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3DS, fantasy, Fire emblem, KalythvsBacklog, PS Vita, RPG

Kalyth vs the Backlog VII

VSBacklog VIINuova carrellata di giochi smaltiti negli ultimi mesi!
Non sono tutti vecchissimi e davvero da “backlog”, ma si tratta comunque di titoli che andavano a “intasare” la coda e che volevo smaltire prima di dedicarmi a qualcosa di più impegnativo.
Come ho fatto con un certo Deus Ex: Mankind Divided (di cui trovate la video recensione QUI).
Ho anche scritto un paio di pezzi per gli amici di Pixel Flood su Rain World su PC e A Rose in the Twilight (aggiornerò questo post con il link appena sarà disponibile) su PSVita.
Ma andiamo con ordine.

Pokemon SunPokemon Sun (3DS)

Non lo so. Probabilmente sono troppo fuori target per apprezzare i mostrini Nintendo che hanno fatto impazzire il mondo: non ho mai giocato alcun capitolo della serie, mai visto un episodio intero della serie TV, mai nemmeno visto com’è fatta una delle carte del GCC. Eppure, in novembre, all’uscita di questo terzo capitolo per 3DS mi sono lasciato convincere da alcuni amici e dall’hype generale (tra Sun e Moon questo è stato il gioco più prenotato su Amazon di SEMPRE), per concludere il tour della 4 isole di Alola e la Lega Pokemon dopo circa 44 ore di gioco, con un Pokedex completo al 40% circa. E com’è andata? Male, direi.
Nonostante il comparto tecnico decisamente buono, non sono rimasto così affascinato dalla grafica (anche se i miei amici erano tutti un “mai visti i Pokemon così belli!”), ho detestato il feeling pseudo-hawaiano dell’ambientazione e ho davvero mal sopportato i dialoghi e la narrazione in generale.
Io capisco che se si crea qualcosa di appetibile anche a un pubblico giovanissimo è più facile “scalare” verso l’alto, piuttosto che fare il contrario e far giocare a un gioco troppo complesso/serio dei ragazzini, ma anche all’età di sei anni i giochi che affrontavo avevano dialoghi MOLTO al di sopra di quanto si può leggere in Pokemon Sun. E prima che pensiate che sia solo una facciata da “duro e puro”, che gioca solo a Dark Souls e Deus Ex e giochi di ruolo impegnati e maturi, guardate il prossimo gioco in lista.
Poi è vero, molti mi dicono che la storia non è il motivo per cui si gioca un Pokemon, ma c’è tutto l’aspetto competitivo e collezionistico, in grado di far raggiungere il conteggio delle ore di alcuni giocatori oltre la soglia delle 400.
Ma io davvero non credo che potrei rimettermici.
L’ho fatto per “curriculum”, per provare questo fenomeno (dopo il fallimento di Pokemon GO), ma probabilmente essendo già troppo cresciuto quando è nata questa mania, era impensabile che mi prendesse a 35 anni e senza alcun tipo di nostalgia legato a Pikachu e compagnia.
Ma capisco, razionalmente, perché a un giocatore appassionato dovrebbe piacere: il gioco è confezionato sicuramente bene, presenta tantissime cose da fare soprattutto dopo l’end-game e si presta tantissimo alla portabilità, come tutti i suoi predecessori.
Però non fa proprio per me.

Nostalgico.


Kirby Triple Deluxe (3DS)Kirby

Questa è la lista delle prime volte. Oltre a Pokemon, c’era anche un altro franchise Nintendo di cui non avevo mai giocato alcun titolo, sempre per mancanza di un GameBoy da ragazzino. Quella serie era Kirby: la pallina rosa creata dallo studio HAL del compianto Satoru Iwata, ex Presidente di Nintendo of Japan e creatore di Nintendo Wii e NDS, è da sempre stato un personaggio secondario del pantheon di mascotte della grande N, oscurato dalla fama di personaggi del calibro di Mario e Link.
Dopo aver recuperato Kirby Triple Deluxe almeno un anno fa grazie a qualche offerta online, volevo sperimentare ancora un po’ di sano platforming in puro Nintendo-style: Donkey Kong Country Returns ha saputo risvegliare in me l’appetito per questo genere, e mi sono trovato davanti esattamente a ciò che mi aspettavo.
Un platform dalla classica struttura alla Super Mario World, con una mappa dalla quale selezionare i livelli che avremo sbloccato e all’interno dei quali recuperare le Gemme del Sole per accedere agli stage successivi.
Sei mondi composti da altrettanti livelli e 100 gemme da recuperare nei panni morbidi e tenerosi di Kirby costituiscono il succo di questa avventura che sono riuscito a completare in circa 15 ore di gioco totali.
E il bilancio è stato più che positivo: certo, il gioco non è difficilissimo, e se siete un po’ smaliziati potreste riuscire a trovare tutte le Gemme all’interno di un livello al primo tentativo: mangiando i suoi nemici KIrby potrà ottenerne le abilità, e salterà subito all’occhio quale “costume” utilizzare.
Sciogliere cubetti di ghiaccio con le fiammata del mangiafuoco, colpire perni di legno con il martello, centrare bersagli con un arco e via dicendo sono tutte attività piuttosto basilari che vi costringeranno, al massimo, a ritornare sui vostri passi con il potere adeguato, ma non accadrà spessissimo.
Non è un peccato però, perché si tratta di titolo dal target piuttosto basso, nonostante il level design sia davvero brillante in alcune occasioni.
In altre, la facilità di fondo e alcuni momenti obbligati (tutti gli utilizzi dell’Ipernova che permette di inglobare qualsiasi cosa) rendono alcuni livelli meno divertenti e più scontati, se non fosse che alcune delle succitate Gemme (e i tantissimi Portachiavi da collezione) prevedono alcuni stratagemmi o scelte di percorso che allungano un po’ la longevità del gioco.
Che comunque è reailzzato con una grandissima cura e, oltre al 3D SPETTACOLARE, è accompagnato da una colonna sonora divertentissima, varia e ispiratissima.

Delizioso.


Lumo

Lumo (PSVita)
Peccato. Lumo poteva essere un capolavoro: il trend attuale di riproporre in salsa moderna idee del passato ha saputo sfornare veri gioielli negli ultimi anni, e questo gioco poteva essere uno di essi.
Ispirandosi a classici come Solstice ed Equinox, i ragazzi di Triple Eh? hanno creato un ingegnoso platform/puzzle isometrico con le carte in regola per essere un ottimo titolo, se non fosse per i tanti “ma” che incontreremo durante il gameplay.
Tutti i piccoli difetti che lo costellano renderanno a volta l’esperienza di gioco piuttosto frustrante… Proprio come accadeva coi titoli di una volta: ma non per eccessiva difficoltà calibrata male, piuttosto a causa di una rifinitura un po’ approssimativa che ha obbligato il team a patchare il gioco al day-1.
Soprattutto in versione retail per PSVita (quella che ho giocato io) rimangono alcuni bug che si possono superare solo grazie ad alcuni stratagemmi che vi obbligheranno a interpellare internet per essere superati, pena il crash del gioco (come la chiave inglese per attivare i nastri trasportatori nella prima parte del gioco).
Inoltre, sono presenti dettagli fastidiosi che sanno di gioco finito in fretta: le porte tra una stanza e l’altra non si aprono ma il nostro personaggio le supererà passandoci attraverso, alcune manovre “aeree” come rimbalzare sulle paperelle (sì, avete capito bene) sono poco intuitive e i menu sono spogli e fin troppo semplici.
Nei panni di un maghetto molto simile a Vivi di FFIX dovremo attraversare le oltre 400 stanze disposte sui 14 livelli di un dungeon enorme risolvendo enigmi di diverso genere con a nostra disposizione solo un tasto per saltare e un tasto per utilizzare la torcia (non disponibili da sunito).
Potremo spostare oggetti semplicemente urtandoli con la croce direzionale ed esaminare elementi del setting passandoci vicino.
Tutto semplice, tutto facile, se non fosse che la verosimiglianza con i titoli del passato a cui si ispira è replicata fin troppo bene, e la visuale isometrica (non ruotabile) vi farà bestemmiare più volte, soprattutto nelle sezioni di platforming più concitate: avete presente Landstalekr su Mega Drive? Ecco, stessa cosa (purtroppo)!
Sullo schermo della portatile Sony poi, calcolare le distanze e riuscire a saltare con precisione diventa impossibile, rendendo il gioco un trial and error continuo e impedendovi di utilizzare la modalità Classica (vite limitate e niente mappa), obbligandovi alla modalità Avventura, meno frustrante.
Un’occasione mancata, purtroppo, che vi consiglio di giocare su console fissa o su PC piuttosto che su PSVita.

Frustrante.


Fates.jpgFire Emblem : Fates – Birtright (3DS)
Vi ho già parlato, l’ultima volta, di Fire Emblem Fates. In vista della pubblicazione imminente (19 maggio) di Fire Emblem Echoes, ho deciso di portarmi avanti e completare un’altra delle tre campagne di Fates.
Questa volta ho deciso però di cambiare tutto quanto, per vedere anche come il gioco potesse essere personalizzato nel gameplay e sono stato piacevolmente sorpreso.
Nelle 20 e passa ore che mi ci sono volute per completare Birtright, nei panni di Motoko Hoshido ho affrontato la storia togliendo il permadeath e creando un alter ego femminile.
Questo, insieme alla difficoltà più lieve rispetto a Conquest e alla struttura meno rigida mi hanno permesso di godermi la trama senza particolari patemi e vedendo la scritta Game Over solo in un paio di occasioni.
Le differenze più marcate, rispetto all’altra faccia della medaglia/cartuccia sono sicuramente da riscontrarsi nella cattiveria del nemico, meno strategicamente attento e nella possibilità di affrontare sfide occasionali sulla mappa per grindare e livellare i propri eroi all’infitino, anche utilizzando le monete di gioco della console.
In questo modo mi sono ben presto ritrovato con unità davvero potenti in grado di spazzare via il nemico senza difficoltà.
Poi ovviamente avendo disabilitato il permadeath molte volte mi sono trovato a sacrificare pedine per il bene supremo conscio del fatto che comunque le avrei potute riutilizzare nella prossima battaglia.
Insomma, si è rivelata un’esperienza più leggera in generale.
La cosa che mi ha stupito maggiormente però è stata la storia, che è DAVVERO diversa, non solo nei presupposti (sconfiggere l’impero del Nohr e salvare il mondo da quel pazzo di Re Garon) ma anche le mappe condivise dai due giochi sono davvero poche.
E nonostante ci siano alcuni incontri identici (come con il Savio Irideo o Izana) essi avvengono in modo diverso e hanno conseguenze differenti!
Pensavo che mi sarei trovao invece davanti a un gioco quasi del tutto uguale, un po’ come avviene per i vari capitoli di Pokemon, dove tra una versione e l’altra della stessa generazione cambia ben poco.
Ora sono curioso di affrontare Revelation, scegliendo di non schierarmi da nessuna delle due parti e di unificare il regno (spero) insieme ai fratelli di entrambe le due famiglie.

Splendido.

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