you're reading...
animazione, sci-fi

Ghost in the Shell 20th Anniversary

A ga maeba, kuwashime yoini keri
A ga maeba, teru tsuki toyomu nari

Yobai ni kami amakudarite
Yoha ake, nuedori naku.

Quando danzi, una splendida dama si ubriaca
Quando danzi, una luna splendente risuona

Un dio scende sulla terra per un matrimonio,
e l’alba si avvicina accompagnata dal canto degli uccelli notturni

  • Antica canzone propiziatoria giapponese

Avevo iniziato a scrivere un post approfondito su Ghost in the Shell in occasione del ventesimo anniversario (a ottobre 2015) di questo film che ha rivoluzionato il mondo dell’animazione e del cinema di fantascienza moderno.
Stavo scrivendo di come nonostante le apparenze il film fosse una celebrazione della vita e dell’evoluzione, a partire dall’opening theme “Making of Cyborg”, che riprende un’antica canzone giapponese usata per propiziare matrimoni per raggiungere la fusione tra Motoko e il programma 2501 nel finale.
E volevo raccontare di come la scena a metà film fosse chiave di lettura dell’intera pellicola, metafora della vita moderna che tende a disumanizzare gli individui.
E di come l’acqua ricopra un ruolo fondamentale per la ricerca di umanità del maggiore Kusanagi, che alla stregua dei replicanti di Blade Runner si pone domande su cosa sia reale e cosa sia simulato, diventando una novella Neo di Matrix, rendendo il film di Mamoru Oshii il trait d’union tra questi due capisaldi del cinema di genere degli ultimi decenni.

GiTS_02

La spudorata Motoko si lancia da un tetto, all’inizio del film.

Ma poi ho pensato che avrei preferito rivivere la mia esperienza con Ghost in the Shell, e di come sia diventato uno dei miei film preferiti in assoluto.
Ricordo come fosse ieri quel pomeriggio del 1996 in cui riuscii ad accaparrarmi una copia della VHS targata Manga Video, in inglese, presso un negozio di fumetti e anime che mi procurava anche materiale di importazione.
Appena rientrato a casa, dopo pranzo, guardai in religioso silenzio la cassetta del film che stava sconvolgendo il mondo degli amanti del genere: fanzine dedicate, articoli su riviste specializzate e tanto altro stava spingendo la mia curiosità all’inverosimile. Dovevo vederlo, anche e soprattutto dopo aver visto centinaia di volte questo trailer durante le partite a Syndicate Wars!
Inutile dire che rimasi a bocca aperta per tutti gli 80 minuti di durata. Un po’ perché ero sbalordito dal livello tecnico del film, che fin da subito stupisce con quella gelida cyborg che si denuda per tuffarsi in caduta libera e sparire nel nulla e lasciare spazio a un tema musicale che definire evocativo è riduttivo. E da lì in poi è un susseguirsi di azione (poca) e dialoghi (tantissimi)

GiTS_01

Sfidare Motoko e Batou non è una buona idea.

Inutile dire anche che rimasi in sospeso con il giudizio: se tecnicamente mi era piaciuto tutto quello che avevo visto e sentito, nonostante capissi già benone l’inglese, seguire per filo e per segno quella storia di fanta-politica futuristica non era stato affatto facile.
Mi ci vollero altre visioni per comprendere i passaggi più complicati, associare i nomi ai volti, capire alcune motivazioni, ma alla fine, quando tutto fu chiaro, compresi perché il fandom di tutto il mondo era impazzito per questo nuovo portabandiera del cyberpunk moderno.
Sebbene infatti si ispirasse alla storia creata da Masamune Shirow per il suo manga del 1991, il film di Oshii è uno dei pochi casi in cui la versione su celluloide funziona meglio dell’originale (proprio come Blade Runner rispetto al romanzo originale di Philip Dick).
Non solo il regista ha tratto dal manga solo le cose indispensabili e lo ha epurato di tutti i fronzoli presenti, ma ha anche trovato il modo di dare una visione più universale a quella storia, cambiandone l’ambientazione (o meglio, ispirandosi a Hong Kong per ricreare la Newport del manga e del film), rendendolo una storia più intimista ed evocativa, con i suoi silenzi, il suo ritmo lento e il suo incedere inesorabile verso la conclusione suggerita con il canto iniziale.

Motoko e 2501

Il “matrimonio” che cambierà per sempre Motoko e 2501.

Ancora oggi, dopo chiacchierate lunghissime con gli amici, discussioni, decine e decine di visioni della VHS, del DVD, del Blu-Ray, ogni volta che guardo questo film scopro cose nuove, noto particolari che non avevo visto tutte le volte precedenti, interpreto segni in modo diverso: mi accade con pochi film, e sono di solito quelli che amo di più.
Come il capolavoro di Ridley Scott (e tutta l’Arte con la A maiuscola) infatti Ghost in the Shell è una storia universale, che sebbene si presti a poche interpretazioni, riesce a suggerire qualcosa di nuovo ogni volta, sussurrando al ghost dello spettatore un indizio, una suggestione, un tema, una domanda sempre nuovi.
E se alla prima visione potrebbe sfuggirvi l’apertura alare degli elicotteri simili ad angeli, o il riflesso di Motoko durante l’interrogatorio dello spazzino vittima del Puppet Master, o ancora la somiglianza del corpo martoriato della protagonista con i relitti galleggianti nel fiume, o la quasi totale mancanza di battiti delle palpebre della protagonista, beh, sono tutti elementi che alla seconda, terza o quarta visione saranno impossibili da ignorare, se starete ascoltando le battute e se avrete colto il sottotesto celato dalla vicenda narrata.
Anche oggi, per mettere giù queste poche righe, ho notato nuovi particolari che rendono ancora più potente e incredibile questa visione.

Albero vita

L’albero della vita devastato da alcuni proiettili durante lo scontro finale.

Ghost in the Shell è un capolavoro che, come Akira prima di lui, ha contribuito a sdoganare i film di animazione giapponese, e se oggi abbiamo proiezioni cinematografiche sempre più frequenti di film non solo del maestro Miyazaki, a me piace credere che sia stato anche merito di questo gioiello.
Detto questo, non posso esimermi dal lasciarvi con alcuni interessantissimi video trovati su Youtube con i quali approfondire l’argomento.

There is No Ghost in the Shell: GITS Movie Analysis


Ghost In The Shell – Film Analysis – Motoko’s Dilemma


Ghost In The Shell: Identity in Space

 

 

GiTS_03

 

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: