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Kalyth vs the Backlog VI

kalyth-vs-the-backlog-viNuovo aggiornamento sui titoli che ho affrontato negli ultimi mesi (più o meno), praticamente tutto in portabilità, tra GBA, 3DS e PSVita, mentre nel frattempo ho anche completato Resident Evil VII di recentissimo (qui la mia videorecensione) e sto affrontando cose davvero recentissime di cui parlerò in qualche sede a breve.

minish-capThe Legend of Zelda: Minish Cap (GBA-WiiU)

Ultimo titolo portatile della serie che dovevo recuperare, Minish Cap mi ha stupito. Dopo i due Oracle di cui ho parlato nei precedenti Kalyth vs the Backlog, Capcom è riuscita a stravolgere le meccaniche base di uno Zelda in 2D per proporre qualcosa di nuovo e inusuale, ma ugualmente (se non più) divertente. Abbandonate le limitazioni dei soli due pulsanti del GameBoy, con un nuovo hardware a disposizione non solo la mamma di Street Fighter è riuscita a produrre un gioco più bello da vedere (da affiancare, graficamente, al Wind Waker pubblicato su GameCube), ma anche a raccontare una storia originale in grado di giustificare alcuni degli elementi fondanti e scontati della serie tramite i Picori, la razza di folletti che abita tutta Hyrule e l’incontro fatidico e imprescindibile con Lazlo, il cappello parlante che darà per sempre il classico look all’Eroe del Tempo.
La trama introdurrà anche la Quadrispada e la main feature che renderà Link un po’ come la signora Pepperpot, in grado di dare seriamente un tocco originale e meno prevedibile al gameplay, con tantissimi segreti da svelare anche solo grazie a queste due innovazioni.
Ma come sempre, è il cuore quello che conta in un capitolo di Legend of Zelda, e Minish Cap, nonostante non sia frutto di Nintendo al 100%, ne ha tantissimo, risultando il preferito da molti appassionati.
Se vi interessa, ho pubblicato un diario fotografico della mia esperienza QUI, mentre giocavo con la cartuccia originale su un REVO K101+, nonostante abbia acquistato anche la versione digitale su WiiU.

Adorabile.

 

megaman-collectionMegaMan Legacy Collection (3DS)
E siamo sempre in compagnia di Capcom e Nintendo con MegaMan Legacy Collection, un’ottima compilation contenente tutti i primi sei capitoli della serie, apparsi originariamente su NES a partire dal 1987. Inutile dire che questi porting siano pressoché perfetti (glitch compresi), nonostante la pubblicazione di questo bundle sia un po’ ridondante con la presenza dei singoli giochi in versione liscia proprio su eShop. Ma non solo si tratta di un pacchetto conveniente, questa recente collezione include anche delle modalità di gioco extra come il Time Attack. E anche nonostante la grandissima somiglianza tra un capitolo e l’altro è innegabile il valore storico del pacchetto, che ci mostra l’evoluzione della serie nonostante il limite imposto dalla tecnologia che la ospitava trent’anni fa e che ha portato poi a MegaMan X su SNES, dopo il sesto gioco.
La storia è sempre la stessa: nei panni del buon robottino blu dovrete opporvi ai vostri simili malvagi creati dal Dottor Wily scegliendo di affrontare i livelli nell’ordine che preferite, acquisendone, dopo averli sconfitti, i poteri speciali da usare contro i loro fratelli. Livelli di difficoltà altalenanti ma sempre impegnativi, una soundtrack composta da brani ormai leggendari e un gameplay classico sono solo parte di ciò che troverete in questa collection che, ahimé, in Europa ha visto una release solo digitale.

Storico.

 

cryptCrypt of the Necrodancer (PC-PSVita)
E niente, ho “dovuto” acquistare questo coraggiosissimo capolavoro indie due volte, per forza.
Recuperato sia su PC che su PSVita in occasione di alcuni sconti, ho davvero adorato Crypt of the Necrodancer, che ha saputo unire due generi apparentemente inconciliabili (il rogue-like e il rhythm-game) in maniera perfetta. Nei panni di Cadence, il giocatore deve esplorare 4 livelli (composti da 3 piani ciascuno) di un dungeon generato casualmente ogni volta, per scoprire che fine ha fatto suo padre e come mai non è morta dopo quella fatidica caduta che le ha fracassato il cranio (c’è anche un po’ di Dark Souls quindi!).
Ogni piano è caratterizzato da un pavimento a quadrati e il suo cuore la obbligherà a spostarsi di quadrato in quadrato a tempo di musica.
Ma non sarà sola in questi labirinti ridotti, e potrà avvalersi di tanti oggetti sia per combattere i mostri che li infestano che per scavare nei muri e aprirsi varchi altrimenti non esistenti. Come in ogni rogue-like, ogni volta che morirete “erediterete” alcuni bonus, abilità e oggetti sbloccati con la run precedente, e potrete usarli per cercare di raggiungere un piano più profondo, superare un boss particolarmente ostico o sbloccare un altro personaggio che avete incontrato in un determinato livello.
Ovviamente la versione PC offre non solo la possibilità di giocare con un monitor più grande dello schermo di PSVita, ma presenta la grandissima feature “Custom Soundtrack”, con la quale potrete importare i vostri mp3 e giocare al ritmo dei vostri generi e brani preferiti. Cosa assolutamente non necessaria, dato che comunque la colonna sonora originale, con le sue versioni e base e tanti remix, è già davvero ottima.
Crypt of the Necrodancer è insomma un gioco che nonostante non si prenda troppo sul serio presenta un livello di sfida altissimo e la possibilità di assuefazione pericolosissima: mi son trovato più volte a dire “Dai, ci riprovo un’altra volta e spengo che sono le 2” per poi andare a dormire alle 4 del mattino.

Fenomenale.

 

feconquestFire Emblem: Fates – Conquest (3DS)
Ero indeciso se parlare di Fire Emblem Fates: Conquest in questa sede o se aspettare di aver completato anche Birthright e Revelation per buttare giù una recensione più completa e onnicomprensiva. Ma siccome non ho idea di quando riuscirò a giocare ai suddetti, comincio a raccontarvi come sia andata la mia avventura nei panni del principe Nohr dell’ultimo titolo della serie Fire Emblem.
Dopo il meraviglioso Fire Emblem Awakening, mantenere alto il livello qualitativo della serie era un compito davvero arduo, ed è incredibile come Intelligent System sia riuscita a farcela, proponendo tre giochi leggermente diversi tra loro per accontentare chiunque si affacciasse alla saga per la prima volta oppure avesse preferito determinati capitoli di questa lunghissima serie.
Ebbene, dopo i primi sei capitoli di gioco, Fates vi metterà davanti a una scelta. Siete il figlio della famiglia Hoshido, ma siete stati cresciuti dai Nohr. Le due famiglie sono da sempre nemiche e spetterà a voi decidere da che parte schierarvi. Affiancando i Nohr (visti come i “cattivi”) giocherete a Conquest, scegliendo gli Hoshido sbloccherete Birthright e scegliendo di NON affiliarvi percorrerete la strada di Revelation. I primi due sono entrambi disponibili in versione fisica, mentre il terzo è solo in digitale. A meno che non abbiate acquistato come il sottoscritto la Limited Edition che include tutti e tre i capitoli in una sola scheda di gioco. Tanto per cambiare, come discusso in questo podcast, ho deciso di schierarmi con il Nohr, per trovarmi un gioco che rispecchia molto da vicino la struttura dei classici capitoli della serie: quindi nessuna possibilità di fare “grinding” in giro per la mappa, cosa che rende molto più complicato far crescere uniformemente tutti i personaggi. Ho deciso di affrontare il gioco con la Permadeath attiva (un nemico viene sconfitto sul campo? potete salutarlo per sempre) e al livello di difficoltà più difficile, smadonnando non poco in più occasioni, ma la soddisfazione che ne consegue a fine battaglia è davvero incredibile.
La storia del gioco non è eccessivamente articolata, e scegliendo il Nohr mi son trovato con una simil-fotocopia della storia di Awakening, soprattutto per quel che riguarda l’ambientazione (fantasy medievale).
E come di consueto, la production value di un Fire Emblem è elevatissima, e il gioco presenta tantissime sfide, per un ammontare di ore altissimo e un’esperienza portatile davvero imprescindibile a meno che non detestiate davvero il genere.

Fantastico.

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