darksiders, ai protagonisti dei vari Yakuza, Max Payne, a Kane & Lynch e così via…
Ma per il 1987 l’idea di aver a che fare con un personaggio come Nakajima era impensabile. E questa scelta coraggiosa fu sicuramente uno dei motivi per cui il gioco (e molti capitoli della serie) non vide mai la luce al di fuori della sua terra d’origine.
Anche il gameplay si discostava parecchio da quello dei concorrenti: nessuna world map da esplorare, ma un dungeon continuo in cui avventurarsi, tutto in prima persona, come solo alcuni giochi su PC avevano fatto fino ad allora. Su console Megami Tensei fu tra i primi, e solo dall’anno successivo SEGA propose il suo capolavoro Phantasy Star, che presentava lo stesso tipo di epslorazione dei dungeon.
Gli scontri con i nemici erano invece apparentemente molto simili a quelli di Dragon Quest, con combattimenti a turni dalla visuale sempre in prima persona. La peculiarità (che ancora oggi contraddistingue i giochi della serie) era però la possibilità di conversare con i demoni incontrati per ottenere informazioni, soldi o per reclutarli e usarli nelle battaglie successive.
Ebbene sì, una meccanica resa famosa dai giochi dei Pokemon è in realtà nata con il primo Digital Devil Story.

Se quindi il primo “MegaTen” costituisce a tutti gli effetti l’epilogo della storia di Akemi Nakajima e di Yumiko Shirasagi, Digital Devil Story: Megami Tensei II si discosta totalmente dal setting originale per proporci un altro tema molto caro ai fan della serie.
Si parla infatti di apocalisse nucleare, un argomento utilizzato spessissimo nei lavori di fiction nipponici, per ovvie ragioni storiche.
“Siamo alla fine del ventesimo secolo. Il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della Terra, gli oceani erano scomparsi, e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti. Tuttavia, la razza umana era sopravvissuta.”
Avete presente?
Il gioco inizia nel 2036, e due amici stanno giocando a un videogame chiamato Devil Busters.
Dopo aver sconfitto il primo boss, i due vengono contattati da Pazuzu, che fornirà loro il Demon Summoning Program e li avvertirà di un’imminente pericolo: di lì a poco il rifugio n.3, dove i ragazzi vivono, viene attaccato da gruppi di demoni. Dopo essersi salvati, i due si recano a casa della ragazza del protagonista e, dopo un litigio, si separano.
Da qui in poi inizia la storia del messia destinato a salvare il mondo non solo dai demoni, ma da una corporazione malvagia che ha permesso lo scatenarsi della guerra nucleare, sotto l’influenza di esseri come Belphagor, Satana, Yavè, Lucifero e via discorrendo.

I confronti continui con il suo ex-migliore amico, diventato la sua nemesi e la ricerca delle scelte per portare la salvezza all’umanità e non solo a se stesso, saranno gli elementi che costelleranno la storia del nostro protagonista senza nome, che dovrà mettere da parte ogni forma di egoismo e trovare il sentiero verso il finale più positivo possibile.
Già, perché è con MegaTen II che la serie introduce un’altra delle caratteristiche che la rendono famosa ancora oggi: verso la fine del gioco sarà possibile scegliere di seguire Yavè e il suo volere per essere trasformati in divinità e ascendere in paradiso.
Ma solo mantenendo la parola data a Lucifero sarà possibile sconfiggere anche Dio e salvare il resto del mondo.
In MegaTen II l’esplorazione in prima persona è stata parzialmente abbandonata a favore di una visuale più classica per l’esplorazione della mappa del mondo, mentre per i dungeon il gioco mantiene la sua natura originale.
Ancora una volta abbiamo un uomo e una donna alle prese con la salvezza dell’umanità, e ancora una volta ci troviamo di fronte a un titolo dai fortissimi temi, questa volta ancora più “delicati” di quanto non accadesse nel capitolo precedente.

Il protagonista di questo sequel è infatti un vero eroe che si trova suo malgrado con una responsabilità enorme sulle spalle, per compiere il suo destino deve sfidare non solo demoni, ma anche divinità e angeli.
Come accadrà anche nei successivi Shin Megami Tensei poi, ci viene presentato il dilemma della scelta morale. Ma non in maniera lineare e semplice, bensì con i risvolti tipici della serie: meglio assecondare una forza del Bene cieca e incapace di compromessi oppure dare il beneficio del dubbio ai cosiddetti “cattivi”?
Per un titolo del 1990, non si parla assolutamente di tematiche leggere: si tratta di un’era ancora oggi vista come “l’infanzia” del medium, e non lo si prendeva ancora seriamente come si fa oggi.
Ma Namco aveva le idee chiare, e se anche questo gioco non fu un grande successo di vendite e non vide mai una localizzazione al di fuori del Giappone, è servito a gettare le basi del fandom che ancora oggi riconosce questa serie come la migliore e la più “hardcore” per quel che riguarda i JRPG.

Digital Devil Story II, che tra l’altro fu il primo titolo della saga ad avvalersi del character design di Kazuma Kaneko, fu in seguito raccolto e riproposto su Super Nintendo, insieme al suo predecessore, nella compilation Kyūyaku Megami Tensei: Digital Devil Story I – II.
Questa combo di remake vide la luce nel 1995, dopo la pubblicazione di Shin Megami Tensei I, II e If
Un’operazione commeciale quindi non molto lontana dalle pratiche odierne: il franchise era ormai nelle mani di Atlus con il passaggio ai 16 bit e non solo la grafica fu migliorata, ma i due giochi furono “allineati” con i tre titoli disponibili su SNES (anche in termini di nomi e di lore) furono ri-disegnati alcuni dungeon e fu aggiunto il sistema dei Terminal per il teletrasporto presenti anche nei più recenti capitoli della serie.
Che si tratti della versione originale o dei remake su Super Famicom, i primi due capitoli della serie non hanno mai visto una release in lingua occidentale, ma come accade spessissimo nell’era moderna, una community di fan e traduttori amatoriali ha messo appunto delle patch per giocarli con un emulatore finalmente in lingua inglese.

L’antico testamento della serie (come recita anche il sottotitolo della compilation su Super Nintendo) rappresenta solo l’inizio di quella che sarà un punto cardine della produzione nipponica (seppur di nicchia) di giochi di ruolo su console.
Come vedremo nel prossimo episodio, la saga attraverserà quasi tutte le piattaforme di home console dagli anni ’90 ad oggi, generando una serie di seguiti e spin-off impressionante.

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